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Pensieri, emozioni, stati d’animo di adolescenti (gli alunni dell’IIS “Lucrezia della Valle” di Cosenza) dedicati ai propri nonni, “testimoni del passato, garanzia del presente ed eredi del futuro”

A volte ci rendiamo conto troppo tardi di quanto avremmo voluto chiedere di più, ascoltare di più, sapere di più. I nonni sono come libri viventi: raccolgono epoche, segreti, dolori e gioie che noi spesso ignoriamo.

Quando succede qualcosa in famiglia, quando ho un dubbio, quando mi chiedo se sto andando nella direzione giusta, a volte mi basta chiudere gli occhi e parlarti, come se fossi ancora qui.

D: Ti somiglio un po’?

R: Più di quanto credi. Hai la mia testa dura, ma anche il mio senso del dovere. Per questo mi ricordi anche molto tua mamma, ma tu sei decisamente più calma.

D: Se potessimo trascorrere una giornata insieme, cosa ti piacerebbe fare?

R: Niente di speciale. Una passeggiata, due chiacchiere, magari staremmo ancora al nostro negozio e mi aiuteresti nell’attività. Le cose semplici sono le più vere.

D: Mi immagini come futura erede del tuo negozio?

R: Mi piacerebbe tanto che tu lo fossi, ma devi inseguire i tuoi sogni, ciò che ti porta felicità. Non potrei mai obbligarti, ma sono sicuro che saresti bravissima a gestirlo.

D: Secondo te, sto facendo le scelte giuste?

R: Non esistono scelte perfette. Esistono scelte fatte con coscienza e con il cuore questo conta; bisogna riflettere e sentirle nostre, soprattutto non sprecare nessuna occasione.

D: Cosa ti rende fiero di me?

R: Il fatto che cerchi sempre di capire. Che non ti accontenti delle apparenze. Che non ti dimentichi di volere bene e riesci a vedere sempre il bene in tutto ciò che ti circonda.

D: Come facevi a sopportare i momenti difficili?

R: Non li sopportavo, li attraversavo. Ogni sera mi dicevo: “Ancora una giornata è passata, sono ancora qui”. Ma avevo una ragione per cui andare avanti e non mollare: la famiglia.

D: C’è qualcosa che avresti voluto fare e non hai fatto?

R: Viaggiare di più, forse. Ma non mi lamentoho avuto una vita piena e quello che conta è con chi la si vive, non dove.

D: Mi vuoi bene?

R: Certamente ti voglio bene, anche se non ho avuto molto tempo per dimostrartelo. Avrei voluto esserci nei momenti più importanti della tua vita ed accompagnarti per mano.

D: Il giorno del tuo funerale, nonostante fossi molto piccola, ricordo di non averti voluto vedere per l’ultima volta nella bara: Secondo te, avrei dovuto farlo?

R: Eri piccola e non serve un’ultima immagine triste per ricordare qualcuno che hai amato. Io sono nei ricordi belli, in quel modo in cui ti brillavano gli occhi quando ci incontravamo, anche se accadeva in ospedale.

D: Hai mai avuto paura nella vita?

R: Sì, certo. La paura è una compagna che non ci lascia mai. L’importante, però,  è imparare a convivere con essa, senza fermarsi. La paura ci insegna anche a essere forti. Per me, quella malattia, nonostante non mi abbia dato occasione di passare molto tempo con voi, mi ha fatto capire di non avere paura neanche della morte.

Antonella (16 anni)

A Cura di Maria Felicita Blasi

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