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La logica. Provo ad usare la logica per trovare una soluzione ad un problema che mi affligge da un po’.

Incredibile come la mente è capace di portare in giro, prendendoti in giro e nello stesso tempo inviare quei segnali dal corpo che in fondo hanno solo l’obiettivo di metterti in guardia. Già, ma da chi? Se non da te stessa.

Una giornata di pioggia e uggiosa, fatta per rimettersi con le mani direttamente sulla tastiera e stabilire un contatto diretto con il malessere del momento. Alla fine, starò meglio? Ci provo, quest’oggi ci provo, immaginando di trovarmi in quella stanza dei ricordi di un tempo, con alla finestra dipinto il quadro della nostalgia.

Mi fermo dopo aver cercato il sorriso nell’ascolto della novità, riprendo in mano il mio di oggi progetto e, lasciando scivolare le dita a comporre una sinfonia, attendo. So già che non parlerò del malessere che cresce, forse inconsapevolmente conosco bene quale potrebbe essere la risposta ed ora non mi aiuterebbe. Ma, nonostante ciò, ho bisogno della presenza, del contatto per riuscire a ristabilire il tono giusto.

Trovo rifugio nella tecnologia emergente, bombardo di ossessive domande e godo del piacere delle risposte senza osservare la fonte, da dove viene la verità. Mi fido e mi rassereno, trovando una pausa di serenità a questo incredibile momento. Poi, il tutto ricomincia, senza che niente e nessuno possa fermare questo ciclo di alternanza dell’umore.

Provo ad immaginare qualcuno accanto che, in questo tumulto, riesca a placare le ansie. Le ansie dell’età hanno un sapore diverso da quelle della giovinezza: la consapevolezza di quello che accade nel di dentro non sempre offre sostegno, al contrario spesso precipita le situazioni. Sai esattamente quello che ti accade e questo può spaventare di più, ulteriormente. E così fra una parola detta in allegria, uno sguardo a ciò che vive nel mondo, un ascolto alla musica preferita, la bocca si serra a diventare lentamente un dolore da cui difficile guarire.

Fino a quando …

Trovo pace nel mio angolo di no casa. Quando la pioggia batte con insistenza ai vetri a sussurrare e invitare ad accordarsi con l’imminente caldo periodo dell’anno, quando le case si riempiono di luci e profumi e predomina la nostalgia del passato. Frammisto però ad una felicità di sottofondo per quello che si è vissuto e si sta vivendo ora, sapendo con certezza che oggi sarà il piacevole ricordo del domani.

Occupo ogni momento della giornata ritrovando finalmente la passione per la conoscenza, un piacere ritrovato stimolato dalla curiosità crescente e dalla voglia di riprendere là dove eravamo rimasti. Dove ero rimasta.

Lentamente ogni muscolo abbandona la tensione, mi lascio andare senza paure aspettando domani. Una giornata fra le mie cose, con le penne dei pensieri nei silenzi degli ambienti a luci fioche, le pagine della scoperta, le nuove storie da ricordare.

Scorrono velocemente nella mente frame di passato di questi stessi giorni, ognuno accompagnato da un sentimento diverso, nuove età, pomeriggi colorati fino a sera, quando il calare dell’imbrunire invitava a ritornare. Conservo con me il profumo del pomeriggio trascorso, nel calore della casa, fra la sicurezza genitoriale.

Abbasso gli occhi e sorrido a me stessa, ancora oggi nella mia grande età a loro mi rivolgo nei momenti di estrema tensione, quando tutto sento sfugge dal controllo e il bisogno prevale su ogni logicità.

Le mani all’improvviso si bloccano sulla tastiera degli stati d’animo e realizzo che i dolori si sono appena trasformati in una esternazione, forse scatenerà il mal di testa. Ma ognuno possa trovare quello che più cerca.

Fernanda

 21 novembre 2025

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