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Pubblicato su Lo Sciacqualingua

Quante volte ci siamo trovati a scrivere “davanti” e ci è venuto il dubbio: ma qui è un avverbio, una preposizione o addirittura un sostantivo? E soprattutto… cambia qualcosa? Sì, eccome se cambia. In queste noterelle smascheriamo le ambiguità di un sintagma, apparentemente innocuo, ma capace di mettere in crisi anche le persone cosiddette acculturate. Un piccolo viaggio tra sintassi e buon senso, dunque, con esempi chiari e una ‘regola’ semplice da ricordare.

Il lessema davanti appartiene a quelle parole che sembrano innocue, ma che possono trarre in inganno: a volte è avverbio, altre volte è preposizione, altre ancora è sostantivo. Capire la differenza è fondamentale per usare correttamente l’italiano. La chiave per distinguere le tre funzioni sta nel contesto e nella forma.

Quando davanti è un avverbio, non si riferisce a un nome e non cambia mai forma: rimane sempre davanti. In questa funzione, indica una posizione e modifica il verbo.

Per esempio: – Cammina davanti → “davanti” ci suggerisce dove camminare, non descrive un nome. – Mettiti davanti! → “davanti”, qui, modifica il verbo “mettersi”, specificando la posizione.

In questi casi si può sostituire con un altro avverbio come dietrosopraaccanto, e la frase resta corretta. Questo è un buon “metodo” per capire se si sta usando un avverbio.

Se, invece, davanti è una preposizione impropria forma una locuzione preposizionale: davanti a . In questo caso, introduce un complemento di luogo e non cambia forma.

Per esempio: – Davanti al museo c’era una folla → “davanti a” introduce il complemento. – Mi sono fermato davanti alla porta → “davanti a” indica la posizione rispetto a un luogo.

Da ricordare, inoltre, che davanti a è una locuzione fissa: non si può dire davanti il museo, ma davanti al museo. La preposizione “a” è tassativa.

Infine, davanti può essere anche sostantivo quando assume il significato di “parte anteriore” o “fronte” di qualcosa. In questo caso è preceduto da un articolo e si comporta come un nome qualsiasi.

Per esempio: – Il davanti della maglietta è sporco → “davanti” è un sostantivo. – Preferisco il davanti dell’auto → indica una parte fisica.

Un modo semplice per verificare la funzione di davanti è provare a sostituirlo o a metterci davanti un articolo. Se la frase regge con il davanti, allora è sostantivo. Se puoi sostituirlo con dietro o sopra e la frase resta corretta, è avverbio. Se è seguito da “a” e introduce un complemento, è preposizione.

Un esempio: – Davanti al portone → corretto, preposizione. – Cammina davanti → corretto, avverbio. – Il davanti del vestito → corretto, sostantivo. – Cammina il davanti → suona male, non è corretto.

Insomma, e concludiamo queste noterelle, davanti è avverbio quando modifica il verbo e resta invariabile; è preposizione quando è seguito da “a” e introduce un complemento; è sostantivo quando è preceduto da un articolo e indica una parte. Basta osservare la frase, provare a sostituirlo, e magari metterci un articolo davanti per avere la conferma. Con questa regola empirica il dubbio – come usa dire – si dovrebbe sciogliere come neve al sole.

A cura di Fausto Raso

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