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La locandina che ho riportato è del film intitolato in italiano “Papà ho trovato un amico”.

Si tratta di una simpatica ma intensa commedia vissuta da una ragazzina di nome Vera. La protagonista ha dieci anni, è orfana di madre e vive col padre imbalsamatore di cadaveri e con una nonna un po’ stramba. Il padre supera la vedovanza grazie alla relazione con la sua assistente.

Vera è ipocondriaca e soffre di carenze affettive e porta sempre con sé un anello con una pietra di colore nero che lei, sostiene, rappresenti l’infelicità. Quando incontra il giovane Thomas, timido occhialuto, tra i due nasce una tenera e profonda amicizia che la aiuterà ad affrontare la vita. Alla fine del film il colore della pietra del suo anello cambia… e lei, cresciuta e maturata, comprende…

Cos’è l’amicizia?

Nella parola amico c’è la radice del verbo latino amo (as,avi,atum,are) che significa amare.

“L’amicizia connota il miglior rapporto che si possa stabilire fra due esseri umani, in termini di disponibilità reciproca e comunità di intenti e di interessiAlla base di un rapporto di amicizia c’è sempre, per quanto possa sembrare strano, un substrato neutrergico “condito” da affettività positiva. Questo porta a determinare un legame basato sulla fiducia e sulla stima reciproca imperniato su onestà e sincerità”.

Il rapporto di amicizia permette all’uomo di appagare il bisogno di socialità, appartenenza, accettazione… addirittura, le parole sincere e profonde che si scambiano tra amici come il semplice “Ti voglio bene !” rappresentano una catena di pulstimoli affettivo positivi tali da permettere che la persona che riceve il messaggio, inondata da energia affettivo positiva, ne risulta gratificata. E ancora, il sentimento di tenerezza, cioè quell’emozione dolce di tipo affettivo positivo che si prova tra persone che vivono dei rapporti intimi, quale quello dell’amicizia, rappresenta una delle espressioni più complete e positive della comunicazione umana talmente positiva che sia chi la produce che chi la riceve vive uno stato di “reintegrazione primaria”, cioè istantanee di sensazioni di vita intrauterina. Questi effetti così benefici possono essere paragonati alla dolce sensazione che si ha mangiando il nostre dolce preferito… Se immaginiamo l’amicizia come quest’ultima verrà da sé comprendere che, per prepararlo occorrono 2 fattori fondamentali: gli ingredienti e, prima ancora, la preparazione dello chef (in questo caso, degli chef visto che si tratta di almeno due persone). Analizziamoli.

1) Gli chef (identità).

Con questa metafora voglio far riferimento al corretto sviluppo della persona, premessa imprescindibile per poter costituire un rapporto di amicizia inteso nel senso sublime del termine.

Occorre quindi che l’individuo abbia sviluppato la sua Identità (dialogo interiore) che gli permette di riconoscersi uguale a sé stesso, di avallare o mettere in discussione i propri modi di fare, le proprie idee, di confermarle, di verificarle, anche di perdere momentaneamente quella coesione interna che gli permette però il cambiamento verso il miglioramento.

Occorre che l’individuo abbia una giusta considerazione di sé: si dedichi rispetto, dignità, flessibilità, possibilità di sbagliare, … e abbia poca propensione ad atteggiamenti deleteri quali orgoglio, presunzione, arroganza. e concepisca sé stesso e gli altri nella dose consigliata da madre natura: 80% se stessi e 20% gli altri.

Occorre inoltre che lo chef non sia bloccato in dinamiche di affinità, gregari età, egocentrismo che connotano una fase transitoria della vita da superare intorno ai vent’anni di età.

Se così non fosse, lo chef in questione ricercherebbe gli altri:

  1. per dipendenza (nel caso dell’affinità e della gregari età);
  2. per opportunismo (nel caso dell’egocentrismo).

Senza questi traguardi di base, frutto di un lungo e difficile percorso che si chiama vivere e crescere, è impossibile riuscire ad instaurare un rapporto basato su neutrergività e affettività: non possiamo infatti essere amici degli altri se non riusciamo ad esserlo di noi stessi.

Questo non significa che dobbiamo aver trovato la saggezza e la maturità… ma essere sulla via della saggezza e della maturità, sapere di poter sempre migliorare.

2) Gli ingredienti (individualità).

Abbiamo detto che l’amicizia è un atteggiamento nei confronti degli altri caratterizzato da una rilevante carica affettiva positiva e, in quasi tutte le culture, essa viene percepita come un rapporto alla pari basato sul rispetto, la stima, la disponibilità reciproca, l’onestà.

  • carica affettiva positiva: significa che, delle tre qualità energetiche che possediamo, nell’amicizia utilizziamo prevalentemente quella neutrergica (il pensiero logico), condita da affettività. Ovviamente tra amici ci sono momenti di tensione ma un individuo maturo che abbia risolto i suoi conflitti e metabolizzato le sue frustrazioni difficilmente utilizzerà, anche in quei momenti energia affettiva e aggressiva di tipo conflittuale (deleteria). In quel caso saremmo di fronte a ricatti morali e situazioni di alta tensione emotiva che poco hanno a che fare con l’amicizia e molto col proprio mondo interno e con la difficoltà ad elaborare pensieri neutrergici.
  • Rispetto: come abbiamo precedentemente visto si tratta di un sentimento di riguardo nei confronti di una persona ritenuta degna. Nel rapporto con gli altri esso si appalesa quando riconosciamo di aver bisogno degli altri che, quindi, non possono essere calpestati.
  • Stima: sentimento che si prova nei confronti di una persona a cui riconosciamo e che mostra degli aspetti positivi.
  • Disponibilità reciproca: l’amicizia si riconosce come un’opportunità positiva che si ha nella propria vita, e non in senso opportunistico. Essere disponibili significa riconoscere i nostri limiti e le nostre risorse e, in considerazione di ciò, offrire noi stessi, il nostro tempo, il nostro affetto, ecc., quando ci viene richiesto, in uno scambio maturo di reciprocità e parità. Non rientrano nella disponibilità atteggiamenti di sottomissione, né obbligazioni che ci portano a mancare di rispetto e sensibilità a noi stessi.
  • Onestà: “colui che agisce con rettitudine, lealtà, giustizia”. Essere onesti porta a vivere con un principio di coerenza lineare che semplifica il modo di concepire sé e gli altri eliminando il concetto di compromesso. L’amico migliore è quello che non ti fa essere nessuno, se non te stesso. Per far sì che ciò sia possibile occorre essere in grado di “dirci la verità” e “dire la verità”, per i sì e per i no, per accettare i consigli e dare i consigli, per cambiare, per rimanere noi stessi.

Chiuderei questo meraviglioso e affascinante argomento riportando un passo di un libro che ha affascinato e affascina adulti e bambini…

” Non si conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe.” gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”
” Che bisogna fare?” domandò il piccolo principe.
” Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe.
” In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino….”
Il piccolo principe ritornò l’indomani.
” Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe.
” Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità.
Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore…

E quando l’ora della partenza fu vicina:
“Ah!” disse la volpe, “…Piangerò”.
” La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”
” E’ vero”, disse la volpe.
” Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
” E’ certo”, disse la volpe.
” Ma allora che ci guadagni?”
” Ci guadagno”, disse la volpe, ” il colore del grano”.

Emanuela Governi (15 ottobre 2010)

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