Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio.
Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta senz’altro a vivere meglio.
L’unica emozione permanente è la paura: la paura dell’ignoto, del complesso, dell’inspiegabile. Quello che si vuole sopra ogni altra cosa, molte volte, è la percezione della sicurezza. (Henry Louis Mencken)
In psicologia, paura, ansia e fobia rappresentano stadi diversi di una risposta emotiva che cresce di intensità e specificità generando, spesso, una specie di circuito chiuso che può portare al disturbo d’ansia generalizzata o all’attacco di Panico
In questa puntata n° 115, ci occuperemo delle fobie specifiche, sempre nel rapporto con l’ansia e la paura.
La paura è l’emozione più difficile da gestire. Il dolore si piange, la rabbia si urla, ma la paura si aggrappa silenziosamente al cuore. (Gregory David Roberts)
In ambito psicologico e psichiatrico, benché esistano oltre 500 varianti di fobie, i criteri del DSM-5 ne indicano tre categorie principali e una aggiunta da poco: Fobie specifiche, Fobia sociale (o disturbo d’Ansia sociale), Agorafobia e Fobie emergenti
Cominciamo ad analizzare le Fobie Specifiche (o Semplici)
Sono le più comuni e riguardano la paura intensa, sproporzionata e irrazionale verso un oggetto o una situazione particolare. Si suddividono solitamente in cinque sottogruppi:
- Animali: come ragni (aracnofobia), cani (cinofobia) o serpenti (ofidiofobia), etc.
- Ambiente naturale: come altezze (acrofobia), temporali (astrafobia), acqua (idrofobia), etc.
- Sangue-Iniezioni-Ferite: paura di vedere il sangue (emofobia), subire iniezioni (tripanofobia) o altre procedure mediche, etc.
- Situazionali: come volare (aerofobia), trovarsi intrappolati in spazi chiusi (claustrofobia), guidare, etc.
- Altro: fobie che non rientrano nelle precedenti, come la paura di soffocare, di ammalarsi, di rumori forti, etc.
Per capire un po’ le motivazioni più profonde responsabili delle varie manifestazioni di fobia specifica, diventa utile soffermarsi sul “caso del piccolo Hans” (il cui vero nome era Herbert Graf) descritto da Sigmund Freud nel saggio del 1909 intitolato Analisi della fobia di un bambino di cinque anni
Il piccolo Hans, all’età di cinque anni, sviluppò una fobia intensa per i cavalli. In particolare, temeva di essere morso da un cavallo o che un cavallo, cadendo, potesse scalciare e colpirlo. Questa paura insorse dopo aver assistito alla caduta di un cavallo carico.
Freud non incontrò mai direttamente Hans, ma ricevette le osservazioni dettagliate e le domande poste dal padre del bambino tramite corrispondenza epistolare. Attraverso l’analisi dei resoconti, dei sogni e dei giochi di Hans, Freud giunse alle seguenti conclusioni:
- Complesso di Edipo: Freud interpretò la fobia come una manifestazione del complesso di Edipo, dove il bambino desiderava la madre ed era in competizione con il padre.
- Angoscia di castrazione: La paura del cavallo simboleggiava la paura del padre, da cui Hans temeva di essere punito (castrato) per i suoi desideri incestuosi verso la madre.
- Spostamento: L’ansia inconscia legata al padre fu spostata su un oggetto esterno e apparentemente innocuo: i cavalli. Alcuni dettagli, come i paraocchi e il nero intorno alla bocca dei cavalli, ricordavano ad Hans gli occhiali scuri e i baffi del padre.
Man mano che il padre di Hans, sotto la guida di Freud, rassicurava il bambino e lo aiutava a elaborare le sue paure inconsce, la fobia diminuì gradualmente. Secondo i resoconti, Hans crebbe fino a diventare un uomo stabile e di successo, e la sua fobia scomparve del tutto.
Dal punto di vista introspettivo (e psicodinamico – psicoanalitico), la fobia specifica non è vista come una semplice paura irrazionale, ma come un meccanismo di difesa che l’Io utilizza per proteggersi da un’angoscia interna più profonda.
L’interpretazione, da questo punto di vista, si basa su tre passaggi fondamentali:
- Il Meccanismo dello Spostamento la funzione di legare l’angoscia
- Quando un individuo prova un’angoscia legata a un conflitto inconscio come, ad esempio, un impulso aggressivo o libidico proibito o inopportuno, l’Io non riesce a gestirla direttamente e quindi, per difendersi, rimuove il conflitto originario e lo sposta su un oggetto esterno come un animale, un luogo o una situazione).
- È molto più facile “evitare” un oggetto reale nel mondo esterno (come un cane o un ascensore) piuttosto che fuggire da un desiderio o una colpa che risiede dentro di noi.
- Il Significato Simbolico: L’oggetto scelto per la fobia non è quasi mai casuale, ma ha un legame simbolico con il conflitto rimosso:
- Gli animali (es. Cani, Ragni, cavalli, etc.) spesso rappresentano figure autoritarie (come il padre, nel caso del Piccolo Hans) o impulsi istintuali aggressivi che si teme di non saper controllare.
- Spazi chiusi (Claustrofobia) simboleggiano, tra l’altro, l’angoscia di vivere all’interno di una gabbia soffocante, “intrappolati” in una relazione (affettiva, familiare) o in un ambito (lavorativo, sociale) troppo stretti o invadenti. Rappresenta, simbolicamente, la lotta estrema dell’Io per difendere i propri confini e la propria indipendenza da ciò che si percepisce come opprimente.
- La paura di volare simboleggia la paura di perdere il controllo (affidandosi completamente ai pilota e non potendo scendere in volo) Spesso emerge o si intensifica in periodi di forte stress o cambiamenti di vita, diventando il contenitore di un’ansia generalizzata che non trova altro modo di esprimersi
- La paura di guidare rappresenta, simbolicamente, un conflitto profondo legato all’identità adulta, all’autonomia e alla gestione della propria vita.
- La fobia legata alle altezze (acrofobia) rappresenta il risultato del conflitto interiore fra un’ambizione sfrenata e il rapporto con la realtà (timore di non essere all’altezza di un successo di cui, comunque, si ha bisogno)
- Sporco/Contagio (Rupofobia): Può nascondere sensi di colpa legati a impulsi considerati “impuri” o inconfessabili.
- La Funzione di “Legare l’Angoscia”
Come abbiamo già visto nella precedente puntata sulle fobie, sul piano introspettivo, la fobia ha una funzione paradossalmente protettiva: serve a “fissare” o “legare” l’angoscia “libera” in un punto preciso. È come se, senza il sintomo fobico, la persona vivrebbe in uno stato di ansia costante e generalizzata; con la fobia, l’ansia compare solo in presenza dello stimolo specifico, permettendo al resto della vita di procedere con un apparente equilibrio.
Come spiegano i manuali specialistici, la fobia va considerata come un “sintomo di compromesso”: permette di esprimere l’angoscia ma lo fa mascherandone la vera origine.
Non dimentichiamo che le piccole emozioni sono i grandi capitani della nostra vita e che obbediamo a loro senza saperlo (Vincent Van Gogh)
Con la speranza e l’obiettivo di essere stato utile per conoscere sempre meglio chi incontriamo (soprattutto quando ci guardiamo allo specchio), vi do appuntamento alla prossima puntata, nella quale ci occuperemo degli altri tipi di fobie
Questo video riassume, semplificandoli, i contenuti finora espressi
Buona “degustazione”

Direttore Responsabile “La Strad@” – Medico Psicoterapeuta – Vicedirettore e Docente di Psicologia Fisiologica, PNEI & Epigenetica c/o la Scuola di Formazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico SFPID (Roma/ Bologna) – Presidente NEVERLANDSCARL e NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS (a favore di un invecchiamento attivo e a sostegno dei caregiver per la Resilienza nel Dolore Sociale) – Responsabile Progetto SOS Alzheimer realizzato da NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS – Responsabile area psicosociale dell’Ambulatorio Popolare (a sostegno dei meno abbienti) nel Centro Storico di Cosenza – Componente “Rete Centro Storico” Cosenza – Giornalista Pubblicista – CTU Tribunale di Cosenza.
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