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Oggi più che mai è tempo di parlare di accoglienza nel senso più ampio.

Mare. Non si riesce più a guardarlo senza pensare cosa potrebbe nascondere, cosa ha accolto, cosa avrebbe voluto rimandare.

Stanchi, siamo stanchi della mancanza di sensibilità che investe, passando sopra senza fermarsi, anzi accelerando al cogliere del tentennamento. Come quando ti trovi in bilico su una asta in equilibrio altalenante e una folata di vento sopraggiunge spingendo improvvisamente.

Ma quali sono i problemi concreti e reali che coinvolgono in questo momento storico?

Ho sempre parlato dell’accoglienza riconoscendo un tema delicato e appartenente ad ogni forma vivente, caratterizzato da una grande sensibilità condita dal corretto apporto dei giusti ormoni. Come sempre la fisiologia accompagna ogni sentire, ogni emozione, ogni sentimento.

Due esseri umani che si accolgono per viaggiare insieme sul treno della vita.

I figli si accolgono donandogli la vita.

Si accoglie la passione per un lavoro, per una cosa, per una qualsiasi che dia serenità e, come sempre, un senso.

Li vedo da lontano camminare fianco a fianco, come accade sempre in questo periodo dell’anno, quando, a difficoltà, provo a staccarmi dalle gelide temperature, dalle piogge catartiche, dagli sprazzi di azzurro che irrompono nelle mattine dei giorni inaspettati.

Una porta violentemente chiusa in faccia.

La paura di restare da soli.

Il desiderio di vivere rispettando il proprio modo di essere.

L’equilibrio.

Faccia a faccia con la tecnologia che divide. Che peccato! Tanto avevo sperato, investito, puntato in questa fase della vita e invece mi ritrovo all’inizio di tutto.

Il calore dell’ambiente.

Due mani che si sfiorano.

Sguardi che si incontrano.

Purezza dei sogni.

Una ventata gelida improvvisamente ci distoglie dal piacere della rilassatezza e dalla stanchezza della mente.

Cosa abbiamo sbagliato?

Mi arrendo ripensando più e più volte. Rivedo i pretesti per ritrovarsi, la chiarezza dei gesti per non lasciarsi andare. Ma … qualcosa mi trascina bloccando. Che peccato!

Una stagione della vita strana questa. Un momento storico molto particolare. Oggi più che mai la necessità delle immagini per descrivere quello che intorno accade. Sfumano i contorni all’orizzonte, lasciando intravedere però quello che lontano avviene.

Quanta solidarietà, quanta disperazione, la debolezza della non accettazione.

Due stati d’animo si intrecciano sfiorandosi in vari punti. E li si riscopre la presenza dell’uomo nell’universo. La sua posizione, il suo ruolo, il suo compito alla fine del percorso.

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