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Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio.

Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta senz’altro a vivere meglio.

La realtà da cui lo schizofrenico si ritrae è la realtà delle relazioni interpersonali. (Philip K. Dick)

Come abbiamo visto nelle puntate precedenti, il problema principale dei disturbi dello spettro psicotico è legato alla paura di tutto il pericolo che può arrivare da “fuori” e da “dentro” sé stessi. Una variante particolare di questo mondo di sofferenza, è quella del Disturbo Schizoaffettivo

Nei testi di psichiatria la schizofrenia viene di solito trattata come una misteriosa malattia che “colpisce” l’individuo, e non – come sarebbe più corretto – come un insieme di comportamenti, di esperienze, di stati d’animo che riguardano direttamente la vita dell’individuo e gli appartengono. (Giovanni Jervis, Manuale critico di psichiatria, 1975)

Il disturbo schizoaffettivo è una condizione di alterazione mentale che “miscela” alcuni sintomi della schizofrenia generando un mix che sconfina negli estremi di depressione e mania.

Quindi, le persone affette da questo disturbo possono sperimentare deliri, allucinazioni, pensiero, eloquio e comportamento “disorganizzati”, insieme a periodi di umore “pericolosamente” elevato (mania) o depresso. 

Caratteristiche principali del disturbo schizoaffettivo:

  • Sintomi psicotici: Deliri, allucinazioni, pensiero disorganizzato, e comportamento disorganizzato o catatonico, anosognosia (scarsa percezione dei propri disturbi)
  • Sintomi dell’umore: Depressione (tristezza, perdita di interesse, pensieri negativi) o mania (iperattività psicomotoria, euforia, irritabilità). 
  • Funzionamento lavorativo e relazioni interpersonali frequentemente compromessi
  • Sottotipi: bipolare (quando le manifestazioni cliniche includono episodi maniacali con la possibilità del verificarsi anche di episodi depressivi maggiori); depressivo: quando le manifestazioni cliniche includono solo episodi depressivi maggiori

Prevalenza

Il Disturbo Schizoaffettivo sembra avere un’incidenza di circa un terzo rispetto alla diffusione della schizofrenia e, la sua presenza a lungo termine, è stimata essere molto bassa:  meno dell’1%

L’incidenza del Disturbo Schizoaffettivo è più alta nelle donne rispetto agli uomini, probabilmente in conseguenza di una maggiore incidenza del tipo depressivo fra le donne

Sviluppo e Decorso

L’età tipica di insorgenza del disturbo schizoaffettivo e la prima età adulta ma, l’esordio, può verificarsi in qualunque momento della vita dall’adolescenza fino all’età più avanzata.

La prognosi è relativamente migliore rispetto a quella per la schizofrenia ma potrebbe diventare peggiore rispetto a quello dei disturbi dell’umore.

Non è facile stabilire un decorso tipico e, soprattutto, una durata comune nelle diverse situazioni.

L’andamento più classico è quello che vede un’iniziale fase allucinatoria e delirante (soprattutto deliri di persecuzione) per un paio di mesi prima dell’esordio e, a seguire,  un episodio depressivo maggiore: a quel punto,  i sintomi psicotici e le manifestazioni depressive saranno presenti per almeno tre mesi; quindi, l’individuo può ristabilizzarsi completamente dall’episodio depressivo maggiore ma, i sintomi psicotici, persistono per un altro mese prima di scomparire a loro volta.

Questa è una situazione in cui il periodo totale della malattia è durato sei mesi

In funzione dell’aderenza nei confronti della terapia (farmacologica ed, eventualmente, psicologica) e anche al permanere all’interno di un ambiente destabilizzante, è possibile ipotizzare cicli sintomatologici (manifestazioni depressive, maniacali e psicotiche) a lungo termine che possono diventare cronici.

In base all’andamento, la diagnosi può anche essere modificata in quella di schizofrenia.

Differenze rispetto alla schizofrenia

Non vi sono test o esiti di misure biologiche che possano aiutare a porre la diagnosi di disturbo schizoaffettivo e confrontarlo con la schizofrenia: si può soltanto riflettere sulla valutazione dei domini sintomatologici relativi all’aspetto cognitivo (che deve essere meno degradato rispetto alla schizofrenia), depressivo e maniacale (che devono essere maggiormente incidenti, rispetto alla schizofrenia)

Nel disturbo schizoaffettivo, i sintomi dell’umore (depressione o mania) sono più prominenti (come intensità e durata) mentre, nella schizofrenia prevalgono deliri, allucinazioni, pensiero disorganizzato, e comportamento disorganizzato (o catatonico);

Trattamento

Il trattamento del disturbo schizoaffettivo prevede una combinazione di farmaci (antipsicotici, stabilizzatori dell’umore, antidepressivi), psicoterapia, e riabilitazione psicosociale.

Allo stesso modo di “divino” e “demoniaco”, Il termine “schizofrenico” è un concetto meravigliosamente vago nel suo contenuto e terribilmente spaventoso nelle sue implicazioni. (Thomas Stephen Szasz)

Con la speranza e l’obiettivo di essere stato utile per conoscere sempre meglio chi incontriamo (soprattutto quando ci guardiamo allo specchio), vi do appuntamento alla prossima puntata, nella quale ci occuperemo del disturbo bipolare

Questo video riassume, semplificandoli, i contenuti finora espressi

Buona “degustazione”

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