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Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio.

Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta senz’altro a vivere meglio.

L’ansia è sempre un vuoto che si genera fra il modo in cui le cose sono e il modo in cui pensiamo che dovrebbero essere. È qualcosa che si colloca fra il reale e l’irreale (Cit.)

Partendo dalla riflessione appena enunciata, possiamo considerare l’ansia (così come la sua derivazione di angoscia) come una manifestazione emotiva di quello che proviamo di fronte a un evento reale o a quello che riteniamo che sarà un evento cui dovremo far fronte. E che, comunque, ci allarma non poco

Quindi, non è il “primum movens” ma il risultato dell’attività della nostra Personalità (che, secondo i dizionari specialistici, è l’organizzazione dinamica degli aspetti cognitivi, affettivi, motivazionali e volitivi dell’individuo).

L’ansia non ci sottrae il dolore di domani ma ci priva della felicità di oggi (Leo Buscaglia)

Come potremmo definire l’Ansia?

Come una sensazione caratterizzata da agitazione, incertezza e apprensione con un continuo stato di allarme e una penosa sensazione di impotenza di fronte a pericoli più o meno reali.

Considerando questa premessa, un punto di osservazione è quello di distinguere l’ansia di tratto da quello di stato.

L’ansia di Tratto, si evidenzia come elemento relativamente stabile e “caratterizzante” del funzionamento di personalità. Chi possiede un tratto di ansia, manifesta un atteggiamento comportamentale che rispecchia la modalità con cui egli tende a percepire come pericolosi o minacciosi determinati stimoli e situazioni ambientali, reagendo con preoccupazione anche in quelle situazioni che non rappresentano una fonte di minaccia per la maggior parte degli individui.

L’Ansia di Stato provoca una rottura nell’equilibrio emotivo di quelle persone che non riescono ad adattarsi alle diverse situazioni che la vita impone e propone, al punto di indurre la persona a mettere in atto dei meccanismi comportamentali finalizzati a ridurre queste sensazioni. Paradossalmente, questi sistemi possono determinare situazioni maladattive che portano all’effetto opposto, ovvero all’aumento ulteriore dell’ansia, avviando un circolo vizioso sempre più condizionante.

Partendo dal principio che essa stessa è un sintomo e non la causa prima, al di là delle spiegazioni sopra riportate, si può osservare la presenza di questo disturbo in molti quadri studiati e analizzati dalla psicologia clinica e dalla psichiatria.

L’ansia è di frequente riscontro

negli stati depressivi;

nella maggior parte dei disturbi della personalità (fobie, ossessioni, isterie, etc.)

nelle fasi acute delle psicosi

in molte malattie organiche (cardiopatie, insufficienza respiratoria, asma, malattie neurologiche localizzate al tronco dell’encefalo, ipertiroidismo, etc.)

a seguito dell’abuso di alcuni farmaci (anfetaminici, barbiturici, ormoni corticosteroidei o tiroidei, etc)

CHE DIFFERENZA C’E’ CON L’ANGOSCIA?

Mentre “Ansia” viene dal Latino “Anxius” con il significato di “agitazione”, Angoscia deriva dal Latino  “Angustia” e “Angere” che significa, “Stringere” e identifica una sensazione dolorosa all’epigastrio (la “bocca” dello stomaco) accompagnata a difficoltà nel respiro e da profonda tristezza.

Il termine angoscia è stato utilizzato per la prima volta, in Filosofia, da Soren Kierkegard, per identificare la condizione preliminare dell’essenza umana che emergeva quando l’uomo si poneva davanti a una scelta.

In pratica, la libertà di scegliere determina angoscia, perché si consapevolizzano le responsabilità derivanti dal fatto che una scelta positiva significhi, potenzialmente, milioni di scelte negative. L’angoscia è definita quindi come il sentimento della possibilità.

“Ogni essere umano è abbandonato a sé stesso e costretto a operare delle scelte che possono prospettarsi errate, pericolose, o addirittura lesive per la sua stessa esistenza; quindi, dal momento che ciascuno condivide la stessa condizione di fronte all’atto di scegliere, l’angoscia è necessariamente un fondamento dell’essenza umana, primigenio e inalienabile”

Attraverso lo stato d’animo sofferente che si genera in conseguenza della paura, esprimiamo due richieste fondamentali:

  • La prima (ESPLICITA): la preoccupazione di non essere capaci saper di reagire allo stress che si genera e la ricerca di qualcuno che ci rassicuri (Non risolta, produce il Panico)
  • La seconda IMPLICITA o SECONDARIA): il bisogno inconsapevole che qualcuno si prenda cura di noi e ci aiuti a far “crescere” il bambino impaurito che è, ancora, in noi (Non risolta, produce Angoscia)

Da qui, l’importanza di acquisire informazioni per essere capaci di avere la necessaria chiarezza per stabilire, poi, il da farsi fosse anche il chiedere aiuto a chi è capace di darci una mano.

Che gli uccelli dell’ansia e della preoccupazione volino sulla vostra testa, non potete impedirlo. Potete evitare, però, che vi costruiscano il nido (proverbio Tibetano)

Con la speranza e l’obiettivo di essere stato utile per conoscere sempre meglio chi incontriamo (soprattutto quando ci guardiamo allo specchio), vi do appuntamento alla prossima puntata, nella quale approfondiremo le cause dei disturbi d’ansia

Questo video riassume, semplificandoli, i contenuti finora espressi

Buona “degustazione”

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