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Care sembianze che il mio cor rimira,

invan sopite da l’edace oblìo,

come soave da quel volto spira

la confidenza d’un gentil desìo.

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Quella pensosa tua bontà che attira,

dal labbro esala e scende nel cor mio;

quel nobil segno, che tant’alto mira,

si compie, infranto, in un supremo addio.

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Anima mia, nell’ansito che trema,

muovi a quel luogo che non ha più amore:

là, d’un Estinto, ancora, l’eco estrema

vibra, e che un giorno palpitò nel cuore.

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Nel pio mistero par che intorno frema

una sommessa vita di squallore;

un trepidar che fra i cipressi gema,

come preghiera di stanco dolore.

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O miei ricordi, ch’oggi ancor canto,

svanite ebbrezze di sognate fole

che m’assalite nel funereo incanto…….

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Ma tu non più verrai sull’ardua via

che fu, dall’alba alla fatal tua sera,

una battaglia, un inno, un’elegia.-

Giuseppe Chiaia 1996

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