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Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio.

Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta senz’altro a vivere meglio.

Senza dirlo a nessuno, Euforia e Depressione organizzano incontri segreti a metà del dizionario. (Fabrizio Caramagna)

Nel DSM- 5 il Disturbo Bipolare e i suoi disturbi correlati, sono stati separati dai Disturbi Depressivi e sono stati posti, come spartiacque, fra i capitoli riguardanti i disturbi dello Spettro psicotico e i disturbi depressivi.

In questa novantesima puntata, tratteremo il disturbo bipolare di tipo I

Quando il suo sorriso sembra malinconico si chiama Monna Lisa. Quando sembra allegro, Gioconda. E’ la prima opera d’arte bipolare. (Fabrizio Caramagna)

I criteri che ci portano a diagnosticare il Disturbo Bipolare I rappresentano la visione moderna del Disturbo Maniaco Depressivo classico o della Psicosi Affettiva descritta nel diciannovesimo secolo e differiscono da questi quadri sintomatologici ormai superati, perché né la psicosi e né, tantomeno, la manifestazione di depressione maggiore (a lunghissimo termine) rappresentano un elemento fondamentale.

In questo modo, si è riconosciuta la posizione del Disturbo Bipolare, come quella che sta a rappresentare un ponte fra le due classi diagnostiche (Schizofrenia e Depressione) in termini di sintomatologia, storia familiare, e genetica

Il Disturbo Bipolare di tipo I è una condizione psichiatrica caratterizzata dalla presenza di almeno un episodio maniacale, che può essere preceduto o seguito da episodi ipomaniacali o depressivi maggiori. 

Caratteristiche principali (e criteri diagnostici) del disturbo bipolare di tipo I:

Fase maniacale:

Caratterizzata da un periodo di umore elevato, euforico, esuberante o irritabile, che dura almeno sette giorni e causa una marcata compromissione del funzionamento sociale o lavorativo, con aumento dell’attività psicofisica, che può includere comportamenti impulsivi e rischiosi. 

Durante questo periodo, devono essere presenti almeno 3 o 4 dei seguenti sintomi:

  • Senso di grandiosità
  • Diminuito bisogno di sonno (per esempio solo tre ore per notte)
  • Spinta continua a parlare (logorrea)
  • Fuga delle idee (accelerazione del flusso ideativo, dove le idee si susseguono rapidamente e superficialmente, spesso senza un filo logico evidente)
  • Facile distraibilità
  • Aumento dell’attività “finalizzata” (sociale, lavorativa, scolastica, o sessuale) o agitazione psicomotoria non “finalizzata” (a scopi più particolari)
  • Eccessivo coinvolgimento in attività che hanno un alto potenziale di conseguenze dannose (acquisti incontrollati, comportamenti sessuali sconvenienti o investimenti finanziari avventati)

È importante evidenziare che l’alterazione dell’umore, non conseguente ad assunzione di sostanze tossiche o farmacologiche, è talmente grave da causare una marcata compromissione del funzionamento sociale o lavorativo e da richiedere addirittura l’ospedalizzazione per prevenire danni a sé o agli altri, perché possono essere presenti anche gravi manifestazioni psicotiche

Fase ipomaniacale:

Caratterizzata da momenti di umore elevato meno gravi e di durata inferiore rispetto agli episodi maniacali. 

Fase depressiva

Periodi di umore depresso, perdita di interesse o piacere, affaticamento, difficoltà di concentrazione e cambiamenti nell’appetito (che può ridursi) e nel sonno (che, generalmente, aumenta)

Alternanza di fasi

Il disturbo bipolare di tipo I si manifesta con l’alternarsi di fasi maniacali, ipomaniacali e depressive, o con la sola presenza di episodi maniacali. 

Sviluppo e decorso

L’età media di esordio del primo episodio (maniacale o depressivo) è di circa 18 anni però, in realtà, l’esordio può verificarsi in qualsiasi momento del ciclo di vita: dalla preadolescenza (o anche prima) fino ai 60 o 70 anni.

Nella tarda età, è utile riflettere sulla possibilità (in caso di sintomi maniacali come, per esempio, la disinibizione sessuale o sociale) di un disturbo  neurocognitivo legato a danneggiamenti frontotemporali.

Fattori di rischio

Il disturbo bipolare è più comune nei Paesi ad alto reddito pro-capite, rispetto alle zone a basso reddito.

Una storia familiare di disturbo bipolare costituisce uno dei fattori di rischio maggiori per le manifestazioni cliniche.

Il rischio suicidario, statisticamente, è stimato abbastanza alto al punto da spiegare almeno un quarto di tutti i suicidi portati a termine.

Per la diagnosi di disturbo bipolare di tipo I è necessario che sia presente almeno un episodio maniacale, indipendentemente dalla presenza di episodi depressivi o ipomaniacali. 

Il trattamento del disturbo bipolare di tipo I può includere Farmaci (Stabilizzatori dell’umore, come il litio o alcuni anticonvulsivanti, antidepressivi e antipsicotici), Psicoterapia (terapie individuali o di gruppo) per aiutare il paziente a gestire i sintomi, migliorare le relazioni interpersonali e sviluppare strategie di adattamento al problema. 

Per concludere questa puntata, proviamo a riflettere sulla domanda che si è posto Fabrizio Caramagna:

Nelle persone bipolari, perché il polo negativo è molto più grande del polo positivo?

Con la speranza e l’obiettivo di essere stato utile per conoscere sempre meglio chi incontriamo (soprattutto quando ci guardiamo allo specchio), vi do appuntamento alla prossima puntata, nella quale ci occuperemo del disturbo bipolare di tipo II

Questo video riassume, semplificandoli, i contenuti finora espressi

Buona “degustazione”

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