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Camminando verso un sogno sospeso

luccicava la brina sull’erba…

Com’era bella quell’alba al primo sole!

Com’era alta mia madre accanto a me!

La sua mano sudata: la mia guida…

I suoi capelli, disordinati, ubbidivano al vento

mentre le nuvole si rompevano sulla  montagna

tra i fasci indisciplinati di un sole impenitente

che sorgeva comunque e si alzava comunque

in un orizzonte pieno delle mie domande da bambina…

A quell’ora avevo voglia di stropicciarmi gli occhi

E di sbucciarmi le ginocchia

tra giochi spettinati di fine estate.

Non capivo perché quelle mattine assopite

fossero il mio tormento infantile…

C’era una volta mia mamma…

che mi svegliava con un bacio e una carezza

E mi portava con sè al mercato

per uno strappo di pane e per un giorno “assicurato”,

la cesta antica sopra il capo 

e un vestito dolcemente ondeggiante

incastrato su un corpo affannato

di fame e di speranza.

Il giorno sorgeva tra le cassette di legno

sazie di frutta e di verdura

e, nel suo vocio maleducato,

faceva rumore, sempre di più, come ogni giorno

ed io ero là…

senza capire cosa, senza capire come

senza capire che oggi ci sono

perchè c’era una mamma

che mi svegliava all’alba…

e mi portava con sé sulle suole bucate

di un futuro incerto…

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