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 Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio.

Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta senz’altro a vivere meglio.

“Le parole che non dici sono le sole che contano davvero.” (Edith Wharton)

In questa riflessione, la scrittrice statunitense Edith Wharton ci introduce in una realtà dove il silenzio non è una scelta ma una barriera insormontabile. Se negli articoli precedenti abbiamo esplorato l’ansia come una “sentinella senza riposo” o come un “fulmine a ciel sereno”, nel Mutismo Selettivo ci troviamo di fronte a un fenomeno altrettanto potente: una sorta di “congelamento” sociale che trasforma la parola in un atto impossibile, nonostante la capacità fisica di parlare sia perfettamente integra.

Sono Giorgio Marchese, Medico Psicoterapeuta Vicedirettore della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico SFPID di Roma. Bentornati su “Mente & Dintorni”, il nostro viaggio tra le pieghe della psiche per capire come siamo fatti, cosa ci crea problemi e individuare la strada per venirne fuori, in un modo o nell’altro.

In questa puntata, la numero 120, analizzeremo come il silenzio possa diventare una corazza protettiva e, allo stesso tempo, una prigione per molti bambini (ma, talvolta, anche per gli adulti), esplorando cosa accade quando la voce si spegne proprio dove la comunicazione sarebbe più necessaria: Il Mutismo Selettivo.

C’è un tipo di silenzio che urla più forte di qualsiasi parola. (Anonimo)

Questo “urlo silenzioso” è il cuore del Mutismo Selettivo. Non è un atto di ribellione, né un capriccio o un segno di testardaggine. È, a tutti gli effetti, un blocco indotto da un’ansia sociale paralizzante.

Un esempio clinico e storico

Possiamo ritrovare tracce di questa condizione nella letteratura clinica fin dall’Ottocento, quando veniva chiamato “afasia volontaria”. Tuttavia, il termine era fuorviante: di volontario non c’è nulla. Pensiamo alla figura dello scrittore Hans Christian Andersen, che sebbene non avesse una diagnosi “moderna”, manifestava forme di ansia sociale estrema e timidezza invalidante che, spesso, lo portavano al ritiro comunicativo in contesti pubblici, preferendo la scrittura come unico canale di espressione vitale.

Le sue fiabe, infatti, sono tristi perché riflettono la sua vita tormentata e la dura realtà, (mescolando malinconia e speranza) e, spesso, i personaggi raggiungono la felicità solo attraverso la sofferenza o la morte, a differenza delle fiabe tradizionali con lieto fine. Lui “parla” di solitudine, incomprensione e delusione, trasformando oggetti e animali in metafore della condizione umana e criticando la Società come, per esempio, nei racconti de “La Piccola Fiammiferaia” o “La Sirenetta”.

Definizione Clinica

Il Mutismo Selettivo (MS) è un disturbo dell’infanzia e dell’adolescenza caratterizzato dalla costante incapacità di parlare in contesti sociali specifici (tipicamente a scuola), nonostante il soggetto sia perfettamente in grado di parlare in altri contesti (solitamente a casa).
Secondo il DSM-5, perché si possa parlare di MS, il disturbo deve:

  • Durare da almeno un mese (non limitato al primo mese di scuola).
  • Interferire con i risultati scolastici o con la comunicazione sociale.
  • Non essere attribuibile a una mancanza di conoscenza della lingua o a disturbi della comunicazione (come la balbuzie).

Sintomi Correlati (Oltre il silenzio)

Non è solo assenza di parola; il corpo parla attraverso altri canali:

  • Espressione Mimica: Volto inespressivo o “congelato” (facy mask) quando si è osservati.
  • Postura: Rigidità muscolare, tendenza a distogliere lo sguardo o a nascondersi dietro le figure di riferimento.
  • Comunicazione non verbale: Uso eccessivo di gesti, cenni del capo o scrittura per evitare l’emissione sonora.

Diagnosi Differenziale

È cruciale distinguere il MS da:

  • Disturbo dello Spettro Autistico (SAD): Nel MS il desiderio di interazione sociale è spesso presente ma viene bloccato dall’ansia; nell’Autismo la compromissione sociale è più pervasiva e non circoscritta al linguaggio.
  • Disturbo d’Ansia Sociale: Molti autori considerano il MS come una forma estrema di ansia sociale, ma nel MS il sintomo cardine è specificamente l’estinzione della parola.

Eziologia e Patogenesi (Il Blocco dei Circuiti della Risposta)

Dal punto di vista neurobiologico, il Mutismo Selettivo condivide con il DAG e le Fobie una forte reattività dei circuiti della paura.

  • Iperattività dell’Amigdala: Anche qui l’amigdala è la “protagonista”; di fronte a un contesto sociale percepito come minaccioso, essa invia un segnale di allarme che innesca la risposta di freezing (congelamento); in quel momento, l’area di Broca (deputata alla produzione del linguaggio) viene letteralmente “inibita” dal sistema limbico.
  • L’Asse dello Stress: Il rilascio di cortisolo in contesti pubblici crea uno stato di iper-arousal (stato di eccitazione psicologica eccessiva, caratterizzato da vigilanza costante, ansia, insonnia e irritabilità) che rende il soggetto incapace di accedere alle proprie risorse cognitive e linguistiche.
  • Fattori Genetici e riflessi sulla personalità: Spesso si riscontra un quadro di personalità caratterizzato da “inibizione comportamentale”, come predisposizione ereditaria a reagire con timore agli stimoli nuovi. Il tutto, come abbiamo visto altre volte, deve essere attivato da condizioni specifiche, mediante l’azione dell’epigenetica.

In sintesi, il soggetto con mutismo selettivo non è che “non voglia” parlare, è solo che “non può” parlare: la sua gola è chiusa da una serratura di cui l’ansia detiene la chiave.

Nelle prossime puntate osserveremo come la visione psicodinamica veda il mutismo selettivo come l’espressione di un conflitto intrapsichico profondo o di un blocco nello sviluppo emotivo, spesso legato all’ansia di separazione/individuazione

Concludiamo con un pensiero che ci invita alla pazienza e all’ascolto profondo:

Il silenzio è un dono universale che pochi sanno apprezzare. Forse perché non può essere comprato. (Charlie Chaplin)

Con la speranza e l’obiettivo di essere stato utile per conoscere sempre meglio chi incontriamo (soprattutto quando ci guardiamo allo specchio), in questo caso anche per guardare “oltre” il silenzio di chi abbiamo accanto vi do appuntamento alla prossima puntata nella quale parleremo di ipocondria.

Questo video riassume, semplificandoli, i contenuti finora espressi

Buona “degustazione”

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