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I magi non si misero in cammino perché avevano visto la stella ma videro la stella perché si erano messi in cammino (San Giovanni Crisostomo)

L’Epifania, la “manifestazione” di una luce inattesa in un mondo in penombra, assume un significato particolare in questo inizio 2026. L’anno si apre all’ombra di conflitti che sembrano non trovare soluzione (dall’Ucraina a Gaza) e di nuove, inquietanti, tensioni come l’attacco americano in Venezuela.

Fino a qualche decennio fa, quando si parlava del 6 Gennaio si dicevano poche cose essenziali che terminavano con l’evocazione dei Magi e con l’amara consapevolezza che le feste natalizie erano inesorabilmente finite.

Ora, invece, con lo stimolo di studiosi attenti ad analizzare il presente in vista del futuro (almeno come speranza), si va più a fondo nella questione.

Massimo Recalcati, ad esempio, ci ricorda che l’Epifania non è solo una festa religiosa, ma “una esperienza di rivelazione che trasforma radicalmente la vita”, portando ad un cambiamento di direzione, simile alla via “diversa” intrapresa dai Magi, dopo incontro con Gesù.

Questo evento “Magico” viene, così, ad assumere una dimensione molto più complessiva che ha dentro di sé un motore ricaricante che stimola l’attività inesauribile dello spirito che alberga dentro di noi.

Uno spirito che è innanzi tutto un soffio vitale che presiede e orienta ogni nostro agire consapevole. Uno spirito che non rinnega il passato, ma lo porta (o tende a portarlo), grazie al lievito del presente, a un livello di autenticità più alto.

Che cosa è la vita, se non un tentativo indefesso di far tesoro degli errori trasformando, gli stessi, in positività?

Non sempre ci si riesce ma la lezione di non sbagliare, come nel passato, resta, almeno a livello teoretico, una esigenza basilare.

Chiusi come siamo nel nostro scontento, abituati a sintonizzarci sul nostro ombelico (pomposamente confuso con l’ombelico del mondo) non siamo più in grado di uscire dalla caverna platonica per guardare il sole e le stelle.

Eppure, il poeta più grande di sempre ci ha insegnato che per salvarsi occorre mirare, alla fine, sempre alle stelle.

Cari Lettori, in un panorama dominato dalla logica della forza e dalla polarizzazione digitale, il simbolico cammino dei Magi (che sarebbe opportuno che riecheggiasse in ogni anfratto del nostro animo) offre una bussola morale potente che, a nostro parere, può essere suddivisa in tre direzioni

La prima: “dall’algoritmo della rabbia all’astronomia della speranza”

I dizionari della lingua italiana descrivono l’algoritmo come una sequenza di istruzioni dettagliate (simile a una ricetta) che, partendo da dati in ingresso (input), esegue una serie di passi elementari per risolvere un problema specifico o raggiungere un obiettivo, producendo un risultato (output) definito.

È fondamentale nell’informatica, dove viene implementato tramite linguaggi di programmazione per automatizzare compiti, dall’elaborazione del linguaggio naturale alla personalizzazione dei servizi online ma, a pensarci bene, di fatto esiste anche in ambiti quotidiani come, per esempio anche la cucina.

Ci dicono gli esperti che, su precisi calcoli utilitaristici dei guru della Silicon Valley, l’algoritmo si nutre di ciò che siamo e, spesso, del peggio di noi, chiudendoci in “bolle” di risentimento che rafforzano la narrativa del “noi contro loro”.

È come se non si fosse usciti dalla posizione “Schizoparanoide” descritta da Melanie Klein, nella quale si è convinti che il mondo sia diviso in buoni e cattivi.

È la logica che alimenta l’odio sui social, dove ogni notizia di bombardamenti a Gaza o nuove offensive in Ucraina diventa benzina per fazioni digitali che non cercano comprensione ma, semmai, solo la conferma della propria rabbia.

Che altro non è che un meccanismo proiettivo in base al quale si butta sugli altri quello che, realmente, si pensa di sé.

I Magi, al contrario, fecero un esercizio di sguardo esterno. Come dire, senza offesa per nessuno, smisero di guardare il proprio ombelico (o lo schermo del proprio ego) per guardare il cielo.

Quante volte ho guardato al cielo? Ma il mio destino è cieco e non lo sa. (Renato Zero)

La loro non fu una ricerca di ciò che confermava i propri pregiudizi quanto, piuttosto, la disponibilità a essere sorpresi da una “direzione” inaspettata.

Cari Lettori, che messaggio potremmo trarne come conforto nel deserto morale della realtà che ci circonda?

Probabilmente, che è opportuno “vivere” l’Epifania non come una conferma di ciò che sappiamo quanto, piuttosto, come la sorpresa di ciò che non conosciamo.

Una sorta di invito a “disconnettersi dal rumore” tossico delle camere dell’eco dovuto alla voce urlata da altri che non siamo noi.

Sostanzialmente, cari Lettori, dovremmo capire che ritrovare una direzione non significa seguire un trend di TikTok o un “hashtag” delirante ma riscoprire la capacità di alzare lo sguardo verso valori universali di Pace e Umanità, che trascendono le appartenenze.

Quanti amori conquistano il cielo? Perle d’oro, nell’immensità (Renato Zero)

Cari Lettori, parlavamo di tre direzioni (non tanto) simboliche. Ecco, per noi, la “seconda” uscita di sicurezza potrebbe essere quella di considerare e vivere la “Manifestazione” (dell’Epifania) come antidoto alla paura e alla forza.

In un anno di guerre aperte, fuori e dentro di noi, la paura è il sentimento dominante. Come durante la reclusione (il tristemente famoso “Lock Down”) imposta durante la Pandemia SARS COV 2, la paura di ciò che non riusciamo a controllare ci rende aggressivi e pronti a colpire per primi. Nella convinzione che, altrimenti, qualcuno ci farà del male.

Questa paura la vediamo, quindi, riflessa anche nelle risposte militari “muscolari”, che si tratti dell’invasione di un paese o di attacchi volti a “esportare la democrazia” in territori come il Venezuela.

L’Epifania, di fatto, celebra la “manifestazione” di un bambino inerme davanti a dei potenti, i Magi, che rappresentano il Sapere e il Potere del tempo.

È l’irruzione della vulnerabilità nel mondo della forza.

Quindi, la vera forza non è quella che urla, che minaccia o che bombarda ma quella che ha il coraggio della vulnerabilità, del dialogo e del riconoscimento reciproco.

In un mondo che alza muri fisici e retorici, i Magi attraversano confini, superano deserti e differenze culturali per onorare la vita che nasce. È un invito pressante a cercare la pace nei piccoli, quotidiani gesti di accoglienza e ascolto, fuori dal Principio che vede nemici dappertutto ed è alimentata dai social e dalla propaganda di guerra.

Qualcuna cadrà. Qualcuna invece il tempo, vincerà. Finché avrà abbastanza stelle, il cielo (Renato Zero)

E, al fin giungemmo a riveder le stelle…

Cari lettori, per noi la terza direzione potrebbe essere quella di diventare (se già non lo siamo) dei cercatori di senso in un deserto di dati e propaganda.

Grazie alle moderne reti di comunicazione, ci ritroviamo con quantità ipertrofica di dati e, paradossalmente, un immenso deserto di senso.

Ogni giorno veniamo inondati da bollettini di guerra, cifre sulle vittime, analisi geopolitiche (che, spesso, restano informazioni asettiche), numeri che anestetizzano la nostra capacità di indignarci e tanto altro squallore…

I Magi avevano pochi dati (una stella nel firmamento) ma un immenso senso di ricerca e, fatto non trascurabile, un obiettivo chiaro.

La facoltà di iniziare qualcosa di nuovo ci ricorda in permanenza che gli uomini, anche se devono morire, non sono nati per morire ma per incominciare (Hannah Arendt)

Cari Lettori, essere “Magi” nel 2026, vuol dire proporsi come cercatori critici e infaticabili di verità.

Significa non accontentarsi della verità confezionata dall’intelligenza artificiale o dalla propaganda di una delle parti in conflitto.  “È” il mettersi in cammino per verificare, incontrare persone reali, ascoltare le “vittime” e “vedere con i propri occhi” la complessità, rifiutando le semplificazioni che portano solo al buio dell’ignoranza e dell’intolleranza.

Vedere la stella. È il punto di partenza. Ma perché, potremmo chiederci, solo i Magi hanno visto la stella? Forse perché in pochi avevano alzato lo sguardo al cielo. Spesso, infatti, nella vita ci si accontenta di guardare per terra: bastano la salute, qualche soldo e un po’ di divertimento. E mi domando: noi, sappiamo ancora alzare lo sguardo al cielo? Sappiamo sognare, desiderare Dio, attendere la sua novità, o ci lasciamo trasportare dalla vita come un ramo secco dal vento? I Magi non si sono accontentati di vivacchiare, di galleggiare. Hanno intuito che, per vivere davvero, serve una meta alta e perciò bisogna tenere alto lo sguardo. (Papa Francesco)

Cari Lettori, grazie, come sempre, per averci accompagnato in questa passeggiata nell’aria profumata dei primi giorni dell’anno.

Vorremmo accomiatarci con quella che consideriamo una preghiera laica verso la figura che, più di ogni altra, ha contribuito a renderci così come siamo: dei cercatori di senso, in un mondo apparentemente desertico sul piano dell’Amore condiviso.

Cara Mamma

Cara Mamma, il termine Epifania identifica l’astro che indicò ai Re Magi, 2026 anni fa, la via per giungere da colui che avrebbe redento l’Umanità dai propri peccati.

La figura di una persona capace di generare la Vita costituisce, per ognuno, fonte di speranza e fiducia

Vedi, mamma, abbiamo letto che Don Carlo Gnocchi invitava a concentrare l’attenzione dello spirito per stabilire in ogni giornata, una zona di silenzio in cui affinare la sensibilità dell’anima.

Eppure, vorremmo ascoltare i tuoi sussurri…

Perché ci è chiaro che la vita non è altro che una fune tesa fra le parole che corrono, come acqua di un fiume verso il mare e il bisogno di un abbraccio, prima che il buio faccia troppa paura

L’epifania dei nostri pensieri è per te

che ci hai insegnato il miglior modo di sorridere a chi fa finta di batterti le mani e come si evita di inchinarsi ai potenti.

per te

che hai sempre tenuto aperta la cesta dei tuoi doni trasmettendoci il piacere dell’attesa e la capacità di goderci la notte per salutare, col fazzoletto dei ricordi più belli, chi sarebbe rimasto a contare le stelle.

Qualcuno ha scritto: “Ti auguro il tempo per i sorrisi, il tempo per te stesso e quello per gli altri; il tempo per le piccole e le grandi cose; il tempo per la noia, perché tu possa riscoprire il gioco; il tempo autentico, dove tu possa sentirti felice”.

Cara mamma, ci hai dimostrato che, a volte si vince e, altre, si perde ma che, l’importante, è capire cosa ne abbiamo ricavato perché, alla fine, la corsa è solo con noi stessi.

Ci hai ripetuto di non preoccuparci di nulla se non di seguire percorsi di realizzazione personale dal momento che, crescere senza scorciatoie in una Società corrotta come la nostra, non può che rendere forti

E, noi, abbiamo imparato che verrà il tempo in cui godremo del potere di scegliere e ottenere e che accadrà, quando avremo la certezza di averlo meritato.

Ecco, mamma, quel tempo è arrivato

Seguiremo la scia della tua stella e, come i Re Magi sotto un cielo d’aurora, senza incertezze ma con qualche apprensione, attenderemo che tu ci dica…

“Va bene, guardami… che t’insegno a volare!”

Enzo Ferraro – già Dirigente Scolastico, Letterato, Umanista, Politologo

Giorgio Marchese – Direttore “La Strad@”

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