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La tendo, la trovo.

Improvvisamente la tensione che ha caratterizzato gran parte di questi ultimi giorni, trova la freschezza del sollievo nella sincerità delle espressioni, del proprio sentire.

Mi avvio velocemente verso casa, ansiosa di tornare nella calda accoglienza che il tepore dei miei oggetti riesce a donarmi. Una stuzzicante allegria mi pervade, ma, come spesso accade, l’imprevisto si frappone a ritardare. Colgo al volo l’occasione e velocemente faccio un salto verso l’altitudine che cinge come un grande abbraccio la città, pronta a dondolarsi nella notte dei pensieri.

Mille dubbi mi assalgono, mi blocco, ma proprio non riesco a frenare la mano che, in collegamento diretto con il cuore, ha deciso quest’oggi di dare voce all’emozione.

Una chiacchiera mi attende e lì si ferma. Un sorriso non proprio spensierato ma a sincerarsi.

Amici. Di un’intera vita o sol di un istante, di anni passati trascorsi insieme e di altri che verranno, di momenti di sconforto, di momenti di allegria e condivisione, quelli che sempre accompagneranno la vita quando regna la disperazione e al contrario la serenità. Un senso di tranquillità.

L’aria frizzante del tardo pomeriggio apre la porta. Un’ondata di allegria parte. Pochi attimi in raccolta, la casa torna a vivere popolata dai sorrisi frammisti al momentaneo imbarazzo. Il desiderio di trovarsi ci conduce nel silenzio di parole appena sussurrate, percepibili solo se, spenti i contatti con il mondo, presti ascolto liberando ogni cosa trattiene. E lì si vola.

Un abbraccio inaspettato.

Provo a capire ciò che mi viene dolcemente suggerito. Una spiaggia fresca ma inondata di calore, una brezza che trasporta il profumo della salsedine, una costa disegnata sullo sfondo di un cielo spumeggiante di azzurro fino a dove lo sguardo può arrivare. Quattro passi con me stessa, siamo in tanti ora eppure soli, il desiderio di raggiungere e condividere diventa sempre più forte. Non lo voglio trattenere. Parte l’abbraccio accompagnato dal sorriso.

Volo, sognando di afferrare quel desiderio che sempre sfugge, ma la stanchezza mi trattiene, riportandomi nella fredda consapevolezza della realtà. Un tocco di piacere, un momento di tristezza.

Gli estremi della vita, la contemporanea presenza di stati d’animo opposti e trascinanti, alimentano arricchendo, sfibrano consumando. Sono certa che alla fine il tutto sarà più autentico e reale.

Come un telo su uno scoglio. Adagiato, completamente abbandonato, addormentato di un sonno leggero, a lasciarsi accarezzare dalla fresca brezza che leggermente increspa senza infastidire. Assecondando uno scambio di calore, ogni tanto a sollevarsi per allungare lo sguardo a dare il giusto nutrimento. Donato! Ecco questa è la parola quella vera, che comprende anche il senso del donarsi.

Cerco le parole assaporando il mio silenzio. Stanca come avessi corso una giornata intera, inebriata di sensazioni un po’ assopite, stupita dal sentire. Decido che è arrivato il momento di stendersi a riposare, recuperare le energie richieste dall’inizio di una stagione arrivata all’improvviso. Eppure… l’inverno è trascorso senza fretta, vissuto nei dettagli, non saltato a piedi uniti, fra gioie e dolori, istanti di inaspettata freschezza e altri di pesanti ma inevitabili mutamenti.

Una folata di vento caldo, sfiorando appena la superficie, penetra regalando la libertà.

Per te, per me. Fino a dove i confini restano definiti e dove invece si fondono l’uno nell’altro plasmando una forma nuova che, però, conserva le caratteristiche originali?

Osserviamo sorridendo, compiaciuti. La meraviglia della vita si ripete, come non fosse trascorso alcun anno, addirittura una intera generazione. Le cose inalterate, le sensazioni uguali ma diverse rivestite di fresca consapevolezza colmano il silenzio che ha regnato nelle stanze dei sospiri.

Come un telo su uno scoglio. L’espressione di benessere, la sorpresa, il piacere di ritrovare.

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