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È tutto un silenzio questa nottata. Un venticello, da questa sera, sembrava volesse accarezzarmi il viso… e finalmente, da solo… piango! Tu non puoi vedere perché sei lontana… come puoi accorgerti della mia struggente malinconia? Però te lo mando a dire perché tu possa credermi… e se mi credi, allora piangi insieme a me! Scendono, queste lacrime, lentamente, teneramente, dolcemente… e io non faccio nulla per asciugarle. Io grido per farti sentire la mia voce ma tu non puoi sentirmi. Tutto è silenzio… in cielo, quante stelle! Affacciati, anche tu puoi vederle: sono a migliaia. E sai perché sono così belle? Perché stanno lontano, proprio come te! (Eduardo de Filippo).

Dai primi istanti di vita, ognuno di noi sperimenta la necessità di abitare il cuore dell’altro e imparare, a propria volta e non senza difficoltà, quanto sia importante aprire il proprio cuore all’altro.

Qualcuno ha scritto che siamo in grado di conoscere la verità non soltanto con la ragione ma, anche, con quel meraviglioso termine che si chiama compassione, una forma di empatia sintonica che implica la capacità di prendere parte alle passioni dell’altro. Siccome nella passione si mescolano il “sentire” e l’agire, la compassione non comprende solo ciò che si sperimenta dell’altro ma, anche, il movimento che spinge verso gli altri.

Vista la premessa, mi viene da chiedermi se, per caso, la logica troverebbe posto in un discorso d’amore e sull’Amore…

Se con tale termine intendiamo tutto quello che ci riporta ad un freddo pragmatismo, certamente soffierebbe un’aria alquanto “straniera”  

Però, se la derivazione etimologica ci porta indietro in quel tempo nel quale si è tentato di dare un nome a sentimenti ed emozioni, ecco che “Logos” diventa qualcosa capace di connotare i magici e (in gran parte) misteriosi labirinti del Pensiero e dei suoi riferimenti verso quelle Leggi di Natura che rendono “viva” qualsiasi rappresentazione solida, liquida o aeriforme.

Logica quindi, come stella polare capace di indicare i sacri disegni di quell’Inconscio Collettivo riportati, come segno evolutivo, nei nostri codici genetici e che, pur lasciandoci libero arbitrio, servono come i paletti che indicano i confini della carreggiata quando le strade sono nascoste da una coltre di neve.

Qualcuno sostiene che, questo, sia il momento giusto per fare un po’ di consuntivi e tracciare delle nuove linee guida…

Quanto ci siamo appagati (e, per quanto possibile, ricaricati) in quel lasso di tempo fra il “fermo” (al netto della reclusione pandemica!) e la ripresa degli “affanni”, chiamato vacanza? Quali saranno le problematiche che ricominceranno ad aggredirci, d’ora in avanti?

 “Che ne sanno i giovani dell’amore? Scambiano per tale, un sentimento che potrebbe essere soddisfatto nel più naturale dei modi! Noi no, noi siamo adulti, due coscienze formate.”

Come dare torto a Domenico Soriano che (interpretato da Eduardo de Filippo), in Filumena Marturano, cercava di carpire, a colei che sarebbe diventata sua moglie, il nome di quello che avrebbe potuto essere suo figlio?

Alzi la mano chi non ha mai provato quel sottile retrogusto amarognolo, tipico di chi ha qualche rimpianto inespresso: una mano non sufficientemente tesa, un equivoco da spiaggia.

Un equivoco da spiaggia…

Da ragazzi, l’illusione di un Amore. Da adulti, l’illusione che qualcosa, nella nostra vita, cambierà.

Carl Gustav Jung sosteneva che la “spinta vitale” che esiste in ognuno di noi non contempla l’ipotesi di una “fine totale”. Infatti, tranne nei casi di disturbi significativi, ci spinge a guardare con fiduciosa attesa, al giorno dopo. Questo, sempre secondo Jung, è il modo giusto di affrontare le cose perché quando, invece, per paura, si guarda solo all’indietro, si muore prima del tempo.

Bisogna, quindi, guardare pieni di aspettativa alla grande avventura che ci attende perché questo è, appunto, ciò che l’inconscio vuol fare.

Cosa c’entra tutto ciò con l’amore?

“Non c’è felicità nell’essere amati. Ognuno ama se stesso. Amare, ecco la felicità” (Hermann Hesse)

Non c’è niente di più sbagliato e, al tempo stesso, di falso nell’affermare che, in tema di sentimenti, siamo sottoposti a forze misteriose che ci governano in maniera irrazionale. Il sentimento infatti, è un’emozione composita in cui, su un elemento frutto di un “razionale naturale” (anche se inconsapevole) si innesta una componente affettiva. 

Il tutto si traduce in una evidenza disarmante ma reale.

Ci innamoriamo di qualcosa (un lavoro, un ambiente, etc.) o di qualcuno provando vivo interesse nel realizzarci attraverso (e mediante) questo “qualcosa” o questo “qualcuno”. Ricambiamo l’opportunità offertaci, mediante disponibilità sentimentale. 

Da qui nasce tutto il resto. 

“Amore non è guardarci l’un l’altro, ma guardare insieme nella stessa direzione” (Antoine de Saint Exupéry)

Questo, all’interno di una coppia (di vita, di lavoro, di esperienze in genere…), non vuol dire che uno dei due debba sacrificarsi a favore dell’altro. Vuol dire semmai, che l’uno serve all’altro, in maniera complementare. Vivendo, il tutto, come esperienza formativa. Ecco cosa significa, condividere interessi e obiettivi.

In mancanza di ciò, rovesceremo sull’altro (facendolo diventare il “persecutore designato”) colpe e insoddisfazioni che, invece, sono intrinseche alla nostra esistenza

È per questo che l’amore (in qualunque tipo di rapporto), quando è “intriso di valore”, è tutto carte da decifrare e lunghi momenti da raccontare.

“Vedo questo spazio immaginario di stelle. Fa bene al cuore ma, perché non sia un’illusione, cerco di scrutare quel mare senza più fine, per continuare a camminare verso te. Vorrei afferrare il vuoto che ogni tanto mi afferra, attutire questa guerra che c’è in me…” (Renato Zero)

Nelle notti fredde e scure che ci toccherà attraversare, senza l’aiuto di un Mosé in grado di aprire le acque responsabili di quell’anoressia dei sentimenti che connota il prototipo dell’uomo moderno, sarebbe opportuno tenere a mente che, ogni esperienza traccia una riga che non possiamo evitare. Possiamo scegliere, però, se far diventare questa riga una via maestra o lasciarla come sfregio dell’anima

Buona vita a tutti!

Giorgio Marchese – Direttore “La Strad@”

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