Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio.
Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta senz’altro a vivere meglio.
C’è un segreto che uccide ogni paura: essere disposto ad affrontare tutto quello che potrebbe accadere (Giacomo Papasidero)
Gran parte dei concetti psicologici sul significato e la patogenesi dell’ansia deriva dalla metapsicologia psicodinamica (quella delle vie dell’inconscio, per intenderci) la quale porta a concludere che, attraverso opportuni meccanismi psichici di difesa, il nostro io venga protetto rimuovendo, spostando (o attraverso altre azioni inconsce) l’oggetto che produce, paura determinando una “paura senza oggetto”.
E quindi, partendo dall’affermazione del Mental Coach Giacomo Papasidero, basterebbe accettare la possibilità di confrontarci con eventi negativi senza farne un dramma, per ridurre o eliminare le conseguenze negative dell’ansia.
E, allora, perché non ci riusciamo?
L’ansietà è un sottile rivolo di paura che si insinua nella mente. Se incoraggiata, scava un canale nel quale tutti gli altri pensieri vengono attirati. (Robert Albert Bloch)
Cause dell’Ansia nella Prospettiva Psicodinamica
I fenomeni mentali, considerato che “tutto” parte dall’energia liberata attraverso il moto di azione e repulsione dei Quark, possono essere spiegati come risultato di un conflitto che deriva da potenti forze inconsapevoli (ad esempio, bisogni o desideri da appagare) che cercano un modo di esprimersi per essere consapevolizzate e, quindi, ottenere un “soddisfacimento”. Sono legate a necessità di tipo naturale e, Freud, le chiamava “ES”
Tali forze trovano, in noi, un costante “controllo” mediante resistenze in “controfase” (forze di azione opposta) che tendono ad impedire l’espressione delle prime e sono condizionate dalla morale del tempo e del luogo: Freud le definiva “SUPER IO”
Esiste, poi, la parte di noi che dovrebbe decidere (più o meno consapevolmente) la strategia più adeguata per appagare ciò che serve, nel modo migliore. Questo, Freud, lo chiamava “IO”
L’obiettivo è quello di evitare uno sbilanciamento e di creare una dinamica in “equiforze” fra chi “tira” e chi “resiste” onde consentire, in pratica, la possibilità di essere accettati, inseriti, integrati e, alla fine, inclusi. Evitando disadattamenti di tipo Sociale.
Secondo questo modo di osservare le cose, l’ansia diviene la manifestazione di un conflitto psichico fra le pulsioni provenienti dall’ES e le repressioni morali che si generano dal SUPER IO.
Volendo esemplificare il discorso, possiamo immaginare una persona a passeggio col proprio cane e individuare, nella prorompente vivacità di quest’ultimo (il cane) il principio dell’ES; nel guinzaglio, la resistenza del SUPER IO; nella persona, l’elemento “IO”.
L’ansia, se vogliamo quindi, nasce per la paura di non riuscire a “domare” l’ES (cioè, il cane) senza un SUPER IO (il guinzaglio, magari del tipo “semistrangolo”) considerevolmente incisivo. Tutto questo perché non si possiede una adeguata capacità di “condurre” il proprio cane (cioè, un IO idoneo)
Se ci riflettiamo, una simile condizione spiega il tentativo, che molti attuano, di vivere all’interno di schemi mentali rigidi e fortemente regolamentati.
Per cui, la soluzione è quella di raggiungere una adeguata maturazione dell’IO
In questo modo, si riuscirà a far dialogare le istanze di bisogni e desideri (nel rispetto della propria realizzazione) con le regole che, l’ambiente nel quale viviamo, si aspetta di vedere rispettate. E il cane, col suo fedele Amico, potranno finalmente guardarsi negli occhi, fidandosi reciprocamente perché, le giuste regole, saranno state correttamente introiettate.
Nel frattempo, però, bisogna fare i conti con:
- Conflitti inconsci: (emozioni represse o pensieri inconsci che entrano in conflitto con le norme morali, le aspettative sociali o le limitazioni imposte dalla realtà)
- Sentimento di impotenza e angoscia da separazione (come antiche reminiscenze traumatiche);
- Meccanismi di difesa (che dovrebbero proteggere l’Io dall’incontro traumatico con l’angoscia)
A proposito di questi ultimi, quelli maggiormente associati ai disturbi d’ansia e che, in un certo qual modo limitano e condizionano, sono:
Rimozione (con cui pensieri, desideri o ricordi inaccettabili o dolorosi vengono esclusi e confinati nel mondo dell’inconscio da dove, però, si “fanno sentire” attraverso veri e propri sfiati emotivi come ansia generalizzata o sotto forma di somatizzazioni, con uno stato di tensione cronica);
Spostamento ( il reindirizzamento di un impulso emotivo su un bersaglio meno minaccioso di quello che ha creato il problema e che, apparentemente, non c’entra nulla con il problema che ci portiamo dentro; questa è una delle motivazioni attraverso cui si generano le fobie. Ad esempio, la paura inconscia nei confronti di un genitore autoritario può essere spostata e concentrata su un oggetto simbolico, come ragni o cani (o altro) o altezze, rendendo l’ansia apparentemente inspiegabile e irrazionale);
Isolamento dell’Affetto (mediante cui si separano le emozioni traumatiche dai pensieri per mantenere lucidità e razionalità determinando, però, manifestazioni ossessivo compulsive o ansia libera);
Intellettualizzazione ( meccanismo ancora più incisivo dell’isolamento dell’affetto per evitare di sentire emozioni spiacevoli e analizzare razionalmente una minaccia, piuttosto che viverla emotivamente; in questo caso si crea una sorta di ruminazione perché, anziché affrontare la paura, la persona si perde in pesanti dettagli, trasformando l’ansia in un’iperattività mentale e razionale);
Somatizzazione (che porta a convertire il conflitto in sintomi fisici):
Non c’è niente di peggio dell’ansia per un futuro che potrebbe non arrivare mai. (Albert Camus)
Con la speranza e l’obiettivo di essere stato utile per conoscere sempre meglio chi incontriamo (soprattutto quando ci guardiamo allo specchio), vi do appuntamento alla prossima puntata, nella quale ci occuperemo della neurobiologia dell’ansia
Questo video riassume, semplificandoli, i contenuti finora espressi
Buona “degustazione”

Direttore Responsabile “La Strad@” – Medico Psicoterapeuta – Vicedirettore e Docente di Psicologia Fisiologica, PNEI & Epigenetica c/o la Scuola di Formazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico SFPID (Roma/ Bologna) – Presidente NEVERLANDSCARL e NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS (a favore di un invecchiamento attivo e a sostegno dei caregiver per la Resilienza nel Dolore Sociale) – Responsabile Progetto SOS Alzheimer realizzato da NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS – Responsabile area psicosociale dell’Ambulatorio Popolare (a sostegno dei meno abbienti) nel Centro Storico di Cosenza – Componente “Rete Centro Storico” Cosenza – Giornalista Pubblicista – CTU Tribunale di Cosenza.
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