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Le cose più belle arrivano per caso ma restano solo dove c’è cura, attenzione e rispetto

Imparare ad amarsi

Giorno per giorno, senza sapere cosa mi aspetta: non è in mio potere. Gioia e tristezza sempre davanti, stanze vicine comunicanti. E, in fondo, sentire che niente finisce mai

È un tempo infinito, il presente: non passerà

Bisogna imparare ad amarsi in questa vita, bisogna imparare a lasciarsi quando è finita e vivere ogni istante fino all’ultima emozione. Così saremo vivi

Gabbia di ossa, è  libero il cuore; hai preso dolcezza da ogni dolore

Conservo l’infanzia, la pratico ancora. E la seduzione mi affascina sempre. E, in fondo, sentire che esisti felicità

Abbracciami ancora una volta: mi basterà

Bisogna imparare ad amarsi in questa vita. Bisogna imparare a lasciarsi quando è finita e vivere ogni istante fino all’ultima emozione. Così saremo vivi.

Bisogna imparare ad amarsi, bisogna imparare a lasciarsi

Bisogna imparare ad amarsi, a perdonarsi

Giorno per giorno, senza sapere cosa mi aspetta. Ma voglio vedere

Cari Lettori, capita a tutti gli artisti che entrano in quell’immaginario collettivo che li pone fuori dalla cerchia dei comuni mortali di dover rendere conto a un pubblico che non si accontenta di ascoltare le interpretazioni ma vuole sapere di tutto e di più.

Molto di più

E, come ci ha ricordato il compositore Luigi de Crescenzo (in arte “Pacifico”), i grandi artisti come Ornella Vanoni, con la quale si è esibito a Sanremo nella canzone di apertura di questo Editoriale, si proiettano sulle persone che amiamo, anche quelli che ci girano per casa come, ad esempio, le spalle di una madre che pulisce casa mentre intona “L’appuntamento”.

Ma se proprio vogliamo tornare  indietro nei ricordi e sentire il sapore del sale sul bordo delle nostre palpebre, allora basta ripensare alle radio a transistor chiamate “mattonelle” durante le passeggiate delle domeniche senz’auto durante l’austerity degli anni settanta…

Ma la sua carriera inizia molto prima, negli anni cinquanta, attraversando oltre sette decenni di attività e spaziando dalle canzoni della “mala” al pop d’autore, approfondendo la musica brasiliana attraverso collaborazioni prestigiose e, per non farsi mancare nulla, lavorando  con diversi musicisti in “profumo di jazz”.

Stime accreditate ritengono che abbia venduto oltre 65 milioni di dischi, producendo oltre 100 opere (tra album, EP e compilation).

Avrei voluto fare l’estetista… Ero andata a studiare Lingue in Inghilterra, in Svizzera, in Francia… Un’amica di mia madre lanciò l’idea: “Hai una bella voce, perché non fai l’attrice?”… Mi iscrissi alla scuola di recitazione del Piccolo… Recitai un pezzo dell’Elettra… A un certo punto ho sentito una voce femminile: “Attenzione, qui c’è qualcosa”… Mi presero… Dopo un anno divenni la compagna di Strehler, era il ’55… E fu scandalo. (Ornella Vanoni)

Ma se proprio vogliamo rendere giustizia a un personaggio del suo calibro, non possiamo esimerci dall’esplorare il dualismo tra la sua immagine pubblica sofisticata e la sua vita privata complessa, segnata da passioni intense e fragilità.

E, importante per cogliere l’artista nella sua complessità, è diventata la biografia “Vincente o perdente” scritta in collaborazione con Pacifico: un “diario sentimentale” più che una tradizionale biografia

Voce, Stile e Innovazione (L’Artista)

La sua caratteristica fondamentale è stata sempre costituita da una voce calda, profonda e immediatamente riconoscibile, capace di trasmettere un’ampia gamma di emozioni perché, Ornella, ha sempre posto l’interpretazione al centro della sua arte.

La voce della Vanoni è come un profumo. Dopo averla ascoltata ci si sente bene. Immersi in qualcosa di bello che rimane lì (Jovanotti)

Non si è mai limitata a “cantare note” ma sentiva il bisogno di raccontare storie: un’abilità affinata grazie alla sua formazione come attrice al Piccolo Teatro di Milano sotto la guida di Giorgio Strehler.

Non c’era differenza tra il suo recitare e il suo cantare, mentre quando la sento cantare, come nella canzone che abbiamo registrato insieme, oltre il suo grande feeling, mantiene intatta la sua qualità d’attrice. Per me Ornella è musica, quando parla, quando canta e anche quando dorme. Non so se russa, ma se lo fa, sicuramente ‘russa soul’ (Lucio Dalla)

La sua strada artistica è iniziata con un repertorio particolare: le “canzoni della mala” milanese, che le sono state affidate proprio da Strehler e che hanno messo in luce il suo talento drammatico e la sua “anarchia artistica”. E, a questo proposito, torniamo a una canzone scritta da Strehler intitolata “Ma mi” in cui, nel finale, lei afferma in modo perentorio che non parlerà. In dialetto milanese: “mi parli no”.  Riascoltando il testo, colpisce ancora oggi la finezza con cui viene trasmessa questa frase, basilare nel contesto.

Come abbiamo accennato qualche rigo più sopra, la Vanoni è stata in grado di spaziare dalla musica d’autore italiana (con Gino Paoli, Bruno Lauzi etc.) al jazz, fino alle sonorità brasiliane, collaborando con artisti del calibro di Paolo Fresu e Sal Da Vinci, dimostrando una costante voglia di sperimentare, senza limiti di età anagrafica.

Ma, oltre alla musica, è stata un punto di riferimento nella moda con un’eleganza innata e un gusto eclettico che ha spaziato dagli abiti leggeri ai look più “strutturati” curati da grandi stilisti.

Abbiamo avuto la fortuna di vedere Ornella Vanoni nella sua Milano degli anni sessanta del secolo scorso. Donna bellissima, consapevole di essere un elemento importante di una città piena di attività culturali di altissimo livello.

Sintetizzando una vita vissuta in modo genuino e sincero, Ornella Vanoni osserva:

Ho camminato su tacchi altissimi, i più grandi stilisti mi hanno tagliato addosso abiti preziosi, mi hanno vestita di trasparenze e scintillii. Procedevo senza incertezze, guardando dritto avanti, sembrava impossibile raggiungermi, distrarmi. Parevo forte, infrangibile.

Ma io so quanto sono stata fragile, e che bastava niente a mandarmi in pezzi. E infatti, a un certo punto, i pezzi non sono riuscita più a tenerli insieme. Così fanno gli artisti, così facciamo tutti. Ci diamo un’ultima occhiata nello specchio, e poi mandiamo in giro la nostra versione più riuscita.

Passione, Fragilità e Indipendenza (La Donna)

La sua vita privata è stata segnata da amori intensi e spesso sofferti, in particolare la relazione clandestina e appassionata con Giorgio Strehler e quella, altrettanto significativa, con Gino Paoli, che ha generato brani iconici come “Senza fine” e “Che cosa c’è”.

Ma, nonostante tutto, la nostra Ornella non si è mai nascosta, raccontandosi senza filtri al pubblico. Fino all’ultimo. Ha parlato apertamente delle sue fragilità, della depressione che l’ha accompagnata per gran parte della vita e del rapporto complesso con il figlio Cristiano (Ardenzi): una sincerità che l’ha resa autentica e vicina al suo pubblico.

Al tempo stesso (quasi una incoerenza) è stata una donna forte, fiera e indipendente, che ha saputo imporre la sua personalità in un mondo, quello musicale, spesso dominato dalle figure maschili.

La tua voce che scalda i cuori non scalda te stessa. È vano cercare parole di sole dove c’è la caccia al genio. Il genio è un animale impaurito che scappa di casa in casa rincorso dai cacciatori che odiano la poesia (Alda Merini)

La nostra Ornella, ha molto sofferto per i vari amori perché, nella figura maschile, ha sempre cercato l’immagine di un padre premuroso e accudente.

Ma nonostante le delusioni, non ha mai portato rancore e, come consuntivo di una lunga e intensa esistenza, ha avuto modo di scrivere parole che risuonano come il sigillo di un epitaffio:

Ho avuto una vita difficile, dolorosa. E bella, bellissima. E gioiosa. Ho avuto tutto.

Un sorriso dentro al pianto

E adesso che dovrei posare per l’ennesima fotografia, sai dirmi tu per caso la migliore inquadratura quale sia?

Ormai che con un selfie fai vedere tutto a tutti e così sia, ce la incorniciamo o la butto via?

Parole sulle note sono state la migliore compagnia: per affrontare la stupidità abbiamo ancora l’allegria

Se il cielo concedesse un po’ di grazia ad ogni anima quaggiù, io sarei una santa

Anima che canta

Che canta in equilibrio sopra un’emozione, che capovolge l’esistenza alle persone

Che non si può spiegare fino in fondo ma che resta in fondo al cuore

Io sono tutto l’amore che ho dato, tutto l’amore incondizionato

L’imbarazzo dietro al vanto, un sorriso dentro al pianto

Io sono tutto l’amore che ho dato: mare in tempesta e cielo stellato

Poco prima di uno schianto

Un sorriso dentro al pianto

E adesso che mi chiedi di sorridere vorrei dimenticare ferite da leccare e grandi amori solo da desiderare

Se l’universo scomparisse in un istante e non ci fosse più

Io sicuramente resterei per sempre

Per sempre in equilibrio sopra a un’emozione che capovolge l’esistenza alle persone

Che non si può spiegare fino in fondo

Ma che resta in fondo al cuore

Io sono tutto l’amore che ho dato. Tutto l’amore incondizionato

L’imbarazzo dietro al vanto, un sorriso dentro al pianto

Io sono tutto l’amore che ho dato

Mare in tempesta e cielo stellato

Poco prima di uno schianto

Un sorriso dentro al pianto

E adesso che mi chiedi di sorridere vorrei dimenticare

“Ci ho messo tutta la vita a diventare me stessa.”  (Ornella Vanoni)

Enzo Ferraro – già Dirigente Scolastico, Letterato, Umanista, Politologo

Giorgio Marchese – Direttore “La Strad@”

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