Il primo aprile è, per antonomasia, il giorno della beffa. Celebrata in gran parte del mondo, questa ricorrenza trasforma amici, parenti e persino grandi testate giornalistiche in “vittime” di scherzi più o meno sofisticati, con l’unico obiettivo di suscitare un sorriso o un pizzico di bonario imbarazzo. Ma da dove nasce questa bizzarra tradizione?
Sebbene le radici del “Pesce d’Aprile” siano avvolte nel mistero, la teoria più accreditata dagli storici ci riporta alla Francia del XVI secolo. Prima dell’adozione del calendario gregoriano nel 1582, il Capodanno veniva festeggiato tra il 25 marzo e il 1° aprile, in corrispondenza dell’equinozio di primavera.
Con il passaggio alla nuova data del 1° gennaio, stabilito da re Carlo IX, non tutti si abituarono immediatamente al cambiamento. Molti, per distrazione o per fedeltà alle vecchie tradizioni, continuarono a scambiarsi auguri e regali in primavera. Fu così che i “modernisti” iniziarono a farsi beffe dei ritardatari, consegnando loro pacchi vuoti o invitandoli a feste inesistenti. Questi doni burleschi vennero soprannominati poisson d’avril (pesce d’aprile), forse per simboleggiare la facilità con cui i più ingenui “abboccavano” all’amo dello scherzo, proprio come un pesce affamato.
Oggi, nell’era digitale, la tradizione si è evoluta: dai classici pesci di carta attaccati sulla schiena si è passati a sofisticate fake news virali che, per un intero giorno, mettono alla prova il senso critico di milioni di utenti in tutto il mondo.


