Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio.
Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta senz’altro a vivere meglio.
Il dolore è una cosa vera, ma la sofferenza è una storia che raccontiamo a noi stessi. (Libera rielaborazione da Stephen Levine)
In questa riflessione troviamo il nucleo del Disturbo da Sintomi Somatici (DSS): non una malattia “immaginaria”, ma un dolore reale che non trova un alfabeto psichico per essere narrato. Se nella puntata precedente, dedicata all’Ipocondria, abbiamo visto il corpo come un “nemico da sorvegliare” per il timore di ciò che potrebbe accadere, nel DSS ci troviamo di fronte a un corpo che già “brucia”, che soffre realmente, ma la cui sofferenza è amplificata da un’eco mentale incessante.
In questa puntata, la numero 122, approfondiremo il Disturbo da Sintomi Somatici, cercando di capire cosa succede quando la sofferenza fisica diventa il centro gravitazionale attorno a cui ruota l’intera esistenza di una persona.
Esprimere il dolore a parole è difficile, ma lasciarlo parlare attraverso il corpo è una condanna. (Anonimo)
Un esempio clinico e letterario
Pensiamo alla figura di Virginia Woolf. La celebre scrittrice soffriva di emicranie devastanti e sintomi gastrointestinali che spesso la costringevano a letto per settimane. Sebbene la sua sofferenza fosse tangibile e fisica, essa era inestricabilmente legata alla sua fragilità psichica.
Nelle sue lettere, il sintomo fisico non è solo un fastidio: è un occupante abusivo che paralizza la sua capacità di stare nel mondo, un “linguaggio somatico” che esplodeva quando le parole non riuscivano più a contenere il suo tumulto interiore.
Nel DSS, il soggetto non “teme” di avere una malattia (come l’ipocondriaco); la persona ha un sintomo (spesso un dolore cronico o una stanchezza profonda) e la sua mente vi si aggrappa con un’intensità tale da trasformare il malessere fisico in un’identità esistenziale.
Definizione Clinica
Il Disturbo da Sintomi Somatici, prima di essere inserito nel DSM-5 come quadro a sé stante, faceva parte dei Disturbi Somatoformi nel DSM-IV-TR. Questa categoria includeva diverse diagnosi, tra cui principalmente il disturbo di somatizzazione, l’ipocondria, disturbo da conversione, etc.
Tale disturbo, si focalizza non tanto sull’origine del sintomo (che può anche essere un’autentica patologia medica), quanto sulla risposta psicologica ad esso.
Secondo i criteri del DSM-5, il quadro è definito da:
- Sintomi somatici multipli o singoli (spesso dolore) che causano disagio o compromissione della vita quotidiana.
- Pensieri sproporzionati e persistenti sulla gravità dei propri sintomi.
- Livello di ansia elevato per la propria salute fisica.
- Tempo ed energie consistenti dedicati ai sintomi o alle preoccupazioni per la salute.
- Persistenza: Lo stato sintomatico deve durare generalmente da più di 6 mesi.
La fenomenologia della sofferenza
A differenza dell’ipocondriaco che scansiona il corpo alla ricerca di un segnale, chi soffre di DSS è già “ostaggio” della sensazione:
- Fissazione sul sintomo: La persona non riesce a distogliere l’attenzione dal dolore, rendendolo, di fatto, ancora più acuto.
- Disabilità funzionale: Il sintomo diventa la ragione per non lavorare, non uscire, non vivere relazioni, creando un deserto sociale attorno al paziente.
- La ricerca di una “causa ultima”: Una peregrinazione infinita tra specialisti alla ricerca di una spiegazione organica che, anche se trovata, non placa mai l’angoscia.
Eziologia e Patogenesi: Il Cortocircuito Psicosomatico
Come per l’ipocondria, anche qui assistiamo a un’alterazione della percezione, ma con sfumature diverse:
- Sensibilizzazione Centrale: Il sistema nervoso del paziente è come una chitarra con le corde troppo tese; ogni tocco (stimolo) produce una vibrazione (dolore) sproporzionata.
- L’Incapacità di Mentalizzare: In ottica psicodinamica, il sintomo somatico compare dove la parola fallisce. Il corpo si fa carico di un conflitto (un lutto non elaborato, un trauma, un senso di colpa, un fallimento esistenziale) che la mente non è riuscita a “metabolizzare”. Il dolore fisico diventa, paradossalmente, più tollerabile del dolore psichico originario.
Conclusione
In sintesi, il Disturbo da Sintomi Somatici ci insegna che non esiste una separazione netta tra mente e corpo. Chi ne soffre non è un “simulatore” ma una persona il cui corpo ha preso la parola per urlare un disagio che non trova altra via d’uscita.
In seguito, vedremo come la psicoterapia ad indirizzo dinamico possa fungere da “traduttore”, aiutando il paziente a trasformare il sintomo fisico in parola, restituendo al corpo la sua funzione di dimora e non di prigione.
Concludiamo con una riflessione di grande profondità:
Il corpo non è mai sordo ai richiami dell’anima, ma a volte la mente dimentica come ascoltare. (James Hillman)
Con la speranza e l’obiettivo di essere stato utile per conoscere sempre meglio chi incontriamo (soprattutto quando ci osserviamo allo specchio), in questo caso anche per avere una nuova lente capace di guardare oltre la superficie del sintomo, vi do appuntamento alla prossima puntata nella quale andremo ad analizzare la visione psicodinamica rispetto a Fobie specifiche, Agorafobia, Fobia Sociale, Disturbo d’Ansia Generalizzata, Disturbo di Panico, Mutismo selettivo, Ipocondria e Disturbo da Sintomi Somatici
Questo video riassume, semplificandoli, i contenuti finora espressi
Buona “degustazione”

Direttore Responsabile “La Strad@” – Medico Psicoterapeuta – Vicedirettore e Docente di Psicologia Fisiologica, PNEI & Epigenetica c/o la Scuola di Formazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico SFPID (Roma/ Bologna) – Presidente NEVERLANDSCARL e NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS (a favore di un invecchiamento attivo e a sostegno dei caregiver per la Resilienza nel Dolore Sociale) – Responsabile Progetto SOS Alzheimer realizzato da NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS – Responsabile area psicosociale dell’Ambulatorio Popolare (a sostegno dei meno abbienti) nel Centro Storico di Cosenza – Componente “Rete Centro Storico” Cosenza – Giornalista Pubblicista – CTU Tribunale di Cosenza.
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