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Questo articolo è stato scritto, per la prima volta, il 24 novembre 2003 allorquando, mia madre, osservandomi in un periodo piuttosto difficile, mi chiese una valutazione su alcune sue riflessioni con l’intento di aiutarmi nell’umore. Ne rimasi talmente affascinato che, con poche aggiunte, lo pubblicai su “la Strad@. Mi è  tornata spesso in mente l’immagine di quel sorriso capace di farmi sentire, in un colpo solo, protetto, rassicurato, capito e compreso. È trascorsa una vita, da allora, e sul personale treno della mia vita ho visto passare molti volti ma, purtroppo, non altrettanti sguardi d’intesa. Eppure, mi basta il ricordo di chi mi ha donato il necessario “narcisismo primario” e mi ha insegnato a riconoscere la scansione del tempo e il valore delle buone azioni, per andare oltre la malinconia di ciò che ho perso per sentire, su di me, l’abbraccio benevolo di chi, per prima, ha sorriso per la mia venuta al mondo. Mia mamma MariaRita

“Un giorno senza un sorriso è un giorno perso” (Charlie Chaplin)

il termine sorriso deriva dal latino subridere e identifica quel lieve movimento della bocca e degli occhi che esprime un gradevole senso di piacere ed indica, di conseguenza, uno stato d’animo propizio a manifestare positivo.

Ciascuno di noi porta in sè tutto ciò che serve per procedere verso l’ignoto e inserendosi, integrandosi e ottenendo l’Inclusione sociale. Gli scienziati ci spiegano che, ogni nostra informazione, è contenuta nel DNA, sotto forma di messaggio potenziale. In pratica, un “serbatoio evolutivo” che, Jung, individuava nell’inconscio collettivo pieno di idee nuove e creative, psicologicamente orientate verso il Futuro. Per consentire l’estrinsecarsi di una simile “meraviglia”, c’è bisogno di quel meccanismo che ci consente di “aprirci”, fidenti e che si chiama APPRENDIMENTO.

Il ruolo della Mamma

Il primo “veicolo” o “fonte” di stimolo ad apprendere, è la Madre che, attraverso l’abbraccio contenitivo e lo sguardo accogliente, ci trasmette il proprio modo di amare la Vita e l’Universo che ci attende fornendoci, nel contempo, le basi dell’Autostima e la voglia di sorridere, attraverso una sorta di magico “effetto specchio”.

Una variante del sorriso, è rappresentata dal “riso” che manifesta in volto un moto ilare o allegro dell’animo, mediante un’ampia contrazione dei muscoli facciali, specialmente di quelli della bocca, e l’emissione, più o meno sonora, di suoni vocalici. Il gesto del sorriso e, ancor di più, del riso, determina la messa in moto pressoché contemporanea di un numero incredibile di muscoli, nettamente superiore a quello provocato da qualsiasi altro gesto o comportamento. Questa ginnastica massiva basterebbe già di per sé a giustificare l’utilità anatomica e psicologica di questa comunicazione di buonumore.

Quando si ride di gusto, si attiva una complessa interazione biochimica che determina la produzione di sostanze chimiche definite endocannabinoidi, in grado di determinare una condizione generale particolarmente positiva.

Sotto l’aspetto psicologico, per comprendere l’utilità, anzi la necessità del sorridere, ci basta fare un piccolo sforzo di concentrazione. Immaginiamo tutti di trovarci una mattina buia e piovosa, in inverno, di lunedì, prima di riprendere il lavoro… ebbene in quella giornata ci capita di incontrare una persona magari appena conosciuta, che ha dei buoni motivi per essere felice e gioiosa: ci sorride “infiltrandosi” nella nostra cupezza e migliorando il nostro umore. La nostra giornata, cominciata sotto cattivi auspici, comincia a cambiare senza che ce ne accorgiamo. È il “contagio”, l’influenza di un agente esterno che è riuscito a smuovere il nostro stato d’animo, migliorandolo.

“Il sorriso è il sole che scaccia l’inverno dal volto umano” ( Cit.)

Ridere o, almeno, sorridere, quindi, fa sempre bene! Il più indicato, terapeuticamente, è il riso “buono”: l’ilarità innocente che ci riporta all’infanzia. “Ridere non costa nulla, ma produce molto. Arricchisce chi lo riceve, senza impoverire chi lo dà. È l’affare di un lampo , ma il suo effetto a volte dura eternamente. Nessuno è così ricco da poterne fare a meno, ed i miserabili si sentono più ricchi al suo raggio. Esso crea la felicità nelle pareti domestiche, la buona volontà nel lavoro ed è il simbolo della comunicazione. È un riposo per gli stanchi, una luce di speranza per gli scoraggiati, un raggio di sole per i tristi, il migliore antidoto della natura per gli affranti. Non lo si può né comprare, né prendere in prestito, né rubare: lo si può solo regalare”

Come ha spiegato Giovanni Pascoli (con la sua poetica del fanciullino) in ognuno di noi c’è un bimbo, con le sue paure, i suoi dolori, le sue gioie.  Quando siamo piccoli si confonde in noi ma, man mano che cresciamo, Lui resta “piccolo”, custode della nostra meraviglia e curiosità. E così, mentre noi (consapevolmente) continuiamo a desiderare cose nuove e a volte inutili, lui invece continua a provare stupore per tutto. Egli vive in noi con semplicità e umiltà, ha paura del buio, sogna ad occhi aperti, ama la natura e gli animali. Senza di lui molte cose, dandole per scontate, non le vedremmo mai. Ogni essere Umano, deve diventare come un Poeta capace di guardare il mondo con gli occhi di un bambino, recuperando quello che c’è, di magico e meraviglioso

Un proverbio giapponese ricorda che “la fortuna viene dalla porta da dove si sente ridere”, perciò come dice anche un antico motto latino ” se sei saggio ridi “

Il buon umore fa buon sangue!

…scrisse il giornalista americano Nourman Cousins e lo confermarono in tanti: dal pediatra Raymond Moody, che curò una bambina affetta da problemi psichiatrici mandandola al circo, al dottore Henry Rubistein, che elencò casi di artrosi e di patologie coronariche guariti con il rilassamento della terapia del sorriso. Il professor William Fray evidenziò come le alterazioni del ritmo respiratorio di una sana risata intervengono sull’ossigenazione del sangue. Anche Fulvio Scaparro, docente di psicopedagogia all’Università di Milano, ha evidenziato che l’allegria ed un approccio positivo, aiutano a prendere la giusta distanza dai problemi.

Inoltre, perché far risplendere il proprio “sole” interiore?

Per i benefici fisiologici. Il primo regalo viene dalla respirazione che, grazie alla risata, si fa più profonda. L’aria nei polmoni viene rinnovata tre volte di più che in fase di riposo. Questo:

  • favorisce l’ossigenazione e la circolazione del sangue;
  • esercita e rilassa la muscolatura toracica;
  • innesca una ginnastica addominale che migliora le funzioni dell’intestino e del fegato.

Nel 1906 un fisiologo francese affermava che lo stato d’animo ha effettive ripercussioni sulla circolazione sanguigna, perché i muscoli facciali controllano l’afflusso di sangue al cervello.

Quando il muscolo zigomatico, strettamente collegato all’espressione del volto, solleva gli angoli della bocca, stimola contemporaneamente l’afflusso di sangue al cervello ed aumenta l’apporto di ossigeno, favorendo così un miglioramento dell’umore, una sensazione di benessere ed un aspetto rilassato, ma tonico al volto. Al contrario un’espressione triste, limita la circolazione e l’apporto di ossigeno alle cellule generando sensazioni di ansia e depressione.

Perciò, allegria!

La risata è contagiosa per definizione: stimola l’armonia, il benessere e migliora la comunicazione tra individui. Generalmente una persona sorridente è ricercata da tutti, è più felice interiormente e quindi è più sana. E siccome ridere fa bene lasciamoci contagiare.

Nel mondo accademico si sostiene che, presto, basterà un comune prelievo di sangue per sapere se abbiamo una disposizione a contrarre determinate malattie o a sviluppare particolari tipi di tumore: questa è, di per sé una notizia che ha dell’incredibile. Ma come rimarremmo, se ci venisse detto che, per fare una prognosi simile, potrebbe aiutare una valutazione della personalità?

Eppure, è uno scenario tutt’altro che inverosimile e se ne è discusso già nel lavoro riguardante il rapporto fra la mente e i tumori.

È statisticamente significativo il riscontro fra temperamento collerico, rigido, esasperatamente ambizioso e maggior rischio di infarto o di altri disturbi cardiovascolari. Attualmente, si moltiplicano le pubblicazioni sulla relazione tra le disposizioni del carattere e la maggiore o minore vulnerabilità alle infezioni. E’ utile rileggere lo studio pubblicato su Biological Psychology di Gonzalez e altri autori, in cui è emerso come i tratti di personalità siano la componente psicologica che maggiormente influenza le nostre risposte immunitarie. L’indagine era finalizzata a verificare se esiste un rapporto tra eventi della vita, personalità e reazione dei linfociti T (il tipo di globuli bianchi più importanti nella soppressione dei virus) ad un agente che ne stimola la moltiplicazione: la fitoemagglutina.

Il primo dato emerso era piuttosto prevedibile: chi aveva avuto un’esistenza segnata da lutti, drammi e sofferenze, mostrava una reattività decisamente blanda a questa sostanza. Ma l’esito più sorprendente è stata la scoperta che a mediare l’impatto dello stress sull’immunità naturale sono gli aspetti del carattere. Gli individui che, pur riferendo un passato tribolato, erano al tempo stesso indipendenti e anticonformisti, esibivano una buona risposta al composto stimolante e valori elevati dei globuli bianchi. Per contro, gli individui emotivi, indipendentemente dal fatto di aver subito poche o molte vicissitudini, reagivano in modo debole e la percentuale dei loro linfociti era notevolmente bassa.

In un altro esperimento, Kropiunigg e altri ricercatori hanno sottoposto un campione di individui eterogenei ad una situazione moderatamente stressante. Dal confronto dei questionari di personalità e la conta dei linfociti prima e dopo la prova è risultato che gli individui maggiormente dipendenti e con un esagerato bisogno di appoggio morale, avevano riportato la più pronunciata diminuzione dei linfociti T e in particolare della classe degli helper, una sorta di elaboratori di strategie, nella lotta alle infezioni.

LA GRANDE CONNESSIONE

In ogni essere umano esiste una struttura psicofisica organizzata, divisa in tre importanti settori:

  • Il sistema nervoso – All’interno del quale, nel DNA delle sue cellule, si determinano i meccanismi per la consapevolizzazione della coscienza e tutte le strategie importanti da comunicare al resto dell’organismo, mediante impulsi elettrici che raggiungono il sistema neurovegetativo (il quale dialoga con gli altri due sistemi) e i fasci muscolari;
  • L’apparato endocrino – Composto da tutte le ghiandole che secernono ormoni indispensabili per il metabolismo; anche nel DNA delle sue cellule, si stabiliscono le operazioni da compiere per portare avanti un lavoro costruttivo;
  • Il sistema immunitario – I globuli bianchi, divisi in Granulociti, Macrofagi e Linfociti; anche a questo livello, si elaborano tattiche comportamentali: serviranno per garantire una difesa nei confronti di attacchi esterni (come ad esempio virus, batteri ed inquinanti vari) o interni (cellule degradate, cellule tumorali, etc.).

Riassumendo, i tre principali sistemi dell’organismo concorrono in maniera integrata al mantenimento di quell’equilibrio di funzionamento, definito omeostasi. Le comunicazioni fra tre sistemi così diversi dal punto di vista funzionale si realizzano grazie a impulsi elettrici e unità funzionali composte da: sostanze “liganti”, recettori per tali molecole (le sedi delle cellule “bersaglio”, cui arrivano i messaggi) e sistemi cellulari di interpretazione dei messaggi. È a seguito dei processi generati dal corretto fluire dei reciproci messaggi scambiati, che l’omeostasi viene mantenuta in condizioni ottimali.

E, in effetti, quando le cosa vanno come debbono andare, il nostro sistema immunitario è micidiale, sia per difenderci da “estranei”, come si evince da questo fumetto nel quale, in blu, sono rappresentate la varie frazioni del sistema immunitario e, in rosso, i nemici infettivi…

La stima di sé è uno dei cardini di una personalità forte e stabile.

Chi ha un’alta considerazione di se stesso (senza scadere, ovviamente, nell’autoesaltazione) è anche poco influenzato dal giudizio altrui, meno conformista e più tenace nel mantenere saldi idee e principi, se sottoposto a pressione sociale.

Proprio la stima di sé esercita un effetto notevole sulla forza del sistema immunitario.

Uno studio di Straumann Lemieux e Coe, pubblicato sul Journal of Social Psychology, ha dato prova che gli individui con minor stima di sé, se sottoposti ad una valutazione negativa, riportano una netto calo dell’attività dei linfociti NK (killer naturali). L’esposizione al rifiuto e ai pregiudizi sono due realtà con cui certe categorie devono continuamente scontrarsi; è il caso ad esempio degli omosessuali, specie se sieropositivi. Una ricerca dello psicologo Cole e altri autori, ha dimostrato che i gay che dichiarano apertamente le proprie preferenze sessuali hanno un sistema immunitario più forte rispetto a quelli che le nascondono. Questo atteggiamento riduce la virulenza del virus HIV e rimanda a tempo indefinito, la diagnosi dell’AIDS conclamata . Per contro, gli omosessuali particolarmente sensibili alla riprovazione sociale mostrano una più rapida diminuzione dei linfociti T helper (quelli nei cui siti si “annida” il virus) e una minor resistenza alle patologie infettive.


Ottimismo e pessimismo sono altri due aspetti che influenzano in modo marcato le nostre risorse immunitarie. Uno staff medico dell’Università di Los Angeles, guidato da Segerstrom, ha scoperto che l’ottimismo è legato ad una tendenza al buon umore e ad un alta percentuale di linfociti T helper e di cellule NK. In parte, afferma lo psicologo, l’effetto dell’ottimismo sul sistema immunitario è modulato dal buon umore, ma in una certa misura è diretto. Sempre Segerstrom (con la stessa equipe e in un’analisi affine, apparsa sul Journal of Behavioral Medicine) ha constatato come l’essere apprensivi abbia pesanti ripercussioni sui globuli bianchi. Chi si preoccupa molto tende a manifestare un livello eccessivamente basso di cellule NK rispetto ad un gruppo di controllo e ad individui più concreti e realisti.

Un altro fattore di personalità che si è rivelato importante ai fini della reazione agli antigeni (gli agenti estranei all’organismo) è la capacità di parlare di sé e di esporre i propri sentimenti. Per verificare l’impatto di questa attitudine sulla risposta immunitaria, un gruppo di studio dell’Università di Miami, coordinato dal dott. Esterlin, ha inoculato un frammento innocuo di un virus a soggetti in precedenza identificati come estroversi o introversi, sul piano psicologico. Dopo di ché, è stata esaminata la quantità di anticorpi prodotti. Si è così provato che maggiore era la capacità di rivelare le proprie emozioni, più alto era il livello delle immunoglobuline o anticorpi. Non solo. È stato provato sperimentalmente che l’emozione che produce l’effetto più incisivo è la collera. Chi tende a reprimere l’espressione emozionale ed in particolare le manifestazioni di rabbia, appare più predisposto a sviluppare il cancro(ovviamente devono concorre anche altri fattori di cancerogenesi diretta e indiretta): una malattia che sembra sempre più legata proprio ad un’inefficienza del sistema immunitario.


Noi tutti, chi più chi meno, siamo portati a maturare delle credenze sul perché restiamo coinvolti in determinati avvenimenti.

C’è chi è convinto di essere in balia degli eventi e chi ritiene di esercitare un certo controllo sugli avvenimenti. Per quanto strano possa sembrare, questi due opposti atteggiamenti si sono dimostrati capaci di influire sulla capacità reattiva del sistema immunitario. Reynaert e altri psichiatri dell’Università Cattolica di Louvain (in Belgio) hanno approntato un programma di ricerca per verificare l’impatto di queste due diverse disposizioni sulle difese dell’organismo. Gli esiti delle indagini hanno messo in luce la considerazione che più uno è fatalista, tanto meno efficiente è la sua risposta alle infezioni.

Per concludere questo lavoro, basato sull’importanza di saper affrontare in maniera adeguata gli eventi della vita, vi sottoponiamo alcuni suggerimenti da non considerare come un vademecum evangelico ma solo come utili spunti su cui riflettere:

  • Smetti di criticare te stesso.
  • Accettarsi come si è, rappresenta il primo passo verso il cambiamento positivo.
  • Quando ti autocensuri, per lo più, i cambiamenti avvengono in negativo, quando ti approvi (a ragion veduta), i cambiamenti avvengono in positivo.
  • Non odiarti a causa di pensieri inutili e dannosi.
  • Garbatamente, cambia i tuoi pensieri.
  • Impara ad amarti pensando a te stesso come al tuo miglior amico.
  • Non aspettare di stare bene, di perdere peso, di avere un nuovo partner o di cambiare lavoro per essere felice, ma goditi la vita così com’è in questo momento.
  • Comincia ora e fai il meglio che puoi: non importa il risultato, ciò che conta è che tu abbia provato a migliorarti.
  • Vedrai che qualcosa di buono accadrà ogni giorno: sappilo cercare

Una parola delicata, uno sguardo gentile, un sorriso bonario possono plasmare meraviglie e compiere miracoli (Cit.)

Maria Rita Piro & Giorgio Marchese

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