Pensieri, emozioni, stati d’animo di adolescenti (gli alunni dell’IIS “Lucrezia della Valle” di Cosenza) dedicati ai propri nonni, “testimoni del passato, garanzia del presente ed eredi del futuro”
Caro nonno, oggi sono qui, su una zattera vicino ad un fiume: ti sto pensando e ti sto immaginando qui. Sicuramente lassù starai meglio…qui soffrivi, non ci riconoscevi. Invece, ora, forse mi riconoscerai!
Ti stavo pensando perchè qui, dove sono ora, c’è una vera e propria pace: alberi verdi in fiore, gli uccellini con il loro canto, quello che tu accompagnavi sempre con la tua chitarra. Ora quel suono delicato provo ad immaginarlo e,forse, lo sento.
IO: Ehi nonno, dove sei? Dai, sbrigati che andiamo nel nostro posto!
NONNO: Sì amore, ci sono, andiamo! Be… Beatrice… dove sono i cestini per la frutta?
IO: Nonno… non sono Beatrice!
NONNO: Oh… perdonami, chi sei?
IO: Benedetta…
NONNO: Ah, già…perdonami tesoro, la memoria fa brutti scherzi, sai?
IO: Tranquillo, nonno, tranquillo… Andiamo?
NONNO: Sì, un attimino: vado in bagno e andiamo; tu, intanto; sistema le cose da portare al fiume.
IO: Va bene, ti aspetto qui.
IO: Nonno, ci sei? Sono 15 minuti che sei dentro… non ti avrà fatto male il dolce che ti ho preparato?
NONNO: ….
IO: Nonno, nonno! Posso entrare? Ti serve una mano?
IO: (dentro di me) “Entro? Che foccio?” Pensa, Benedetta, pensa!
IO: Nonno! Oddio… nonno mi senti? Aiutoooo! Nonno, mi senti? Parlami, nonno… ti prego!
IO : Aiuto! Il cellulare, dov’è il mio cellulare? 118? Sì, dovete fare in fretta… mio nonno è a terra, penso abbia preso un brutto colpo mentre era in bagno, fate presto!
MEDICO: Com’e’ avvenuto? Com’è caduto il signore?
IO: Non lo so, non ne ho la più pallida idea” Lo stavo aspettondo in salone per andare nel nostro posto del cuore, però ho iniziato a preoccuparmi quando, dopo 15 minuti, ancora non era tornato; così sono andata in corridoio, ho provato a chiamarlo, ma nulla, nessuna risposta.
MEDICO: Va bene signorina, ci pensiamo noi, ci segua in pronto soccorso.
IO: Ho ancora il ricordo vivido del suono dell’ambulanza, ricordo le mie urla così forti quando ti ho visto schiantato a terra. E basta. Del resto non ricordo nulla.
E’ stato terribile vederti a terra e non poter fare niente; vorrei ricordare come sono andate le cose dopo, quando sei andato via. Mio marito, perché sai, sono sposata da poco, essendo chitarrista, “prova” a suonare, dico “prova” perché non sarà mai ai tuoi livelli: quella bellissima melodia, quella che suonavi tu!
Ora sono qui, nel nostro posto, senza di te, ma con l’amore della mia vita, una chitarra, la torta tua preferita, la stessa di 10 anni fa, e un piccolo fagiolino nella mia pancia!
Benedetta (17 anni)
A cura di Maria Felicita Blasi


