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Io sono cresciuto nutrendomi di quell’onore e di quella dignità trasmessa dagli scenari western di Sergio Leone, in cui, col sottofondo di Ennio Morricone, potevi innamorarti di una donna o morire per una pallottola, esattamente allo stesso modo: senza un cenno emotivo significativo.

Gli studiosi della psicologia del profondo parlano di Meccanismi di Difesa Inconsci attraverso cui, il nostro “IO” (quella parte di noi che ci consente di costruire l’immagine corretta di come siamo, la contestualizzzaione spazio temporale, un buon esame di realtà, la tolleranza alle frustrazioni, la possibilità di riflettere prima di agire, la mediazione fra quello che vorremmo e quello che è possibile avere, etc.) stabilisce come reagire agli eventi (esterni o interni a noi) con una strategia idonea a ridurre paura, ansia e angoscia. Per quel che mi riguarda, ritengo di aver imparato ad utilizzare un meccanismo chiamato “Intellettualizzazione” che mi consente di modulare gli stati emotivi (anche quelli più intensi) in funzione di come valuto sia meglio.

Quindi, in poche parole, non sono propriamente uno che si piange addosso e posso, di conseguenza, affrontare certi discorsi senza il rischio di apparire un vittimista. Non so se vi è mai capitato di assaggiare quella pietanza amara che viene servita dagli eventi, ogni volta che non ci mettono in condizione di sentirci accettati.

Si potrebbe andare tutti allo zoo comunale! Vengo anch’io? No, tu no! Ma perché? Perché no!”

Quante volte ci siamo convinti (forse velleitaristicamente) che fosse venuto il momento di una partecipazione attiva (anche dentro le Istituzioni) al benessere collettivo? Anche questa eventualità rientra nei meccanismi di difesa dell’Io (di cui sopra) e prende il nome di “Sublimazione”.

Scendo in campo anch’io! Voglio fare qualcosa per cui, i miei figli (e tutti coloro che, in modo o nell’altro, mi vogliono bene), possano essere fieri di me!

Cari Lettori, lungo il mio percorso esistenziale (che somiglia ad uno di quei tratti in salita adatti alle gare automobilistiche definite “cronoscalate”) ho incontrato, un bel giorno (o era una notte… non ricordo più) uno come me: Vincenzo Andraous.

Apparentemente molto diversi, abbiamo scoperto una matrice comune: la paura del Mondo, che porta ad imbrogliare le carte. Ci siamo attratti subito: uno, veloce di mano e di coltello (lui) e l’altro (il sottoscritto), un venditore di fumo.

O, per dirla in maniera “Tecnica”…

Un antisociale (figlio del narcisismo maligno e assai prossimo alle psicosi) lui e un narcisista istrionico (e un po’ ossessivo compulsivo) con sfumature isterico psicosomatiche, il sottoscritto.

Cosa siamo diventati, “crescendo”? La sfida alle leggi della Psichiatria ( e della Psicodinamica)…

Lo psichiatra (austriaco, con cittadinanza statunitense) Otto Kernberg ha teorizzato un modello “bidimensionale” di personalità:

una dimensione chiamata organizzazione della personalità che descrive la gravità di un disturbo (che procede, dal “basso” verso “l’alto”, dalle psicosi alle nevrosi, passando per tre stadi di Borderline creando dei “cluster” che rendono, teoricamente, non possibile il salto verso un sostanziale miglioramento stabile);

una dimensione basata su introversione ed estroversione ( dove, la prima, descrive più ampiamente le persone che traggono gran parte della loro energia, dal tempo trascorso da sole e che hanno la tendenza a dirigere la propria attenzione verso se stessi e, la seconda, inquadra chi trae molto della propria energia dalle interazioni con gli altri e tende a dirigere la propria attenzione verso l’esterno da sé).

Se partiamo dalla prima dimensione, Vincenzo ed io ci siamo incamminati (in un’ipotetica comune abitazione) dal sottoscala con la presunzione di giungere, almeno, al sottotetto.

Forse perchè in ognuno albergano “particelle di Dio” (con potenziale immenso, quindi) o forse perchè, entrambi, siamo abbastanza “introversi” e introspettivi, credo di poterci definire: Un novello Fra’ Cristoforo (di Manzoniana memoria) al tempo stesso counselor e tutor di una comunità (Casa del giovane, di Pavia) e un guardastelle capace di volare fuori dal recinto della mediocrità, in quel buco della rete dove, come amo dire spesso, Libertà, Fantasia e Concretezza, magicamente si fondono insieme.

Vincenzo scrive i suoi articoli ed io, ogni tanto, mi soffermo un po’ di più nel leggerli. E, a quel punto, mi viene da aggiungere qualcosa: nasce così, un lavoro a quattro mani

Chi vede il giusto e non lo fa, è senza coraggio” ( Confucio)

Ma torniamo alla pretesa di dialogare con le Istituzioni, al fine di contribuire all’andamento della cosa pubblica che, poi, è un modo di far politica senza ricoprire un ruolo partitico. Ebbene, nel provarci, ci si scontra con due realtà tanto contrapposte, quanto convergenti.

Avete osservato e ascoltato le conferenze stampa di chi, in Europa (e in ogni posto dove ci sia la gestione del Potere) espone le linee guida che ci condizioneranno per i prossimi anni?

Personalmente, al di là di un’apparente preparazione, spesso mi sento a disagio, come quando, durante la discussione di un esame universitario (quando ero dall’altra parte della cattedra), ritenevo di non essere all’altezza della situazione di fronte ad un depositario e gestore del Sapere, misurato e irraggiungibile.

Cosa deve provare un “normale” cittadino, di fronte a cotanta eminenza? Una sola conclusione: “Troppo diverso, di un altro pianeta. Non potrò mai chiedere udienza ad uno come lui!”

Eppure, ci sono amministratori della cosa pubblica apparentemente alla mano, facilmente raggiungibili… illusoriamente, però!

Infatti, quando ci provi, a proporti scopri, con amarezza, che il filo del discorso col concetto precedente, non è cambiato. Resta impossibile compartecipare lavorando sodo e con abnegazione, al bene collettivo, che rimane appannaggio di altri.

Che, però, non sei mai tu!

Coi primi la distanza è siderale: troppo in tutto (in bravura, in rigidità, in perfezione, in distacco); stare con loro è possibile a condizione di essere cadetti angelici, con la erre pronunciata imperfetta (che crea “atmosfera” apollinea).

Coi secondi, la vicinanza è abissalmente imbarazzante: gli sei accanto… e ti sfuggono, concedendosi agli accoliti condivisori (a volte) di turpi mercimoni.

Che cosa rende filosofi? Il coraggio di non serbare alcuna domanda nel cuore” (Arthur Schopenhauer)

E, allora, chiediamoci: come reagiscono, quelli che si distaccano da questi (scioccamente ambìti) palazzi baroccamente disadorni (che ricordano, purtroppo, disastrate ambientazioni familiari)?

La responsabilità del fallimento

La cocaina e l’alcol, la droga e i rituali, i totem che non sono mai scalfiti dalle conseguenze, dai dazi che verranno pagati, perché i conti prima o poi richiedono di essere saldati.

Ragazzi griffati e giovani con firme di rincalzo, stanno in piedi a guardare il mondo che passa, e improvvisamente franano sul pavimento per non essersi accorti di quanto è andato perduto.

Forse la violenza non è davvero connessa con l’uso delle sostanze, forse le droghe non sono ree confesse delle disperazioni che costruiscono, forse l’uso e abuso delle sostanze è un problema di seconda fascia.

Ci vuole più coerenza e coraggio per ripudiare i troppi “forse” spalmati sul terreno come trappole mortali, quando si tratta di giovanissimi, di uomini, di persone, destinate a diventare drammaticamente delle “cose”.

Sarebbe sufficiente riprendere in mano poche ma chiare idee educative capaci di evitare tanto le imposizioni quanto il lassismo ma che prevedano questo sano “ragionamento”: la Libertà non vende in piazza la propria mercanzia, ma fa della giustizia uno stile di vita che non abbisogna di eccessi, nè timori reverenziali per chicchessia.

Città grandi e piccole, paesi e periferie, hanno in casa quesiti complessi, che investono i più giovani, i quali non posseggono la misura che intercorre tra i diritti e i doveri, tra un sogno da rincorrere e una speranza che non abbandonerà mai gli uomini che diventeranno.

Quando i ragazzi stanno piantati al vicolo cieco, è inizio di una sofferenza, il frutto di una comoda cecità del cuore, degli occhi, una irresponsabilità a non volere sapere e vedere il mondo interiore di chi si ostina a mantenere le scarpe slacciate, ma anche di chi non fa nulla per prendere in mano la situazione.

Ai vuoti familiari, alle assenze di dialogo, alle incapacità del parlare e farsi comprendere, fanno supplenza gli atteggiamenti della forza che fa prepotenza, perfino il mito della bellezza non riesce più a coprire gli ammanchi esistenziali.

Paiono traversie e sono opportunità” (G. B. Vico).

Ora e non domani è il momento per tentare di fare nascere uno stare insieme diverso, in cui si parla e non si grida, in cui si ascolta e non le si spara sempre più grosse per fare rumore. E, qualche volta, si pensa al bene da fare attraverso il proprio comportamento.

Qui non si vuole arrivare alle 10 domande che, un primo ministro britannico di qualche anno fa ha posto ai suoi cittadini per sapere quanto fossero felici. Qui si cerca di stabilire come muoversi, andando al di là della crisi economica, per evitare che, quando le nuvole speculative lasceranno il posto al sereno, non ci si debba accorgere che il sole splenderà su una Terra desertificata!

” …non bisogna mai dubitare che un piccolo gruppo di persone intelligenti e impegnate possa cambiare il mondo, perché in realtà è ciò che è sempre accaduto” (Margaret Mead)

Qui si cerca di mantenere integra la dignità del proprio andare, per non ritrovarsi come dei “Mary per sempre” avvinghiati ad un destino desolante e infamante.

Ogni uomo ha il suo prezzo. Anche noi due, dinosauri in estinzione, non facciamo eccezione.

Per Vincenzo, basterebbe la presenza di una giustizia umana degna di tale nome e la certezza di un futuro migliore per i suoi ragazzi di strada, che ama e difende

Per il sottoscritto… beh, tenuto conto che fin da piccolo, ha cercato un mondo quasi perfetto, con le montagne da scalare per allenarsi ad apprezzare le verdi vallate lambite da dolci e sinuosi corsi (un fantastico West, insomma) sarebbe sufficiente essere messo in condizione di poter dialogare con gli Artisti del Presente, con un occhio al futuro attingendo dal passato, capaci di aiutare ad andare oltre la mezzanotte, al di là del precariato esistenziale, abbracciando senza paura il dolore sociale.

Per tornare a riveder le stelle!

Se qualcuno ci vuole comprare, siamo qui. Fate pure il vostro gioco. Risponderemo come si conviene.

– “Mi spiace, Armonica, ma io resto qui!”

– “Chi?”

  • Mister Ciuff-Ciuff! Nemmeno lo contavo, quella specie di mezzo uomo! Ha avuto paura! Ehi, Armonica! Quando toccherà a te, prega che sia uno che sa dove sparare! E adesso Vattene! Non mi va che mi guardi mentre muoio!” (Da C’era una volta il West – Sergio Leone)

Chi ha il coraggio di sorridere ai problemi è padrone del mondo, come chi ha il coraggio di morire (Giacomo Leopardi)

Vincenzo Andraous – Counselor, Tutor Comunità “Casa del Giovane” Pavia

Giorgio Marchese – Medico Psicoterapeuta, Direttore La Strad@

Un suggerimento: provate a rileggere questo lavoro col sottofondo di questo film, considerato uno dei capolavori delle cinematografia mondiale di tutti i tempi.

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