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Dopo la II guerra mondiale,con l’entrata in commercio dei primi farmaci contro la tubercolosi,l’incidenza della malattia venne ridotta del 75% !!!

 Questo successo non si verificò nei paesi poveri dove malnutrizione,sovraffollamento,scarsa assistenza sanitaria e farmaceutica lo hanno impedito.

Dal 2020 incomincia a verificarsi un aumento dei casi,anche nei paesi a maggior reddito.

La causa non è stata attribuita solo alla pandemia del COV-19, che ha assorbito ingenti risorse  dedicate all’eradicazione della polio,della tubercolosi , ma anche all’aumento della povertà,

ai conflitti armati,alle migrazioni e ai disastri climatici legati al riscaldamento globale.

Dati recenti sulla tubercolosi nel mondo pubblicati dall’OMS

2 miliardi di infetti

10 milioni con malattia attiva

1,5 milioni di morti all’anno ( 4000 al giorno )

1000 persone al giorno portatori di hiv/aids muoiono per tubercolosi.

La tubercolosi,da sola,causa il 2,5% di tutti i decessi nel mondo.

Un chiarimento tra infezione e malattia

La stragrande maggioranza dei soggetti che inalano nei propri polmoni il bacillo della tubercolosi ( il 75 % circa ),eliminano i germi grazie all’immunità innata.

Il 25 % non riesce ad eliminarli e,in questo caso,i bacilli rimangono nell’organismo dell’ospite,che rimane infetto anche per tutta la vita.

Questo stato biologico viene nominato tubercolosi latente, ed è l’espressione di un delicato equilibrio tra il germe ed il sistema immunitario dell’ospite.

Se il germe diventa più virulento, o il sistema immunitario viene compromesso, si ha il passaggio dalla fase di infezione asintomatica e non infettante, alla malattia attiva che provoca,se non curata,gravi danni ad organi vitali quali i polmoni e causa la trasmissione ad un individuo sano.

Oggi abbiamo a disposizione valide indagini in grado di diagnosticare sia l’infezione che la malattia attiva, ma tutto ciò non è sufficiente per eradicare una malattia così diffusa.

L’attenzione degli Studiosi,da qualche anno, si è rivolta ai soggetti portatori dell’infezione che abbiamo denominato tubercolosi latente e che colpisce 2 miliardi di soggetti nel mondo.

Purtoppo i test in grado di evidenziarla non predicono quali di questi soggetti progredirà verso la malattia attiva e quali no.

Per tale motivo l’OMS nel 2021 ha formulato il seguente elenco di gruppi specifici di persone con tubercolosi latente, ad alto rischio di contrarre la malattia attiva :

portatori di HIV/AIDS,conviventi di malati con tbc,migranti da paesi ad alto tasso di tbc, dializzati,candidati a trapianto (organi,midollo o cellule staminali),malati in terapia immunosoppressiva,operatori sanitari,senza tetto,tossicodipendenti,carcerati…

Individuare i soggetti infetti a rischio di progressione, è fondamentale per ridurre l’impatto della tubercolosi perché permette di sottoporre tali soggetti ai nuovi regimi preventivi di breve durata, che hanno dimostrato di ridurre il rischio di sviluppo della malattia tubercolare del 60-90%

Un trattamento con Rifapentina e Isoniazide per un solo mese, è efficace quanto quello con Isoniazide in monoterapia per 6-9 mesi.

Per quanto riguarda l’uso del vaccino,quello in commercio ( BCG ) è efficace nei bambini al di sotto dei 5 anni ma non negli adulti.

Attualmente sono in fase di sviluppo 12 nuovi vaccini e,alcuni di essi,sono in fase avanzata di sperimentazione.

Per concludere questo sintetico excursus sulla tubercolosi,in riferimento all’elenco dei soggetti a rischio formulato dall’OMS,vorrei mettere in risalto la condizione dei carcerati rispetto a questa terribile malattia.

THE LANCET vol.8 April 2023 : Scaling up evidence-based approaches to tubercolosis screening in prison

L’articolo evidenzia che i detenuti sono ad alto rischio di contrarre l’infezione del micobatterio della tubercolosi, specie nelle carceri più affollate.

Pertanto i programmi di controllo di questa malattia dovrebbero dare priorità agli interventi sulla popolazione carceraria, in quanto persone in stato di detenzione sono ad alto rischio di contrarre, dopo l’infezione,la malattia attiva.

La tubercolosi trova terreno fertile nelle carceri dove prosperano svantaggi sociali già presenti prima dell’arresto.

Tra i detenuti vi è un’alta presenza di malati di HIV/AIDS,malati mentali,tossicodipendenti, immigrati, tutti altamente predisposti alla malattia.

Inoltre altri fattori facilitanti sono presenti nella struttura carceraria:

sovraffollamento,precarietà dei servizi igienici,scarsa ventilazione delle celle,difficoltà all’accesso a strutture sanitarie in grado di riconoscere ed eventualmente combattere la malattia più precocemente possibile.

Tutto ciò spiega perché la tubercolosi è una causa di morte comune tra i detenuti.

In Italia è noto all’opinione pubblica che gli istituti di pena non vivono un periodo felice ma alcuni dati sulle condizioni di salute dei detenuti non vengono divulgati, ad eccezione dei numerosi suicidi.

Vorrei infine citare un articolo del ‘’quotidiano sanità’’del 15/01/2026 che riporta i risultati di uno studio condotto da medici ricercatori dell’Università del Piemonte Orientale che evidenzia una prevalenza 35 volte maggiore nei detenuti rispetto alla popolazione generale,sia dell’infezione che della forma attiva della tubercolosi.

Lo studio ha inoltre rivelato un aumento dei casi di tubercolosi nella popolazione residente nella aria intorno alla struttura penitenziaria.

Il primo passo per risolvere un problema, è quello di verificarne le criticità e le sue dimensioni.

La tubercolosi , tutt’altro che sconfitta,è in aumento in tutto il mondo. Maggiormente,colpisce le fasce sociali più deboli di cui fanno parte anche i detenuti.

Bisognerebbe trasformare la detenzione da fattore di rischio a occasione per attuare tutte le pratiche mediche di prevenzione,diagnostiche e terapeutiche che eviterebbero tanti decessi o gravi stati invalidanti .

Si fa presente che i detenuti godono degli stessi diritti di qualunque altro cittadino,riguardo alla tutela della salute, affidata alle aziende sanitarie del territorio.

Dal punto di vista organizzativo,il primo passo sarebbe quello di individuare i detenuti portatori dell’infezione e creare un registro.

Esistono vecchie e nuove metodiche diagnostiche che sono in grado di rivelare l’infezione in soggetti asintomatici :

il vecchio test cutaneo,l’IGRA,Xpert,T-spot……

I soggetti con sintomi compatibili con una tbc attiva devono praticare esami radiologici.

I detenuti, essendo considerati ad alto rischio di passaggio dall’infezione alla malattia attiva, quest’ultima peraltro contagiosa, devono essere valutati da un esperto della malattia tubercolare, che dovrà decidere se e quando intervenire con un trattamento farmacologico.

Dott. Alberto Lucente – Medico Chirurgo, Pneumologo

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