Pubblicato su Lo SciacquaLingua
Il verbo migliorare, appartenente alla prima coniugazione, condivide la stessa radice dell’aggettivo migliore. Questa relazione non è solo etimologica ma anche… logica: come non è corretto dire più migliore, allo stesso modo risulta scorretto dire migliora sempre più quando si vuole semplicemente indicare che qualcosa va meglio.
L’aggettivo migliore è già un comparativo di maggioranza e non tollera ulteriori intensificazioni comparative. Il sintagma verbale migliorare (da migliore) significa per tanto “diventare migliore”, quindi contiene già in sé l’idea di un progresso, di un passaggio a uno stato superiore. Aggiungere sempre più equivale a introdurre un secondo comparativo, creando un effetto ridondante e privo di logica. In pratica, migliora sempre più corrisponde concettualmente a diventa sempre più migliore, una costruzione che, se resa esplicita, mostra immediatamente la sua incoerenza oltre che l’agrammaticalità.
L’uso di sempre più accostato a migliorare è dunque uno strafalcione: un’aggiunta pleonastica che non rafforza il significato, ma lo appesantisce e lo distorce. La lingua italiana offre alternative corrette e limpide per esprimere un miglioramento progressivo senza violare la logica del comparativo. Si leggono spesso nelle cronache giornalistiche frasi tipo “ le condizioni del giovane, ricoverato in ospedale, migliorano sempre più”. Correttamente si deve dire che “le condizioni del giovane continuano a migliorare”, oppure che “le condizioni del giovane sono in continuo miglioramento”. In tutte queste forme, l’idea di crescita o continuità è espressa con precisione, senza duplicazioni concettuali.
Molte espressioni entrano nell’uso comune per imitazione, e “migliorare sempre più” è una di queste: suona enfatica, ma è solo un accumulo improprio, per non dire errato, di elementi che dicono la stessa cosa. Curare la lingua significa evitare i doppioni, rispettare la logica interna delle parole e scegliere forme coerenti e pulite.
A cura di Fausto Raso

Giornalista pubblicista, laureato in “Scienze della comunicazione” e specializzato in “Editoria e giornalismo” L’argomento della tesi è stato: “Problemi e dubbi grammaticali in testi del giornalismo multimediale contemporaneo”). Titolare della rubrica di lingua del “Giornale d’Italia” dal 1990 al 2002. Collabora con varie testate tra cui il periodico romano “Città mese” di cui è anche garante del lettore. Ha scritto, con Carlo Picozza, giornalista di “Repubblica”, il libro “Errori e Orrori. Per non essere piantati in Nasso dall’italiano”, con la presentazione di Lorenzo Del Boca, già presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, con la prefazione di Curzio Maltese, editorialista di “Repubblica” e con le illustrazioni di Massimo Bucchi, vignettista di “Repubblica”. Editore Gangemi – Roma.

