Oggi ci tocca parlare di un recente fatto di cronaca, avvenuto ad Udine, quartiere Aurora, che, ha visto, ahinoi, per protagonista un dolcissimo cagnetto, anziano di quasi 13 anni, che innocentemente (d’altronde piccolo di nemmeno 4 kg e con l’andatura lenta propria dei suoi anni) si era avvicinato ad un bimbo piccolo, forse attratto dal suo candore con la speranza di poter giocare con lui.. Ma il padre del piccolo, temendo (così ha riferito giustificandosi) che lo stesso lo potesse aggredire lo ha afferrato e scaraventato nel vuoto da un’altezza di circa 4 metri.
Purtroppo la caduta è stata fatale per Pepe, un esserino fragile ed anche cardiopatico.
Il tragico episodio si è diffuso rapidamente sui social provocando rabbia e indignazione, in tutti, proprietari di animali e non. Tant’è che anche la famosa trasmissione pomeridiana di Rai1 gli ha dedicato un servizio, intervistando anche i proprietari, visibilmente commossi ed affranti per la perdita di quello che hanno definito “un figlio ed un fratello”.
Il cagnolino, quando è avvenuto il fatto, era a passeggio con la sua padrona nel giardino condominiale dove abitavano, come ogni giorno, pertanto era conosciuto ed anche amato.
Si potrebbe dire che era senza guinzaglio, per come invece la legge richiede, ma quale pericolo poteva rappresentare così piccolo e indifeso?
Veramente non si spiega il gesto del padre del bimbo, attese le dimensioni dell’animale e la sua natura mite..
Cosa ha potuto scattare nella sua mente per reagire in quel modo così violento?
Sicuramente Pepe non era il pericolo e non era neanche il problema.. Spesso e volentieri, gli esperti ci insegnano che la problematica è in noi e che l’esterno è uno specchio che riflette e amplifica le nostre paure e le nostre emozioni.. L’uomo non credo abbia azionato la parte razionale del suo cervello, anche perché non ha pensato neanche alle conseguenze che il suo gesto potesse avere su suo figlio, testimone di una violenza inaudita.
Cosa ha insegnato al bimbo questo padre? L’incapacità di affrontare le situazioni, di saper fare i conti con le sue frustrazioni e di non saper controllare le sue paure. Inoltre, gli ha dato un altro, pericoloso, drammatico insegnamento: l’esercizio della forza su un essere più piccolo che non si può difendere.
Il soggetto in questione è stato denunciato dai proprietari e risponderà difronte alla legge del suo operato, la nuova normativa in materia di maltrattamento e uccisione di animali, in vigore dal 1° luglio 2025, prevede pene più severe. Per l’uccisione è prevista la reclusione da 6 mesi a 3 anni più il pagamento di una multa.
Sono previste manifestazioni ed iniziative da parte delle associazioni animaliste che hanno già anticipato la loro partecipazione al processo come parti civili.
Tante le implicazioni sociali, oltre all’indignazione istituzionale da parte del Comune di Udine, anche la cittadinanza ha condannato il gesto e lo stesso quartiere ha dimostrato preoccupazione per ciò che era avvenuto nel condominio in questione
Ancora una volta si riflette sul fatto che gli animali, come anello della catena più debole, siano troppo esposti alla violenza degli umani, mancando ancora una cultura locale e nazionale di legalità e protezione degli stessi. Le leggi, spesso disattese anche per mancanze di denunce, anche se i reati a danno degli animali sono procedibili d’ufficio, sono al centro delle discussioni perché le pene previste sarebbero insufficienti a fare giustizia.
Ritengo, invece, che le nuove norme possono centrare l’obiettivo, serve più che altro diffondere la cultura del rispetto delle altre specie oltre a quella umana, se necessario con iniziative nelle scuole, con i bambini anche molto piccoli.
Ma quale può essere il trauma dei proprietari: hanno parlato della perdita come quella di “un fratello e di un figlio”, evidenziando come la morte violenta di un animale domestico inneschi un lutto complicato, aggravato dal senso di ingiustizia e dall’impotenza.
La suprema Corte di Cassazione, anche con sentenze recenti, ha contemplato, un danno non solo patrimoniale ma soprattutto un profondo danno morale e affettivo risarcibile.
Dunque, i tempi stanno cambiando e Pepe forse avrà ciò che si merita, il ricordo di tutti noi e lo stigma della legge.

Iscritta all’Albo degli Avvocati del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Cosenza, Patrocinante in Cassazione, esercita la professione di avvocato in materia di diritto civile, in particolare diritto di famiglia, del lavoro e della previdenza, diritto dei consumi, recupero crediti. Dal 1995 è Giurista d’Impresa. Dal 2006 al 2012, presso varie emittenti radiofoniche e televisive locali, ha partecipato come ospite fissa in trasmissioni di informazione giuridica. Dal 2015 si dedica alla tutela degli animali, rappresentando cittadini privati e associazioni animaliste sia in processi civili che, come parti civili, nei processi penali (Abilitazione all’esercizio della professione di avvocato conseguita in data 29/06/1998). Iscritta all’Albo dei Giornalisti- Elenco pubblicisti dal 26/10/2002.

