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Il bosco delle lucciole. Favoloso. A bocca aperta, resto a bocca aperta strapiena di stupore. Mai così tante ne avevo viste. Mai, nemmeno quando a guidarmi era la sua mano, forte e piena di grande vitalità.

Sere magiche d’estate, più passano gli anni più difficile riconoscerle sul momento: si vivono gli istanti inconsapevolmente e tornano indietro dopo, restituendo tutta la loro bellezza. Come quella di una domenica sera di poche settimane fa, nemmeno troppo tarda, costellata da centinaia di puntini luminosi in ogni punto, in ogni angolo, ovunque si spostava lo sguardo.

Anche per questo, si vive anche per questo.

Quando la malinconia incontra il tenue celeste al tramonto e un raggio di luce vuole ancora vivere donando il suo rosso più bello al cielo, si vive anche per questo.

Il percorso a spirale circolare mi riporta nello stesso identico punto di 10 anni fa, anche se il bagaglio del mio vissuto è molto più ricco ora: qualche graffio in più, un bel po’ di illusioni svanite e una bella ferita nel cuore. Che proprio non vuole rimarginare.

Veramente libera. Posso dire di avere fino ad ora vissuto in libertà. Amo quello che faccio, riesco a trovare il bello anche nell’ostilità degli ambienti, dedico ogni momento del mio tempo a quello che più amo. Mi lascio guidare dal grande trasporto verso l’affetto più tenero. E pregusto il futuro.

Ma … Come accade ormai sempre più in me, non riesco a chiudere le porte.

Fortunata, perché la vita mi ha dato l’opportunità, che ho saputo cogliere, di soddisfare la mia sete di sapere e nello stesso tempo la voglia inesauribile di continuare ad imparare.

Anche per questo, si vive anche per questo.

Eppure … La stessa identica paura alle porte delle vacanze, come ogni anno, come ormai avviene da più anni. Sono gli addii o anche gli arrivederci che non riesco proprio ad affrontare.

Un passo avanti, un rapido strattone indietro.

So già che fra qualche anno avrò nostalgia di questi momenti, di questo sconforto, della mia solitudine.

Sempre troppo nello stesso istante. Una pausa di riposo non riesco proprio a tollerare, anche quando le palpebre si abbassano senza dare la forza di abbandonarmi.

È inutile resistere. È scritto nel mio codice genetico e poco o nulla posso fare se non che tenermi questa insoddisfazione quando sento di non avere bene speso il mio tempo.

Tempo, tempo, tempo.

La rigidità.

Guardo indietro e mi accorgo di quanto ammorbidita si sia la mia persona, anche se spesso trovo nei miei pensieri un giudizio da modificare, un legame da ricucire, una mano da riafferrare.

Sempre più mi affido al mio sentire. Non posso ignorare quello che i miei sensi comunicano. Sfuggo per non trattenere e me ne pento subito dopo, immediatamente.

Al chiaro di luna …

Come un tempo ora abbastanza lontano decido di cominciare nella stessa maniera. In musica, all’aria aperta, in riva al mare, senza dover tornare, senza seguire le ore che passano.

Un po’ di allegria, un po’ di malinconia.

Pur sempre vivendo

Fernanda

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