Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio.
Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta senz’altro a vivere meglio.
Ogni fobia risale a un’angoscia infantile e ne è la continuazione, anche quando ha un altro contenuto e deve quindi essere diversamente denominata (Sigmund Freud)
Il termine fobia (dal greco phóbos, “panico, paura”) indica un’irrazionale, improvvisa e persistente paura e repulsione di certe situazioni, oggetti, attività, animali o persone (che può, nelle situazioni più gravi limitare moltissimo l’autonomia del soggetto come nel caso della fobia sociale) ma che non rappresenta, di fatto, un reale e oggettivo pericolo.
In questa puntata n° 111, inizieremo ad occuparci del mondo delle fobie e del loro rapporto con l’ansia
Si suol dire che l’uomo coraggioso non abbia paura. È falso. Essere coraggioso significa vivere la paura e, al tempo stesso, dominarla perché, dove non c’è paura, non c’è coraggio. (Romano Amerio, Zibaldone, 1936/95 – postumo, 2010)
Partendo dall’affermazione del Filosofo Romano Amerio, possiamo concludere che la paura rientra nell’esperienza umana universale e che ognuno di noi cerca, in qualche modo, per il grado di sofferenza che essa provoca, di rapportarvisi nella maniera più consona; la fobia, invece, non contraddistingue la risposta a un pericolo oggettivamente riconosciuto e identificato ma, semmai, rappresenta una condizione di apprensione irrazionale che diventa ossessiva e inappropriata.
Tale situazione ostacola l’individuo anche nelle sue attività più semplici, attraverso dei comportamenti di evitamento nei riguardi degli stimoli fobici.
La paura del buio, della solitudine o, anche, di alcuni animali o di persone sconosciute sono tutte condizioni dietro le quali si mascherano angosce interiori, magari derivanti da problematiche non risolte del nostro percorso di crescita maturativa.
Qualcuno, a tal proposito, ha distinto il “sentimento di paura” (percezione fisiologica di fronte a un pericolo reale) dal “complesso di paura” (che pone le basi della fobia)
Le fobie che si ingigantiscono e che dominano gran parte della vita della persona, stanno a significare che l’insicurezza nel rapporto con sé stessi, con l’ambiente e con le proprie azioni e le proprie emozioni, è fonte di tensione profonda, tale da costituire una gabbia dalla quale non si esce se non a prezzo di gravi sofferenze.
Infatti, come vedremo nelle prossime puntate, nei casi più seri, questo malessere limita fortemente la propria libertà costringendo ad organizzare ogni aspetto della propria vita in modo da prevenire qualsiasi occasione di problematica.
Coloro che hanno vissuto in un’atmosfera di paura, di rimprovero o di violenza in genere, sono molto spesso quelli che adottano il meccanismo del “controllo autorepressivo” per affrontare i disagi del quotidiano o, comunque, ridurre l’impatto con le frustrazioni.
Quando, però, una situazione sfugge loro di mano, o perché si sentono minacciati per qualche motivo (salute, relazioni affettive o sicurezza materiale) o perché sono semplicemente un po’ stanchi di questa vita troppo “sotto tono”, generano, via via, una situazione di difficoltà “gestionale emotiva” legata a stress continuativo e, nel tempo, producono quadri di ansia acuta generalizzata che tendono a “razionalizzare” mediante la produzione di fobie.
Tutto ciò perché, in tal modo, ci si concentra su falsi bersagli, restando molto lontani dalle vere motivazioni che, a livello inconsapevole, si ritiene di non poter risolvere.
Abbiamo, allora, una “folla” di manifestazioni disturbanti: tachicardia, pressione alta, crampi, nodo in gola o allo stomaco, vampate di calore, abbondante sudorazione o sensazioni di freddo, etc.
In conclusione di questa puntata, possiamo dire che la fobia è una manifestazione di sofferenza strettamente personalizzata, motivata dalla necessità inconsapevole di attirare l’interesse di qualcuno che ci aiuti (familiari, ma non solo), nell’intento di ottenere quello che, tecnicamente, viene definito “vantaggio secondario” (cioè, nella fattispecie, protezione, sostegno, accettazione, comprensione, giustificazione, etc. )
A queste condizioni, però, la persona fobica “vive” la sensazione di “penzolare” costantemente nel vuoto, con la percezione di precipitare.
L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza. (Giovanni Falcone)
Con la speranza e l’obiettivo di essere stato utile per conoscere sempre meglio chi incontriamo (soprattutto quando ci guardiamo allo specchio), vi do appuntamento alla prossima puntata, nella quale ci occuperemo delle cosiddette “fobie specifiche”
Questo video riassume, semplificandoli, i contenuti finora espressi
Buona “degustazione”

Direttore Responsabile “La Strad@” – Medico Psicoterapeuta – Vicedirettore e Docente di Psicologia Fisiologica, PNEI & Epigenetica c/o la Scuola di Formazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico SFPID (Roma/ Bologna) – Presidente NEVERLANDSCARL e NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS (a favore di un invecchiamento attivo e a sostegno dei caregiver per la Resilienza nel Dolore Sociale) – Responsabile Progetto SOS Alzheimer realizzato da NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS – Responsabile area psicosociale dell’Ambulatorio Popolare (a sostegno dei meno abbienti) nel Centro Storico di Cosenza – Componente “Rete Centro Storico” Cosenza – Giornalista Pubblicista – CTU Tribunale di Cosenza.
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