Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio.
Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta a vivere meglio.
L’agorafobia non è la paura degli spazi aperti, ma la paura di perdersi in un mondo dove non c’è nessuno a prenderci per mano. (Cit.)
Questa riflessione ci suggerisce che, quando la mente non riesce a delimitare i propri confini interni, lo spazio esterno diventa improvvisamente una minaccia insormontabile
In questa puntata, la numero 127, esploreremo il legame profondo tra Agorafobia, Ansia Generalizzata (DAG) e conflitti di separazione. In pratica, vedremo come. l’impossibilità di interiorizzare una “base sicura”, trasformi la realtà in un territorio ostile.
Quanto sopra riportato viene vissuto, nella nostra mente, con la seguente sequenza emotiva: Il Deserto dell’Anima (Agorafobia); L’Attesa della Catastrofe (Ansia Generalizzata); La Ricerca del Confine (Il Conflitto di Separazione).
1 – L’Agorafobia: Il Deserto dell’Anima
Il naufragar m’è dolce in questo mare… ma solo se so dove si trova la riva. (Parafrasi da G. Leopardi)
Un esempio celebre di come lo spazio possa diventare prigione è la vita della poetessa Emily Dickinson, che (anche per i suoi continui malesseri gastrointestinali e le frequenti emicranie) trascorse gran parte della maturità chiusa nella sua stanza. Sebbene fosse una scelta complessa, molti leggono nel suo ritiro una forma estrema di protezione da un mondo percepito come “troppo” vasto.
Nella visione psicodinamica, l’agorafobia non è il timore della “piazza” quanto, piuttosto, la paura dell’abbandono in uno spazio aperto. Senza una figura di riferimento (reale o interiorizzata), il soggetto si sente nudo e, addirittura, come privo della propria “pelle”. La piazza vuota simbolizza la mancanza di sostegno psichico: “Se mi sento male, chi mi vedrà? Chi mi salverà?”
I meccanismi di difesa principali sono:
Evitamento: La rinuncia a esporsi per non attivare il ricordo traumatico della solitudine infantile.
Spostamento: L’angoscia interna di essere “soli al mondo” viene proiettata su un luogo fisico (la strada, il ponte, il centro commerciale).
2 – L’Ansia Generalizzata (DAG): L’Attesa della Catastrofe
L’ansia è il riflesso di un domani che non riusciamo a immaginare senza dolore. (Cit.)
Se il panico è un’esplosione, l’Ansia Generalizzata è un incendio a bassa intensità che non si spegne mai. Il soggetto vive in uno stato di “iper-vigilanza”, come se un disastro imminente fosse dietro l’angolo.
In ambito psicodinamico, questo stato rappresenta un conflitto di separazione irrisolto. L’individuo, non avendo mai percepito una protezione costante dai propri caregiver, non riesce a “rilassarsi”. Preoccuparsi costantemente per i propri cari o per il futuro è un modo “magico” (ideale e distorto) per mantenere un legame: “Finché mi preoccupo per te, ti tengo mentalmente qui con me.”
I meccanismi chiave sono:
Intellettualizzazione: pensare continuamente a ogni possibile problema per evitare di “sentire” il vuoto emotivo sottostante.
Controllo Onnipotente: La convinzione che prevedere ogni catastrofe possa “magicamente” impedire che accada.
3 – Il Conflitto di Separazione: La Ricerca del Confine
Non si può camminare verso l’orizzonte se si teme che la terra finisca all’improvviso. (Cit.)
Alla base di entrambi i disturbi (Agorafobia e Ansia Generalizzata), troviamo una difficoltà legate a criticità che sono intervenute durante il Processo di Separazione-Individuazione (4-36 mesi) in cui inizia la “differenziazione” dalla figura del caregiver di riferimento, suddivisa in quattro sotto-fasi:
Differenziazione (5-10 mesi): “uscita” dal guscio simbiotico; il bambino esplora il corpo della madre e inizia a distinguere se stesso da lei.
Sperimentazione (10-16 mesi): Grazie alla motricità (camminare), il bambino si allontana fisicamente, provando euforia per la propria onnipotenza.
Riavvicinamento (16-24 mesi): Il bambino capisce di non essere onnipotente e sperimenta angoscia di separazione; alterna momenti di esplorazione a momenti in cui avverte il bisogno di riavvicinamento alla madre (“base sicura”).
Costanza dell’Oggetto (dai 24-36 mesi): Il bambino interiorizza l’immagine materna positiva e stabile, sviluppando un senso di identità separata e la capacità di tollerare la separazione.
L’individuo agorafobico o ansioso spesso ha vissuto con figure di riferimento che hanno scoraggiato l’autonomia, trasmettendo l’idea che il mondo esterno sia pericoloso e che “stare da soli” equivalga a sparire.
In psicoterapia psicodinamica, a tal proposito, si lavora per:
Definire i Confini del Sé: aiutare l’analizzato a capire dove terminano i suoi “confini” psicofisici e dove iniziano quelli dell’altro, aiutandolo a individuare la propria collocazione senza diventare invadente o rischiare di essere invaso.
Interiorizzare la figura di riferimento: trasformare il terapeuta da “accompagnatore necessario” (protesi esterna) a “presenza interna” rassicurante.
In sintesi
Agorafobia e Ansia Generalizzata ci parlano del nostro bisogno di sicurezza. Mentre la prima cerca un limite fisico per non perdersi, la seconda cerca un limite temporale per non essere schiacciata dal futuro. Il lavoro clinico mira a costruire quella “casa interna” che ci permette di viaggiare ovunque, sapendo che non saremo mai davvero soli.
La vera libertà non è non aver paura, ma avere una bussola interna che punta sempre verso il proprio centro. (Cit.)
Con la speranza e l’obiettivo di essere stato utile per conoscere sempre meglio chi incontriamo (soprattutto quando ci guardiamo allo specchio, questa volta, con maggiore benevolenza), vi do appuntamento alla prossima puntata nella quale cercheremo di capire in che modo, gli stili di attaccamento (sicuro, evitante, ansioso) influenzeranno la scelta del partner, da adulti
Questo video riassume, semplificandoli, i contenuti finora espressi
Buona “degustazione”

Direttore Responsabile “La Strad@” – Medico Psicoterapeuta – Vicedirettore e Docente di Psicologia Fisiologica, PNEI & Epigenetica c/o la Scuola di Formazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico SFPID (Roma/ Bologna) – Presidente NEVERLANDSCARL e NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS (a favore di un invecchiamento attivo e a sostegno dei caregiver per la Resilienza nel Dolore Sociale) – Responsabile Progetto SOS Alzheimer realizzato da NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS – Responsabile area psicosociale dell’Ambulatorio Popolare (a sostegno dei meno abbienti) nel Centro Storico di Cosenza – Componente “Rete Centro Storico” Cosenza – Giornalista Pubblicista – CTU Tribunale di Cosenza.
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