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“Sono nato a una nuova vita ogni volta che una mia sovrastruttura mentale fatta di pregiudizi, di insegnamenti obsoleti e di credenze accettate acriticamente, si è spezzata e, io, ne sono uscito liberato come da una prigione.

Sono nato a una nuova vita ogni volta che, osservando il Mondo da insospettati punti di vista, la mia mente si è allargata a nuove comprensioni.

Sono nato a nuove vite, quando ho smesso di  razionalizzare, ho ascoltato la mia intuizione e mi sono aperto al mistero…” (Federico Faggin – Fisico, inventore del microprocessore)

“Tanti bei proclami ma, in pratica, lunedì mattina, cosa debbo fare?”

Ovvero, cosa mi debbo inventare, sapendo di dover rischiare i capitali più importanti e, cioè, la salute, le speranze, la stimabilità agli occhi delle persone a me care e a quelli di chi attende, credendo in me?

In poche parole, cosa mi posso aspettare (come contropartita) a fronte della posta messa in gioco e che rende piena di contenuti LA VITA?

La mia, la tua e quella di ciascuno…

In questo anno del Signore ( e del Coronavirus), era dell’altissima “velocità” (e degli incidenti mortali di ogni genere!), alla fine della Fiera, ogni attività con più di tre persone (dalla scuola materna alla media impresa) dovrà sempre più essere “event driven”(guidata dagli eventi), in grado, cioè, di sapersi adattare e costituire un sistema “sense and respond”capace di percepire in tempo reale gli elementi strutturali e dinamici che caratterizzano il proprio principio di esistenza (l’insieme delle attività remunerative in termini di gratificazione e profitti) e regolarsi costantemente per il meglio.

Tutto ciò, contrariamente a quello che abbiamo potuto osservare e ascoltare negli ultimi due mesi (in termini di ridda di informazioni contraddittorie) è possibile solo a condizione che i flussi di informazione (con emozioni di empatia e rispetto) interessino in egual misura i vari componenti del team e, ovviamente, i processi operativi.

Una sorta di Network senza secondi fini e improntato su Realtà e Verità. Secondo Vivek Renadivè (Ingegnere con Master ad Harvard ideatore, tra l’altro, della TIBCO Software ed autore del libro The Power of Now – Ed. Olivares), le informazioni e l’aiuto (in termini di consigli e suggerimenti) che, da esse deriva non sono più una risorsa passiva ma un catalizzatore in grado di innescare e accelerare reazioni efficaci in tutta l’organizzazione.

D’altronde il termine “Apprendimento” identifica un processo psichico mediante cui, l’esperienza, incidendo sul sistema nervoso, modifica il comportamento.

Quindi, se volessimo paragonare ogni nostra presente e relativamente futura attività ad  un cantiere edile (e la “preghiera” va anche e soprattutto a coloro che ci governano). Ogni volta che si apporta un minimo cambiamento al progetto originale, questo “deve” essere trasmesso a tutti coloro i quali debbono venirne a conoscenza… 

Cioè, per esempio: un architetto sposta una parete, i progettisti degli impianti elettrici mettono immediatamente mano al lay-out (schema globale) del circuito, gli addetti agli acquisiti vengono invitati ad ordinare altro materiale, etc.

Power of Now:

 Il potere di un’organizzazione che opera sul qui ed ora, molto lontano da quella deresponsabilizzazione da scaricabarile tipico di molti ambiti lavorativi contemporanei, diretta conseguenza, spesso, della gestione di leader inefficienti o mobbizzanti. 

Siamo ad un crocevia in cui quell’impiego razionale dei beni e dei mezzi a disposizione per soddisfare i vari bisogni evitando sprechi, che si chiama Economia, richiede l’attivazione di collaboratori “star”, chiamati ad intervenire nella “gestione per eccezioni”, per problemi che nessun sistema automatizzato sarebbe in grado di affrontare.

Se si vuole emergere dal cratere neo quale siamo finiti (e del quale, ancora, non conosciamo il fondo) è necessario accettare l’idea che, NESSUNO, è più importante dell’ALTRO ma che, CIASCUNO, opera in ambiti di pertinenza nei quali non è succube di NESSUNO.

Mai come adesso, non è più tempo di crogiolarsi nel comfort della routine e delle pratiche consolidate né di avventurarsi in modi di pensare rigidi e piramidali: quello cha avrebbe dovuto rivoluzionare le nostre vite (all’inizio del terzo millennio), la cosiddetta  new economy, così come il Titanic, è nata geneticamente difettosa e cresciuta (poco e male) con i postumi invalidanti di organigrammi demotivanti e consensi da yes men, all’ombra di un Sistema che, nel tempo, ha reso sempre più forti i già ricchi e considerevolmente poveri i più vulnerabili. Cancellando (forse, per sempre) l’utile “cuscinetto” della cosiddetta “middle class”.

Essere d’accordo su tutto, nasconde la voglia di non prendere decisioni. D’altro canto, opporsi irrazionalmente con polemiche sterili, evidenzia scarsa propensione a crescere, in gruppo, per eccesso di egocentrismo.E, come abbiamo imparato sulla nostra pelle, “nessuno si salva da solo”!

Utilizzando una simbologia musicale, si può associare il modello tradizionale ad una banda di robot che suonano “marcette”. La dura realtà della  nuova reality economyrichiede, invece, un modello originale di orchestra jazz in cui ognuno porta avanti il suo progetto, con un direttore in grado di coordinare i vari solisti che si esprimono, mediante work songs (canti di lavoro), spirituals (inni religiosi) e blues (“richiami” di protesta sociale), nella creazione di melodie più o meno svincolate dai temi d’insieme, irripetibili fuori dall’istante della loro esecuzione.

In futuro (man mano che le nuove generazioni guadagneranno la “prima linea”, consentendo ai “veterani” il meritato riposo)con l’impegno collettivo in cui emergeranno le competenze embrionarie di TUTTI, la next economy dovrebbe poter vedere piattaforme operative delineate sul modello del Quartetto d’archi, capace di comunicare armonie attraverso l’ausilio di virtuosismi strumentali in grado di trasmettere sensazioni intersecanti le calde emozioni del passato con la vitalità spumeggiante della vita contemporanea.

D’altronde, questo tipo di formazione musicale (privilegiato dai compositori musicali, a partire dalla metà del settecento) rappresenta, di fatto, non un semplice aggregato di musicisti ma “un insieme omogeneo ed integrato che determina una conversazione tra quattro persone ragionevoli” ( Goethe) il cui obiettivo è quello di conciliare la dimensione sinfonica con quella solistica

La forza del gruppo, infatti, consiste nella capacità di riassumere i colori principali della tavolozza orchestrale mantenendo, ogni strumentista, l’indipendenza e l’autorevolezza di un solista (con il “direttore incorporato”).

“Zio, dai, raccontami un’altra storia di Fiocco Rosso…”

“E va bene. Dunque, devi sapere che una volta, il cardellino Fiocco Rosso capitò su un’isola bellissima…”

“Era Ischia?”

“No, era un’isola abitata da soli uccelli, dove si viveva molto bene perché c’era da mangiare in abbondanza e perché non c’erano cacciatori. L’unica cosa che non si poteva fare era andarsene via. La regina dell’isola era una grande aquila reale che aveva al suo servizio cento falchi. Questi falchi montavano la guardia, giorno e notte, appollaiati su montagne altissime e, ogni volta che qualche uccello cercava di scappare, gli piombavano addosso…”

“Ma perché gli uccelli volevano scappare se c’era da mangiare in abbondanza?”

“Perché nella vita il mangiare non è tutto e qualche volta si sente anche il bisogno di volarsene via. Comunque un giorno gli uccelli dell’isola decisero di ribellarsi e, insieme, rovesciarono la tirannia”.

“E allora, l’isola divenne ancora più bella?”

“Si, per un po’ di tempo ci fu una certa serenità: i corvi avevano fondato la Repubblica degli Uccelli e tutti erano contenti che non ci fosse più un solo uccello a comandare sugli altri.”

“E Fiocco Rosso?”

“Fiocco Rosso rimase in quell’isola ancora per un anno, poi decise di andar via… sennonché, ogni volta che cercava di allontanarsi, c’era sempre qualcuno che lo convinceva a sacrificarsi per il BENE COLLETTIVO ed a rimandare la partenza. Fiocco Rosso, allora, si accorse che anche dalla Repubblica degli Uccelli, non era possibile andarsene via. Si, qualche uccellino aveva cercato di farlo, ma poi, ad un chilometro dalla spiaggia, una voce misteriosa lo aveva convinto a tornare indietro. Una notte, Fiocco Rosso, ascoltò i corvi riuniti in assemblea segreta e si accorse che questi ultimi, avevano costruito intorno all’isola, una gabbia tutta fatta di parole. Quando un uccello si avvicinava alle sbarre, le parole più vicine diventavano udibili e lo dissuadevano dal volare via.”

“E quindi non c’era speranza di libertà?”

“Solo in un punto, i corvi non erano riusciti ad intrecciare fra loro due parole difficili. Per trovare questo punto e scappare, era necessario volare la mattina presto, quando il sole era ancora basso sull’orizzonte. E così Fiocco Rosso, il giorno dopo, all’alba, si mise a volare nella direzione del sole e qui, tra le parole LIBERTA’ e FANTASIA, riuscì a trovare un piccolo buco ed a scappare.”

“Seduta per terra davanti alla porta chiusa a chiave della stanza di zio Luca CARDELLINO, c’era Chicca, in attesa di potere entrare. Elisabetta fu la prima a varcare la soglia e subito si accorse che Luca non c’era più. La finestra aperta… il lucchetto forzato. Tutti i grandi si precipitarono alla finestra per guardare giù in strada. Solo Chicca, alzando lo sguardo vero il cielo, ebbe l’impressione di vedere un uccello volare lentamente nella direzione del sole.” ( da “Zio Cardellino” – Luciano de Crescenzo – Mondadori ed.)

Sono amico di molti amici. L’impianto genetico di questo editoriale è nato il 12 febbraio del 2003 all’ombra delle spiegazioni dei Maestri Enrico Filice e Paolo Chiaia (che ringrazio per quello che hanno voluto insegnarmi) e vede la luce oggi, primo maggio 2020, giorno di Grazia e di Alleanza. 

A Dispetto di ogni Coronavirus.

L’auspicio è quello di ritrovarci, tutti, all’Isola che non c’è, dove il recupero di antichi valori e la ricerca di una modernità “spinta” all’estremo puntano, con sapiente velocità, verso quell’INFINITO dove le rette convergono in un punto.  Quello da cui tutto è partito.

Per poter ricominciare.

Giorgio Marchese – Direttore “La Strad@”

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