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Cari Lettori, riflettevo sul fatto che sono trascorsi 17 anni da quando il “Cadetto” Umberto Agnelli ha ceduto le armi, il 27 maggio 2004.

17 non è un numero che, per la Società, meriti di essere particolarmente ricordato come, invece, potrebbero essere il 10 (decimo anniversario) il 20 (ventesimo anniversario) e così via.

Eppure, scindendo il numero 17 in 1 e 7 avremo, per il numero 1, il significato numerologico ed esoterico  di “Essere Unico”(che viene posto in relazione con la Potenza Suprema, il Polo Radiante e il Centro mistico) e, per il numero 7,  il significato della Conoscenza e della Sapienza (simboleggiando profonda saggezza e ricerca della verità ma, anche, introspezione e meditazione).

E allora, in occasione di un anniversario così, misticamente, ricco di significati ho immaginato una mia “lettera aperta” per cercare di capire se una figura così (in apparenza) di secondo piano possa, in realtà, rappresentare il valore dell’unicità di una persona.

Quale che ne sia l’ordine di genitura o il ruolo sociale.

Caro Umberto,

A distanza di anni qualcuno ritiene ancora che, da quando l’Avvocato si insediò alla guida della FIAT, nel 1966, succedendo al prof. Vittorio VALLETTA, la tua figura non abbia mai brillato di luce propria; il carisma del primo avrebbe sempre oscurato il tuo e quest’ultimo non sarebbe mai posseduto capacità decisionali, né autonomia operativa negli incarichi aziendali affidatigli (sempre sotto la tutela di “Gianni”)

Cosa sappiamo della tua vita “pubblica”?

Ultimogenito di sette fratelli (anche se verrai ricordato come “quello dopo l’Avvocato”), nasci a Losanna il 1 novembre del 1934 da un padre (Edoardo Agnelli) erede designato di una dura mentalità piemontese  e da una madre (Virginia Bourbon del Monte) frequentatrice dei migliori salotti della cultura parigina.

Rimasto orfano (a seguito di un grave incidente subito da tuo padre) all’età di un anno verrai protetto da un cordone affettivo che tenterà di lenirti il peso della perdita ma che, purtroppo, non farà che aumentare una specie di “lutto fissato” (cioè non ben vissuto e, quindi, non metabolizzato) per via anche, della sommatoria dell’angoscia di una famiglia che, da quel momento in avanti, vedrà uno scontro continuo fra la rigidità del Patriarca (il nonno Giovanni) e la  voglia di modernità della mamma.

Ti laurei in Giurisprudenza a Torino e a 22 anni vieni designato Presidente della Juventus. Un paio di anni più tardi, incroci il tuo destino con quello della famiglia Piaggio, sposando Antonella e godendo della paternità di Giovanni Alberto (detto “Giovannino”) che vedrai spegnersi a soli 33 anni dopo averlo immaginato nuovo erede della Dinastia.

Nel 1965 assumi la guida della Fiat France e ricevi, a Parigi, la Legion d’Onore e la carica direttiva di Simca Industrie. Da qui, nel 1970, il ruolo di Amministratore Delegato Di Fiat S.p.A.  ,

“Oggi un vero imprenditore deve anche assolvere a un compito di solidarietà verso il prossimo. Questo è un principio che dobbiamo cominciare a diffondere”.

Caro Umberto mi ha colpito molto il fatto che chiedesti ai tuoi collaboratori di assorbire una nuova cultura di impresa più aperta e sensibile alle problematiche sociali e, per preparare i manager alla nuova mentalità creasti “l’Istituto per lo sviluppo organizzativo – ISVOR” tentando di contaminare con queste nuove idee anche Lancia Automobili e Piaggio (assumendone, per entrambe, la Presidenza).

“C’è chi pianta un albero, perché un domani qualcuno vi si potrà riparare dal sole, c’è chi vede brillare le stelle perché crede ancora in qualcosa, c’è chi riesce a creare occasioni utili più di quante se ne possano incontrare… io ho imparato a mostrare, nel silenzio dell’operosità, il valore di un’idea”.

Nel 1974 indossi la livrea di un nuovo matrimonio, impalmando la mano della elegante Allegra Caracciolo (cugina di Marella, moglie di Gianni) e inizi il tuo (breve) percorso politico come Senatore della Democrazia Cristiana per, poi, tornare (come vicepresidente ) alla Fiat per dedicarti anche alla realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino – Lione e ai rapporti (mediante la presidenza di un’apposita Fondazione) col Giappone.

“Siate gentili con le persone che incontrate salendo, perché tornerete ad incontrarle scendendo”(Cit.)

Nel 2003, dopo la scomparsa di tuo fratello Giovanni, assumi il controllo della Galassia FIAT ma, ormai stanco, ti fermi il 28 maggio 2004, a Torino. Dove vieni sepolto nel cimitero monumentale di Villar Perosa.

Ma cosa sappiamo di te e della tua “intimità” così tenacemente difesa?

Il mio unico grande affetto, fin da piccolo, è stato Gianni, il mio fratello maggiore. Anche i bambini ricchi possono essere soli e infelici.” 

Caro dottore, gentiluomo della vecchia guardia, rispettoso di regole di educazione ormai scomparse, ma forse un po’ attillate, come una giacca di un paio di taglie più piccole…

Caro Signore, che quando si è trattato di porsi al servizio della Famiglia, sei sempre stato pronto a metterti sugli attenti e a saper fare un passo indietro (anche di fronte ad ingiustizie palesi), consapevole, con la dignità del “cadetto”, di essere il numero due, dopo l’avvocato… due fratelli uniti da un abisso.

Caro Umberto, tanto all’antica da avere un rapporto con lui così deferente da non chiamarlo mai per nome (“Una vecchia storia, lo chiamavo l’Avvocato e mi alzavo in piedi quando entrava. succede ancora adesso. Lo chiamo l’Avvocato come tutti, in famiglia. Anche se parlo di lui con mia moglie, non è Gianni, ma l’Avvocato. Ogni volta che è venuto a trovarmi, in casa mia o in ufficio, l’ho salutato alzandomi. Mi è sembrato normale, anche fra fratelli.”) 

Caro Presidente che hai accettato per amore il tuo posto di responsabilità a leader della vostra azienda e della vostra famiglia (Quando mio fratello, sentendosi prossimo alla fine, mi chiese se sarei stato disponibile a sostituirlo alla Fiat, gli risposi “si, guarda, lo faccio!”. l’ho visto così contento, mi ha ringraziato in un modo talmente umano che non lo scorderò mai…), di te si pensava che avresti venduto tutto al miglior offerente; sei riuscito, invece, a dare un colpo di timone al modo di gestire le cose e ti sei mosso perché si potesse essere ancora una volta orgogliosi di appartenere all’azienda di famiglia che, nel bene o nel male, ha rappresentato l’immagine di potere dell’Italia di fronte al mondo intero.

Sei stato in grado di mostrare quel coraggio che se non ce l’hai, nessuno te lo può dare e, finalmente, hai spinto per avere, nei vari posti chiave, dei “car guys” (che amano il prodotto che creano), eliminando i tanti “bean counters” (che si limitano a far tornare i conti, senza passione alcuna per il proprio lavoro).

Sostanzialmente, un uomo che ha avuto la forza di misurarsi, senza soccombere, con la fama di un Lorenzo il Magnifico, e che, comunque, nelle vicende della storia repubblicana ha martellato, a lettere di ferro o di oro, il proprio nome.

Caro Umberto, signore dal sorriso triste, così assennato fin da giovanissimo (“Devo forse sciupare i miei anni migliori con ballerine e attrici? La sera, quando torno a casa, voglio trovare una moglie… e deve essere un tipo senza grilli per il capo!”),

in te si rivedono tutti quelli che hanno apprezzato la tua metodica capacità di lavorare con dedizione e rispetto del prossimo.

Oggi si sa che, certe brutte malattie, sono anche il risultato di un sistema di vita un po’ troppo “costretto”; forse, con qualche etichetta in meno e qualche emozione “vera”, espressa in più, ci sarebbe ancora un padre (e un nonno) affettuoso, un marito rispettoso, un uomo più gaio, un industriale (anche se in pensione) “vero” in più, sotto questo sole che illumina un mondo sempre più avaro di gente capace.

Peccato.

Cari Lettori, in conclusione di queste brevi riflessioni, mi sono chiesto quale possa essere stato il segreto di quest’uomo tanto schivo quanto produttivo… ebbene, pare che, durante una cena di lavoro, l’abbiano sentito affermare: “Nessuno, forse, se ne accorge ma, spesso, prendo la direzione opposta all’abitudine… e quasi sempre mi trovo bene”.

Giorgio Marchese – Direttore “La Strad@”

Un ringraziamento affettuoso ad Amedeo Occhiuto per gli spunti di riflessione