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È strano come nelle situazioni che ricordano tutt’altro ci ritroviamo a vivere istanti, di un’altra fase della vita. Nella immediatezza della realtà nulla hanno a che vedere.

I giorni passano rapidamente. Il contrasto fra il numero che si raccoglie offrendo una possibilità e la mancanza di una evidenza che descriva la vitalità, si fa sempre più netto.

È grande sentire che siamo progettati per sfruttare al massimo le potenzialità di cui siamo dotati. Dopo tante ore trascorse ad inseguire la significatività che potrebbe legarsi all’evidenza biologica il mio pensiero si ferma su un frammento di vita, legato alla fantasia, al gioco, al tempo della spensieratezza e della scoperta. È come se sentissi la necessità di far vivere un’altra parte di me. Quella che tende ad arricchire lo spirito di emozioni.

Mi piace immaginare la parte più profonda di noi come in continuo rinnovamento. Il silenzio domina il ricordo di un primo mattino, un caldo luglio di moltissimi anni fa. Il mare nelle prime ore trasparente e non sciupato dalla brezza che increspa la superficie. Solo il rumore delle onde, non violente, una dolce musicalità ritmata che accarezza la ghiaia e si ritrae timidamente per ricominciare il ciclo. La si sente così all’infinito, è una di quelle cose che non annoia, ti emoziona anzi. La grande spiaggia è un campo di giochi tutto da esplorare, ma gli occhi e i desideri sono concentrati solo sull’acqua. Vedo nella trasparenza il fondo di pietre lucide, attraversate silenziosamente da branchi di piccoli pesci.

Le atmosfere familiari. Le cerco annusandole nella loro interezza, mi sforzo di farne parte, di prenderne tutta l’armonia e l’allegria che le contraddistingue, facendole diventare bagaglio nei miei sentimenti.

Una serata trascorsa fra le note che invitano a danzare fra i tavoli, si eliminano le differenze legate alle varie età e ci si ritrova tutti col desiderio della compagnia.

Viaggio malinconicamente tra percorsi dimenticati ormai dal tempo e dalle giornate piene della vita, passate senza cogliere l’istante di bellezza che esiste in ogni minuto di esistenza. Anche solo perché pervaso dalla energia e dalla vitalità. Non a caso ho scelto di studiarne i meccanismi.

Vorrei fotografare l’istante, concentrare lo sguardo sulla trasparenza, percepire quel debole capogiro che proietta l’ombra della mia immagine sul fondale chiaro e luminoso che accompagna i sogni del passato.

Un pensiero nato nella parte più nascosta viene elaborato. In un primo momento faccio fatica a conquistarlo, inquadrarlo nella memoria e delinearlo, poi inseguendone l’incanto lo trattengo e lo rivivo. È questo credo ciò che si vive quando si ricorda.

Però il benessere che si prova quando un altro istante di vitalità si organizza e trova posto non è destinato a rimanere un ricordo, magari da risvegliare nelle serate che vorresti passassero senza lasciare alcun disturbo. Và colto il piacere che si prova nel sentirsi arricchiti nell’animo, è una sensazione di totale appagamento che si traduce nell’euforia dell’aver raggiunto un altro traguardo. Con se stessi.

Provo un senso di dolore quando le parole sciupano l’istante, l’istante che non ha bisogno di spiegazioni, è molto bello così nel silenzio, concentrandosi solo sullo sguardo, accarezzando con le dita le mani e provando a sentire, a catturare la sensazione che torna indietro.

La vita è un susseguirsi di istanti, si sistemano l’uno dietro l’altro, a volte legati da un sentiero comune, che può sembrare illogico nel trattenere. E allora si corre il rischio di diventare ostinati verso se stessi, non ci si accontenta della bellezza del minuto, della poesia che fa da musica, ma si cerca a tutti i costi il senso, il filo logico che muove le azioni e costruisce i rapporti fra le persone.

Quel famoso equilibrio, asta in bilico in continuo movimento e mai in pace con se stesso, domina la scena. Si cammina tentennando tra i vicoli e le strade a senso unico, spesso cadendo quando ci si trova innanzi un ostacolo troppo alto, rialzandosi dopo essersi brevemente riassestati e di nuovo pronti. È necessario solo regolare l’oscillazione dell’asta, rendendola non troppo rigida altrimenti potrebbe spezzarsi, essenzialmente fluida nel movimento, quasi a volteggiare.

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