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 Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio.

Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta senz’altro a vivere meglio.

Il malato immaginario è spesso colui che sente troppo, non colui che non sente nulla. (Libera rielaborazione da Molière)

In questa massima ritroviamo il paradosso di chi vive l’ipocondria: non un’assenza di realtà, ma un’iper-presenza del corpo. Se nel Mutismo Selettivo abbiamo esplorato il “congelamento” della parola, nell’ipocondria ci troviamo di fronte a un fenomeno speculare: un “rumore” interno assordante, dove ogni minimo segnale somatico viene interpretato come il rintocco di un’imminente catastrofe.

In questa puntata, la numero 121, analizzeremo come la paura di ammalarsi e la cura di sé possa trasformarsi in un’ossessione paralizzante, esplorando cosa accade quando la mente diventa un giudice severo che processa incessantemente il proprio corpo.

C’è una dignità nel dolore, ma c’è una prigionia nel sospetto della malattia. (Anonimo)

Questo sospetto costante è il cuore dell’ipocondria, oggi definita più correttamente Disturbo da Ansia di Malattia (inserito, nel DSM 5, all’interno del quadro dei Disturbi da sintomi somatici e disturbi correlati) .

Non è una ricerca di attenzioni, né una simulazione. È, a tutti gli effetti, un’angoscia esistenziale che si esprime attraverso il monitoraggio ossessivo del proprio “funzionamento biologico!”.

Un esempio clinico e storico

La letteratura e la storia sono piene di “grandi ipocondriaci”. Pensiamo a Marcel Proust, che viveva in una stanza foderata di sughero, ossessionato dai rumori, dagli odori e dai minimi mutamenti del suo stato fisico.

Prendendo spunto dalla sua monumentale opera “Alla ricerca dl tempo perduto”, possiamo affermare che, questa sua “Ricerca”, non è solo un viaggio nel tempo ma un minuzioso catalogo di sensazioni corporee elevate a sistema filosofico.

In Proust, la fragilità fisica diventava lo schermo su cui proiettare la paura della perdita e della morte, trasformando il sintomo in uno strumento di controllo sul mondo circostante e sugli affetti.

Definizione Clinica

Il Disturbo da Ansia di Malattia è caratterizzato dalla preoccupazione persistente di avere o contrarre una grave malattia, basata sull’erronea interpretazione di sintomi fisici normali o lievi.

Secondo il DSM-5, i criteri cardine includono:

  • Preoccupazione per la salute che persiste per almeno 6 mesi.
  • Assenza (o minima entità) di sintomi somatici reali (l’ansia che si prova, deriva dal significato attribuito alla sensazione, non dalla sensazione stessa);
  • Elevato livello di allarme per la salute e facile suggestionabilità;
  • Comportamenti apprensivi eccessivi correlati alla salute (controlli ripetuti, ricerca di rassicurazioni) o evitamento (fuga da medici e ospedali).

Sintomi Correlati (L’iper-vigilanza)

L’ipocondriaco non guarda il corpo: lo “scansiona”:

  • Checking somatico: Palpazione continua di linfonodi, controllo dei nei, monitoraggio della frequenza cardiaca.
  • Doctor Shopping: La ricerca compulsiva di pareri medici, seguita da una rapida svalutazione del clinico se l’esito è negativo (“Non ha approfondito abbastanza”).
  • Cybercondria: L’uso ansioso del web per diagnosticarsi patologie rare partendo da sintomi aspecifici.

Diagnosi Differenziale

È essenziale distinguere l’ipocondria da:

  • Disturbo da Sintomi Somatici (DSS): Qui il dolore o il sintomo è presente e invalidante; nell’ipocondria il focus è sulla paura della diagnosi futura.
  • Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC): Sebbene simili per via dei rituali di controllo, nell’ipocondria il tema è esclusivamente la salute fisica e la minaccia alla sopravvivenza.

Eziologia e Patogenesi: Il Cortocircuito del Segnale

Dal punto di vista neurobiologico e psicodinamico, l’ipocondria riflette un’alterazione dei sistemi di elaborazione del pericolo.

  • Amplificazione Somatosensoriale: Il cervello dell’ipocondriaco ha un “volume” troppo alto; stimoli fisiologici normali (un borborigmo intestinale, una lieve tachicardia) vengono percepiti come segnali acuti di pericolo.
  • L’Asse dello Stress e Feedback Loop: L’ansia per la malattia genera stress, che a sua volta produce sintomi fisici reali (tensione muscolare, sudorazione), i quali vengono interpretati come prova della malattia temuta, alimentando un circolo vizioso infinito.

Visione Psicodinamica

Spesso il corpo diventa il palcoscenico di un conflitto irrisolto. L’attenzione ossessiva al fisico può essere una difesa contro angosce di separazione o sensi di colpa inconsci; spostare il problema dalla “mente” al “corpo” diventa un tentativo (disfunzionale) di rendere gestibile un dolore psichico altrimenti intollerabile.

In conclusione, chi soffre di ipocondria non è un “malato immaginario” ma, semmai,  un individuo che vive in uno stato di allerta perenne, dove il corpo è un nemico da sorvegliare anziché una dimora in cui abitare.

Nelle prossime puntate esploreremo come la psicoterapia ad indirizzo dinamico possa aiutare a trasformare questa “vigilanza armata” in un ascolto consapevole, permettendo alla persona di deporre le armi e tornare a fidarsi della propria biologia.

Concludiamo con una riflessione che ci riporta al valore del presente:

La salute è nel silenzio degli organi. (Paul Valéry)

Nell’ipocondria, questo silenzio è rotto dal grido dell’anima.

Con la speranza e l’obiettivo di essere stato utile per conoscere sempre meglio chi incontriamo (soprattutto quando ci osserviamo allo specchio), in questo caso anche per avere una nuova lente capace di guardare oltre la superficie del sintomo, vi do appuntamento alla prossima puntata nella quale andremo ad analizzare Il disturbo da sintomi somatici (o somatoforme)

Questo video riassume, semplificandoli, i contenuti finora espressi

Buona “degustazione”

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