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 Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio.

Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta senz’altro a vivere meglio.

L’angoscia è la disposizione fondamentale che ci pone di fronte al nulla. (Martin Heidegger)

In questa puntata, la numero 124, proseguiamo il nostro viaggio nel “castello della paura”, esplorando tre condizioni che spesso si intrecciano: la fobia sociale, l’ansia generalizzata e l’esplosione improvvisa del panico. La sequenza mentale che avviene dentro di noi, è come se seguisse questa scaletta: L’Angoscia dello Sguardo; L’Attesa del Disastro; Il Crollo del Contenitore

1 – La Fobia Sociale: L’Angoscia dello Sguardo

L’inferno sono gli altri. (Jean-Paul Sartre)

Abbiamo già visto, nella puntata specifica che uno dei più grandi geni della musica, Fryderyk Chopin, soffriva di una forma severa di ansia sociale. Nonostante il suo immenso talento, il timore del pubblico lo terrorizzava a tal punto che, in tutta la sua vita, tenne poco più di trenta concerti pubblici, preferendo i salotti ristretti dove si sentiva meno “esposto” allo sguardo giudicante della folla.

Nella visione psicodinamica, la fobia sociale non è semplice timidezza. È il timore che lo sguardo dell’altro possa penetrare la nostra maschera e rivelare un Sé che, noi, percepiamo come inadeguato, “sporco” o “difettoso”.

Il conflitto nasce spesso da un Super-Io (la nostra istanza morale e critica) estremamente severo, che viene proiettato all’esterno. L’altro non è più una persona, ma uno specchio giudicante.

I meccanismi di difesa principali che, inconsciamente, vengono utilizzati (senza successo) in questa dinamica, sono:

Proiezione : Il soggetto attribuisce agli altri il proprio giudizio critico verso sé stesso. Immaginando un dialogo con noi stessi, il tenore sarebbe: “Loro pensano che io sia stupido”. Al netto di questa sorta di pregiudizio, la frase diventerebbe: “In realtà, io mi sento uno stupido”.

Scissione:: si divide il mondo in “osservatori perfetti” e un “Sé fallimentare”, perdendo di vista le vaste sfumature della complessità umana.

2 – Il Disturbo d’Ansia Generalizzata (DAG): L’Attesa del Disastro

La mia vita è stata piena di terribili sventure, la maggior parte delle quali non è mai accaduta.” (Michel de Montaigne)

Come abbiamo visto nella puntata appositamente dedicata un esempio storico di questo “assetto” ansioso lo ritroviamo nel celebre evoluzionista Charles Darwin.

Sebbene la Storia lo ricordi per la sua audacia scientifica, Darwin visse gran parte della sua vita tormentato da preoccupazioni croniche e sintomi psicosomatici invalidanti. La sua ansia riguardava tutto: dalla salute dei figli alla reazione del mondo alle sue teorie, portandolo a uno stato di ipervigilanza che condizionò profondamente il suo stile di vita e il suo lavoro.

Il DAG è un’allerta costante, una “preoccupazione fluttuante” che non trova un oggetto specifico (a differenza della fobia).

In psicodinamica, questo stato riflette un conflitto interno non risolto che preme per uscire.

L’ansia generalizzata è spesso una difesa contro impulsi inconsci (rabbia, desideri) che l’Io teme di non saper gestire. Preoccuparsi per i soldi, per la salute o per i figli diventa un modo per non pensare al vero conflitto interno che genera angoscia e che, come sempre, è del tutto personale e non standardizzato.

I meccanismi di difesa che, principalmente e inconsciamente, vengono utilizzati (senza successo) in questa dinamica, sono tanti ma, principalmente:

Intellettualizzazione: : Il soggetto cerca di controllare l’ansia analizzando ossessivamente ogni possibile scenario futuro, pensieri astratti e ragionamenti incessanti; in pratica, si “pensa” all’ansia invece di “sentirla”, cercando di controllare il pericolo attraverso l’analisi mentale trasformando l’emozione in un calcolo probabilistico (fallimentare) del rischio.

Spostamento: L’ansia generata da conflitti interni profondi o impulsi inaccettabili viene spostata su oggetti o situazioni della vita quotidiana (come la salute dei familiari o problemi lavorativi minori), rendendola apparentemente più comprensibile e “gestibile”.

3 – Il Disturbo di Panico: Il Crollo del Contenitore

Il panico è un’improvvisa diserzione della ragione (Cit.)

Se la Fobia Sociale è una specie di “segnavia” e il DAG è un’allerta continua, il Panico è il crollo delle difese. È un’esperienza di annientamento in cui la mente non riesce più a “pensare” l’emozione e il corpo prende il sopravvento.

Come abbiamo visto nella puntata dedicata a questo argomento, molti storici (e clinici) rivedono i tratti del panico e dell’agorafobia nelle descrizioni dei malesseri del pittore norvegese Edvard Munch, soprattutto nel suo celebre dipinto “L’Urlo” che non è solo un’opera d’arte, ma la trascrizione visiva di un attacco di panico: una vibrazione della natura che diventa insopportabile, un senso di catastrofe imminente che isola il soggetto dal resto del mondo, lasciandolo solo con il proprio terrore viscerale.

Da un punto di vista psicodinamico, l’attacco di panico esplode spesso quando una “base sicura” viene minacciata o quando un desiderio di indipendenza entra in collisione violenta con una paura di abbandono.

I meccanismi di difesa che, principalmente e inconsciamente, vengono utilizzati (senza successo) in questa dinamica, sono tanti ma, principalmente:

  • Rimozione (o Repressione): Tenere fuori dalla consapevolezza pensieri o ricordi dolorosi. Se il contenuto rimosso preme per emergere, si genera un’ansia acuta.
  • Proiezione: Attribuire agli altri o all’esterno i propri sentimenti inaccettabili, portando a percepire il mondo come pericoloso.
  • Formazione Reattiva: Trasformare un impulso inaccettabile nel suo opposto (es. gentilezza estrema per nascondere l’aggressività), creando tensione interna
  • Somatizzazione: Il conflitto psichico, troppo doloroso per essere elaborato, esplode nel corpo (tachicardia, fame d’aria).
  • Annullamento: Il panico blocca ogni azione, “annullando” simbolicamente il desiderio o la situazione vissuta come pericolosa.

In sintesi

Mentre la neurobiologia ci parla di squilibri neurotrasmettitoriali, la psicodinamica ci ricorda che dietro ogni sintomo c’è una storia. La fobia sociale ci parla del nostro bisogno di essere accettati; l’ansia generalizzata della nostra difficoltà a vivere l’incertezza; il panico del nostro timore di andare in pezzi.

Non si guarisce dal dolore se non lo si attraversa fino in fondo. (Marcel Proust)

Con la speranza e l’obiettivo di essere stato utile per conoscere sempre meglio chi incontriamo (soprattutto quando ci guardiamo allo specchio, questa volta, con maggiore benevolenza), vi do appuntamento alla prossima puntata nella quale ci confronteremo con la visione psicodinamica di Mutismo Selettivo, Ipocondria e Disturbo da Sintomi Somatici

Questo video riassume, semplificandoli, i contenuti finora espressi

Buona “degustazione”

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