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Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio.

Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta senz’altro a vivere meglio.

L’uomo coltiva la propria infelicità per avere il gusto di combatterla a piccole dosi. Essere sempre infelici, ma non troppo, è condizione “sine qua non” di piccole e intermittenti felicità (Eugenio Montale)

Depressione è un termine che deriva dal latino come participio passato (Depressus) del verbo  deprimere composto dalla particella intensiva “de” e dal termine “premere”: sostanzialmente, il suo significato connoterebbe il risultato di una pressione tendente a deformare, opprimendo.

Lontano lontano si fanno la guerra. Il sangue degli altri si sparge per terra. Io, questa mattina mi sono ferito a un gambo di rosa, pungendomi un dito. Succhiando quel dito, pensavo alla guerra. Oh povera gente, che triste è la terra. (Franco Fortini)

Secondo i manuali di psichiatria, La depressione è un disturbo dell’umore, caratterizzato da un insieme di sintomi cognitivi, comportamentali, organici e affettivi che, nel loro insieme, sono in grado di peggiorare in maniera considerevole lo stato d’animo compromettendo le abilità ad adattarsi alla vita sociale.

La depressione non è quindi, come spesso ritenuto, un semplice abbassamento dell’umore, ma un insieme di sintomi più o meno complessi che alterano anche in maniera consistente il modo in cui una persona ragiona, pensa e raffigura sé stessa, gli altri e il mondo esterno.

Per il fatto che la sua manifestazione si evidenzia attraverso una miriade di sintomi, prende il nome di Sindrome.

Essa può assumere la forma di un singolo episodio transitorio (si parlerà quindi di episodio depressivo) oppure di un vero e proprio disturbo (si parlerà quindi di disturbo depressivo).

Quando i sintomi sono tali da compromettere, in maniera significativa e persistente, l’adattamento sociale si parlerà di disturbo depressivo maggiore (o depressione endogena), in modo da distinguerlo da depressioni minori (o reattive) che non hanno gravi conseguenze e, molte volte, sono normali reazioni ad eventi di “perdita” traumatica (lavoro, casa, lutti, etc.)

Il DSM V, nel capitolo dei disturbi depressivi include:

  • Il disturbo da disregolazione dell’umore dirompente
  • il disturbo depressivo maggiore (che comprende anche il singolo episodio depressivo)
  • il disturbo depressivo persistente (o distimia)
  • il disturbo disforico premestruale
  • il disturbo depressivo indotto da sostanze tossiche o farmaci
  • il disturbo depressivo senza specificazione

La caratteristica Comune di tutti questi disturbi è, comunque, la presenza di umore triste vuoto o irritabile, accompagnato da modificazioni sia somatiche che cognitive, le quali incidono in maniera significativa sulla capacità di “funzionamento” personale, interpersonale, sociale, lavorativo, etc.)  dell’individuo.

Le differenze consistono nella durata, nella distribuzione temporale e nella presunta causa

Il disturbo da disregolazione dell’umore dirompente si riferisce prevalentemente al quadro clinico di bambini con irritabilità persistente e con frequenti episodi di discontrollo comportamentale estremo.

L’averlo inserito nel mondo della Depressione deriva dal fatto che, i bambini con questa sintomatologia, sviluppano tipicamente disturbi depressivi di tipo unipolare o disturbi d’ansia piuttosto che disturbi bipolari, nel momento in cui entrano nell’età adolescenziale o in quella adulta

Come precisato nelle puntate precedenti, i disturbi bipolari sono stati inseriti a cavallo fra la depressione e la psicosi lasciando quindi, al capitolo della Depressione, solo la valenza “unipolare”.

Il Mondo dei disturbi depressivi è quanto mai vasto e, come spesso accade, l’estrinsecarsi del disturbo, ha una base genetica attivata, o meno, da una miriade di fattori che svolgono, quindi, un ruolo epigenetico (cioè, che “controllano” e influenzano l’attività genetica)

Cioè, a seconda del tipo di organizzazione e funzionamento di personalità (o “profilo”, che dir si voglia) ciascuno disegnerà il proprio destino utilizzando una tavolozza di colori preimpostata ma a vare la differenza sarà, soprattutto, la sua soggettiva capacità creativa.

L’obiettivo  dei nostri incontri, sarà quello di capire come, tutto ciò, accade e di spiegarlo nel modo più chiaro possibile.

Mi hanno insegnato a chiedere permesso prima di entrare, anche quando sapevo di essere attesa. Praticamente ho chiesto scusa al mondo fin dal primo vagito. Eppure, esistere, è un diritto dalla nascita: non serve un’autorizzazione, non serve aspettare che qualcuno ti dia la parola o ti conceda spazi. Per anni ho camminato in punta di piedi misurando le parole e ho sorriso anche quando non volevo. Il mio pensiero più frequente? Non dare troppo nell’occhio come se, brillare, potesse essere scambiato per un atto di arroganza. È stato il tempo, insieme alle esperienze, a farmi cambiare rotta, a spingermi a navigare nel mare aperto: “IO”, la mia stella, un modo per farmi luce  e accendere quell’interruttore dentro di me per illuminare la strada da percorrere. Noi non siamo fatti per passare inosservati nè per adattarci ad una quiete artificiale che annulla la nostra essenza annichilendo, in alcuni casi, la nostra anima. Il mondo non è un salotto in cui muoversi con delicatezza evitando di lasciare impronte ma è uno spazio dove poter camminare scalzi, così da potersi esporre, accogliendo il contatto con la realtà così com’è, con tutte le sue meravigliose contraddizioni (Francesca Paola Iannacone)

Con la speranza e l’obiettivo di essere stato utile per conoscere sempre meglio chi incontriamo (soprattutto quando ci guardiamo allo specchio), vi do appuntamento alla prossima puntata, nella quale continueremo il nostro cammino nel vasto mondo della depressione

Questo video riassume, semplificandoli, i contenuti finora espressi

Buona “degustazione”

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