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Ancor prima di questa pandemia, i problemi psicologici profondi (in particolare depressione) e dipendenza da alcool e droghe di vario genere sarebbero stati (e lo sarebbero tutt’ora), insieme, la prima causa di malattie non fatali nel mondo.

E, nel tempo, sarebbero destinati a causare un numero maggiore di morti rispetto alle infezioni come quella da virus Hiv, tubercolosi e diabete.

In più, se ci fermiamo un attimo a riflettere, una volta andata a sfumare quello che sembra la catastrofe infinita da COVID, avremmo chiaro che la realtà dell’angoscia sarà ancora ben lungi dall’essere “rischiarata”.

Cari Lettori, è pleonastico (ma necessario) affermare che i nostri tempi sono afflitti da un’epidemia che risparmia pochissime persone e che si chiama “esasperazione”.

Questo male ha molte cause, a ben guardare, tutte riconducili all’incapacità dell’essere umano moderno di sapersi difendere dalla realtà che lo circonda.

Ma ci siamo mai chiesti il perché di tutto questo, con la dovuta onestà intellettuale? Da tanto (forse troppo) tempo, fiumi di parole sono stati riversati in ogni forma di comunicazione mediatica

È abbastanza chiaro che, il micidiale (quanto necessario) “fermo immagine” complessivo (lavorativo, sociale, culturale e di speranze complessive) abbia evidenziato tutta la nostra fragilità di fronte all’imprevisto e, anche, al male organizzato.

Quello che rende il tutto assai meno sopportabile, però, nasce dalla discrepanza fra l’ideale (quello che vogliono farci credere, in termini di “edulcorazione”) e il reale.

Cioè: ci “impongono” il 5 G, l’internet delle cose, l’ipotetica possibilità che un nostro desiderio venga esaudito dall’intelligenza artificiale, (prima ancora di poterlo consapevolizzare, alla stregua della migliore responsività materna e, poi, siamo costretti a assistere, impotenti, alla grassa ignoranza dei tanti narcisi che si espongono sul palcoscenico mediatico per spiegare il “nulla” entrando addirittura in contrasto con altre teorie del pressapochismo, smentite in un batter di ciglia.

Il pensiero va, ovviamente, ai molti (non tutti, per fortuna) “esperti” virologi che pontificano da un anno a queste parte mentre ammalati muoiono nelle ambulanze, ferme, per mancanza di posti letto negli ospedali pessimamente gestiti da anni di malaffare.  

E, queste evidenze, richiamano un famoso pensiero di Charles Darwin: L’uomo nella sua arroganza si crede un’opera grande, meritevole di una creazione divina. Più umile, io credo sia più giusto considerarlo discendente degli animali”.

Ma comunque, in barba alle difficoltà economiche, quanti acquisti realizziamo che sono frutto (al pari di un’alimentazione bulimica) di regole sociali e di disfunzioni personali, più che di reali esigenze?

Tra le “varie ed eventuali”, ci saremo senz’altro accorti di un apparato che si chiama “Stato”!

Costui ti prosciuga vene, arterie e neuroni “pretendendo” il tuo midollo, senza dare altro che miserevoli servizi per cui richiede, per giunta la compartecipazione alle spese…

E poi, mio Dio… la mediocrità!

Per quanto tu possa muoverti, spinto dal vento della passione, o cambi direzione con scatti repentini oppure ti abbatti al suolo attratto da indolenze di vario genere.

A pensarci bene, qualsiasi strada prendiamo, la Società ha stabilito delle apposite Galere: insieme a mio fratello, ci si domandava, ultimamente, il perchè due professionisti maturi e relativamente affermati, come i sottoscritti, non potessero godere di agio materiale (nonostante i ritorni economici) rispetto ad altri che, in confronto a noi, sembrano addirittura, “camminare sulle acque” delle disponibilità.

Abbiamo concluso che, in pratica (e vale per tutti), o restiamo nell’alveo dell’accettabilità etica e morale (e possiamo solo immaginare il profumo di un sedile in pelle Connoly e la brezza che ti accarezza quando sei a mollo di una prestigiosa “SPA” tropicale) o accettiamo compromessi (per usare un eufemismo) e, saliti oltre ogni limite, potremo solo dolerci di esserci svenduti.

Chi organizza (nelle famose “stanze dei bottoni) il nostro futuro, continuamente ci blandisce e ci plagia, costringendoci a credere “bisogno”, ciò che tale non è ma che serve come una indispensabilità, a chi ce lo propina.

Però, a ben riflettere, quest’ultimo, finisce col fare la vita di un pusher o di un trafficante. Ricco fin che vuoi… assassino, altrettanto. Ma sempre con l’angoscia che i consumi possano calare. E, con essi, anche il proprio, effimero, tenore di vita.

Una bella minchiata, insomma!

Cari lettori, se provate a srotolare gli auricolari (ovviamente non bluetooth)  del vostro cellulare (quando il filo è ingarbugliato), vi renderete conto che è impossibile farlo con una mano sola! Ebbene, con lo stesso principio, ogni problema richiede il massimo dell’attenzione, per essere decodificato, meditato e (possibilmente) risolto.

“Cammina lungo un solo sentiero, senza farti prendere dall’arroganza in caso di vittoria,né dalla disperazione in caso di sconfitta, senza dimenticare la prudenza quando tutto è quieto, né farti prendere dalla paura quando il pericolo incombe”, (Jigoro Kano)

Le conclusioni che si possono tracciare, riconducono tutte alla situazione di stress a cui siamo sottoposti, quotidianamente. Però, questo dato stimola la nostra riflessione, in quanto non è corretto illuderci del fatto che le cause di tanta esasperazione siano veramente al di fuori di noi. Lo stress è un prodotto e non una causa…

Non lo credete anche voi?

La verità non è mai assoluta e, poi, in questo caso specifico, potrebbe stare nel mezzo, in quanto, com’è vero che lo stress ci fa stare male, è altrettanto verosimile che lo stress sia un prodotto del nostro malessere: parrebbe un gatto che si morde la coda…

Ma non è così!

Infatti, siamo troppo distratti da quello che succede al di “fuori” di noi, per accorgerci del fatto che il il problema è confinato dentro di noi e che, al pari di un magma incandescente, fuoriesce sotto forma di stress e, quindi, di malessere. Insomma, in buona parte, siamo noi stessi causa della nostra esasperazione, o perché non sappiamo come fare per abbassarne la quantità, o perché, pur essendone capaci, non facciamo nulla (o quasi) per contenerla.

La riuscita di questo “Risiko”, dipende da come si ammortizzano gli eventi che, al positivo o al negativo, la vita ci fa ingerire, nel quotidiano.

Innanzitutto non bisognerebbe farsi trascinare dagli eventi, ma prenderne le misure e decidere il da farsi, in un’ottica di corretta utilità: a questo punto, però, si correrebbe il rischio di essere definiti “egoisti”. Ok, ma quando l’egoismo è positivo, cioè quando ci salva da condizioni di estremizzazione emotiva… allora, che ben venga! Si tratterebbe, infatti di una forma di tutela del genere umano.

Quindi, la causa dei nostri guai, non è quello che ci accade ma, piuttosto, come ci raffrontiamo agli eventi. Belli o brutti che siano.

Cari Lettori, il taglio dell’editoriale ci confina in spazi che non possono essere esaustivi dell’argomento (e rimandiamo ad appositi lavori già pubblicati): comunque, sarà per noi motivo di soddisfazione poter pensare che troverete, nel contenuto del presente lavoro, spunti e stimoli per una cosciente, sana e onesta riflessione. La speranza è quella di una coerente realizzazione personale ed evitare di pensare, camminando come la persona nella foto di copertina, a quanti inutili stress ci si è sottoposti.

“E così devi accettare che non puoi spegnere il male del mondo da solo. Ma ogni giorno puoi avere cura del pezzo di creato che ti ospita, del presente che stai vivendo, dello spazio in cui cammini e di chi lo abita con te. Non puoi fermare una guerra, ma costruire un piccolo riparo per un fiore, per un gatto randagio, per un ramo fratturato che ha ancora la vita dentro, quello lo puoi fare sempre, se impari di nuovo a vedere e a sentire. Ed è il compito più grande che abbiamo: amare quel che c’è, sentire che la vita è una, dentro ogni cosa”. (Giulia Calligaro)

Mariano Marchese (Avvocato, Counselor) – Presidente Assocultura Cosenza

Giorgio Marchese (Medico Psicoterapeuta) – Direttore “La Strad@”

Un affettuoso ringraziamento ad Amedeo Occhiuto per gli aforismi proposti

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