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Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio.

Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta senz’altro a vivere meglio.

La radice della creatività si ritrova nel bisogno di ricostruire l’oggetto buono distrutto nella fase depressiva.(Melanie Klein)

La terapia per la depressione prevede un approccio diversificato e personalizzato in grado di rispettare i moderni criteri di quella Medicina che mette al centro chi soffre e si basa, di fatto, su questo antico ammonimento di Socrate: “Se tu sei veramente un medico, sappi che quando curi gli occhi, dietro gli occhi c’è la mente e dietro la mente c’è l’anima: per curare gli occhi devi capire l’anima!”

E allora, come ci si muove per curare chi ha sviluppato il proprio personale mondo di disperazione depressiva?

Non possiamo distinguere se certi tormenti profondi appartengano all’anima o al  corpo: se sono il malessere causato dal fatto di avvertire la futilità della vita o l’indisposizione che deriva da un abisso organico. Qualche volta mi duole esistere, con una nausea a tal punto intensa che non so distinguere se si tratta di tedio o di un conato di vomito. Oggi, la mia anima è triste fino al corpo. Tutto me stesso mi duole: la memoria, gli occhi, e le braccia. In tutto ciò che sono c’è come una specie di reumatismo”. (Fernando Pessoa – Il libro dell’inquietudine)

Gli obiettivi principali della terapia della sindrome depressiva sono: la risposta al trattamento; la remissione della sintomatologia; la ripresa funzionale del soggetto; la riduzione del rischio di ricadute; il miglioramento della qualità della vita.

I pilastri del trattamento riguardano la terapia farmacologica e la psicoterapia, spesso utilizzate in combinazione per coprire la più vasta gamma di personalità che esprimono il problema depressivo.

Come dire: a ciascuno, il suo!

Per quanto riguarda la terapia farmacologica esistono diverse classi di farmaci che attualmente vengono utilizzati nella terapia dei disturbi depressivi

  • Antidepressivi triciclici – TCA (Fra i primi a essere impiegati nel trattamento della depressione come inibitori non selettivi della serotonina e noradrenalina sono stati per molto tempo la classe di farmaci di prima scelta in questo disturbo)
  • Inibitori della Monoammino ossidasi – IMAO (farmaci che bloccano gli enzimi che inattivano i neurotrasmettitori come la serotonina, la dopamina e la noradrenalina)
  • Inibitori selettivi del riassorbimento della serotonina – SSRI: Fluoxetina, sertralina, paroxetina, fluvoxamina, citalopram, escitalopram (Fungono anche da ansiolitico)
  • Inibitori del riassorbimento della noradrenalina e della serotonina – SNRI: Venlafaxina duloxetina (si usano nel caso in cui la quota di ansia è maggiore)
  • Inibitori selettivi del riassorbimento della noradrenalina – NARI: reboxetina (si usano nel caso di depressione caratterizzata dal rallentamento psicomotorio e compromissioni cognitive)
  • Antagonisti Alfa 2 adrenergici e serotoninergici – NaSSA: mirtazapina (molto più selettivi rispetto ai precedenti; a basse dosi sono sedativi, ad alte dosi diventano  maggiormente stimolanti)
  • Antagonisti dei recettori serotoninergici di tipo 2 e inibitori del riassorbimento della serotonina – SARI: trazodone, nefazodone (più deboli degli SSRI ma con minori effetti collaterali)
  • Inibitori del riassorbimento della Noradrenalina e Dopamina: bupropione (particolarmente stimolante)
  • Agonisti dei recettori MT1 e MT2: Agomelatina (regolarizza il sonno senza dare sedazione)
  • Vortioxetina (per migliorare le funzioni cognitive compromesse dalla depressione)
  • Esketamina spray nasale (antagonista del recettore NMDA, per le depressioni resistenti ad altri farmaci o conseguenti soprattutto a iperstress)
  • Farmaci più recenti: sono in continua evoluzione.

Per quanto concerne il trattamento psicoterapeutico, sono molte le possibilità di approccio, fra cui (in ordine alfabetico) la terapia cognitiva, quella comportamentale, interpersonale, a orientamento psicoanalitico / psicodinamico, di sostegno, etc.

In quest’ambito (almeno per ora) non è utile approfondirci nella descrizione dei vari indirizzi, che richiederebbe una trattazione a parte.

Quello che conta nel rapporto con chi soffre è non sottovalutare il suo stato d’animo. Per esempio, alcuni commenti che dovrebbero essere “incoraggianti” (riprendendo, per esempio alcune affermazioni riportate nel testo di Psichiatria del prof. Siracusano: “Lei non ha motivo di essere depresso, ha così tante belle qualità!” – oppure: “Perché dovrebbe suicidarsi? Ci sono così tante cose per le quali vale la pena vivere!”) sortiranno l’effetto contrario perché verrebbero vissuti come completi fallimenti dell’empatia, aumentando la percezione di incomprensione e di solitudine e incrementando, così, la disperazione e l’eventuale tendenza suicida.

La cosa più importante per un terapeuta, è che riesca ad andare incontro ai motivi legati a tutto ciò che ha condotto, nel tempo, al problema depressivo: il rapporto con l’Angoscia, quello con il Lutto, il tipo di modello di attaccamento, la qualità delle relazioni oggettive, etc.

Tutto ciò, per stimolare una risposta legata alla voglia di riscatto personale come risultato di recupero della propria autostima.

Particolarmente suggestiva, a tal proposito, è la guarigione del paralitico presso la piscina di Betesda riportata nel Vangelo di Giovanni.

Il racconto, suggerito dal Prof. Raffaele Zinno (Docente dell’Università della Calabria), descrive come Gesù guarì un uomo, paralizzato da molti anni, non immergendolo nell’acqua come ci si sarebbe aspettati, ma comandandogli semplicemente di alzarsi e camminare.

La visione Laica (ma, a che quella più approfondita, di molti Teologi) di tale evento, ci porta a concludere che l’invito rivolto al paralitico sia stato, in realtà, un richiamo al credere nelle proprie capacità in quanto miracolo vivente

“Vuoi essere guarito?

Chi sei?

A questo ci arriveremo dopo ma la mia domanda rimane.

Vuoi portarmi nell’acqua, Signore? Io non ho nessuno che mi cali nella piscina quando l’Angelo agita l’acqua rendendola miracolosa! E così, mentre io tento di avvicinarmi, gli altri mi passano sopra, calpestandomi!

Guardami! Non ti sto chiedendo di chi ti aiuta o di chi non ti aiuta mettendosi davanti a te. Io ti sto chiedendo di te!

Io ci sto provando da molto tempo!

Si, lo so, e ormai hai smesso di sperare: ti capisco bene ma questa piscina non ha niente per te: non hai bisogno di questa piscina! Tu, vuoi essere guarito? Allora andiamo: alzati, prendi il tuo giaciglio e cammina!”

Con la speranza e l’obiettivo di essere stato utile per conoscere sempre meglio chi incontriamo (soprattutto quando ci guardiamo allo specchio), vi do appuntamento alla prossima puntata, nella quale inizieremo il cammino nel mondo dei disturbi d’ansia

Questo video riassume, semplificandoli, i contenuti finora espressi

Buona “degustazione”

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