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Il termine “comunicazione”, dal latino “com”, cioè “con”, e “munire”, cioè “legare”, indica principalmente una serie di fenomeni che comportano il trasferimento di informazioni. Nel suo significato originale, comunicare significa “mettere in comune”, condividere pensieri, opinioni, esperienze e sentimenti con gli altri.

La più importante forma di comunicazione, dal punto di vista relazionale, è quella interpersonale, che

vede come protagonisti due o più individui e si basa su una relazione in cui gli interlocutori si influenzano reciprocamente, pur non rendendosene conto, nella maggior parte dei casi.

In realtà, come afferma un importante assioma della comunicazione, “non si può non comunicare”. Esistono diverse modalità per comunicare, diversi tipi di linguaggio, tra cui anche quello non verbale.

“Dove le parole  non arrivano… la musica parla.” (Beethoven)

Anche la musica è considerata una forma di comunicazione in grado di evocare e rinforzare le emozioni.

Sin dall’antichità, a partire dai pitagorici, essa viene assimilata al concetto di armonia. Platone, ne La Repubblica, le assegna una posizione centrale, in quanto riflesso dell’armonia intelligibile del mondo delle idee e, in tal senso, capace di adeguarsi al livello sommo del filosofare.

“La musica è per l’anima quello che la ginnastica è per il corpo.(Platone)

Secondo Sant’Agostino, la musica è capace di mettere in contatto il sensibile con l’intelligibile. Ma sarà il Medioevo a privilegiare la componente ideale della musica, intesa come strumento di elevazione e di edificazione spirituale. Nell’età moderna si assisterà ad una duplice interpretazione della musica, intesa sia come strumento di intensificazione delle passioni, sia nel suo aspetto razionale dell’estetica, legato ancora al concetto di armonia. Schopenhauer concepirà la musica come l’arte universale, capace di collegare alle radici dell’essere. Anche per Nietzsche la musica rappresenta l’arte per eccellenza, depositaria dello spirito dionisiaco, che, assimilabile allo stato di ebrezza, è simbolo di spontaneità e libertà. “La musica può rendere gli uomini liberi.” (Bob Marley)

La musica, dunque, consente di recuperare la dimensione dell’autenticità e dell’identità in chi, per diverse ragioni, potrebbe rischiare di perderla, smarrendosi, così come sta accadendo, in questo difficile momento storico-sociale, che vede protagonista il fantasma del coronavirus. Proprio per questo motivo, nell’ambito della psicologia, della psicopedagogia e della psicoterapia, l’esperienza con il suono e con la musica può essere impiegata a scopi riabilitativi, preventivi e rieducativi e catartici, in varie forme di disturbi, quali nevrosi, ritardi mentali, demenze da Alzheimer, o psicosi dovute a fenomeni ritenuti incontrollabili, come quello del coronavirus. Benché già nel lontano passato si abbia notizia di applicazioni della musica a fini curativi, la musica moderna nasce negli anni ’60 con la pubblicazione dei primi resoconti di esperienze terapeutiche condotte con bambini diversamente abili e con la fondazione delle prime società nazionali di musica. E’ possibile oggi individuare, in una pluralità di proposte diversamente ispirate, una scuola inglese di musica, prevalentemente orientata alla reintegrazione sociale dell’individuo, una scuola francese in cui è prevalente il riferimento alla psicoanalisi, una scuola austriaca, incentrata sull’attivazione multisensoriale, sul ritmo e sul movimento corporeo, una scuola sudamericana, focalizzata sullo studio e sulla modificazione del tempo interiore e dello stato d’animo del paziente. Dunque, si dovrebbe, almeno una volta al giorno, ascoltare un po’ musica, o canticchiare qualche bella canzone, trasmettendo calore ed emozioni a chi vive situazioni di disagio, regalando, anche solo per un attimo, un sorriso.

“A volte le parole non bastano. E allora servono i colori. E le forme. E le note. E le emozioni.”    (Alessandro Baricco)

La musica è terapeutica. E’ una comunicazione molto più potente, immediata ed efficace delle parole.”                                                                                                                                          (Lord Yeudi Menuin)

C ANTARE O ASCOLTARE MUSICA

O GNI VOLTA CHE

R IAFFIORANO

O SSESSIONI CHE PENSIAMO DI

N ON RIUSCIRE

A GESTIRE. 

V IVERE CONDIVIDENDO

I NSIEME CON ALTRI E

R IDIMENSIONANDO

U N INCUBO AFFINCHE’ NON

S I IMPADRONISCA DI NOI

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