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Dopo Socrate, pietra miliare della storia della filosofia, Platone, suo discepolo più riuscito.

Platone nacque ad Atene, da famiglia aristocratica, nel 428 a.C.

A vent’anni cominciò a frequentare Socrate, e fu tra i suoi discepoli sino alla morte del maestro. Quando Socrate morì, egli aveva ventinove anni.

Platone aveva seguito il processo contro il grande filosofo, con grande attenzione, ed il fatto, che Atene potesse condannare a morte l’uomo più nobile della città, rappresentò per lui non soltanto una esperienza indelebile, ma sarebbe stato decisivo per la sua attività filosofica.

Tra le sue opere importanti si annovera, infatti, la trascrizione del discorso che Socrate pronunciò in sua difesa alla giuria e che è noto come “l’Apologia di Socrate”, dove per apologia s’intende: discorso scritto o pronunciato in difesa di sé o di altri.

Platone fondò una propria scuola filosofica nei pressi di Atene, poco distante dai giardini che prendevano il nome dal leggendario eroe greco Academo, da qui il nome ACCADEMIA.

Nella sua scuola egli faceva ricorso al dialogo.

Il “dialogo”, infatti, è la forma scritta di Platone, egli fa parlare i personaggi, in particolare si serve di Socrate come suo portavoce. Oggetto del “dialogo”, era una questione che si svolgeva in domande, risposte e obiezioni, con successive nuove domande, risposte, obiezioni, avendo come obiettivo l’approdare al sapere vero.

Platone si occupava del rapporto esistente tra ciò che è eterno e immutabile da un lato e ciò che scorre dall’altro, (come i presocratici), ma, a differenza di loro, per Platone ciò costituiva le due facce della stessa medaglia.

Il corpo, quindi, in base a questi assunti è la dimora dell’anima (o psiche) e quando il corpo muore l’anima va nel mondo delle idee.

Anima, dal greco ànemos, cioèsoffio vitale, equivalente al termine greco psichè.

Secondo Platone, l’essere umano è costituito da:

  1. un corpo che “scorre,” indissolubilmente legato al mondo sensibile, un corpo che segue, quindi, lo stesso destino di tutto ciò che appartiene al mondo, come gli animali, le piante;
  2. un’anima, immortale dimora della ragione, proprio perché non è costituita di materia, essa può guardare al mondo delle idee.

Secondo Platone esisteva un’altra realtà dietro il Mondo Sensibile, e cioè il Mondo delle Idee.

Per Platone l’anima esiste prima di prendere dimora in un corpo, essa infatti, si trova nel mondo delle idee e quando è inserita nel corpo umano si dimentica delle idee perfette, poi, scoprendo, invece, le forme presenti in natura, in essa compare un debole ricordo. Platone, pertanto, ritiene che apprendere non significhi partire da zero, bensì “ricordare” ciò che si era assopito.

Si afferma, quindi, con il discepolo più illustre di Socrate, per la prima volta, il concetto che le idee sono innate e che l’anima è immortale, ed è mediante questa, (che entra a dar vita ad un altro corpo), che le idee contenute si servono del nuovo corpo per riesprimersi, (metempsicosi o trasmigrazione delle anime, le quali prima si assopiscono e poi si ricordano).

Per Platone, l’idea indica una entità immutabile e perfetta, pertanto, le idee non possono derivare dai sensi, perché i sensi sono ingannevoli. Al fine di spiegare tale concetto, Platone si serve del mito della caverna, in cui rappresenta, riferendosi alla parete della caverna, delle immagini riflesse, come simbolo dei sensi che sono ingannevoli, mentre le immagini vere, che si trovano fuori del buio della caverna, simboleggiano la luce della ragione, cioè la conoscenza.

Platone, però, non era medico e non poteva conoscere a livello scientifico, l’importanza dei sensi, come è stato studiato e osservato successivamente dal suo allievo Aristotele, il quale aveva avuto una educazione di base scientifica perché il padre era medico.

Da ciò, nasce l’accezione generale dell’innatismo, secondo la quale l’uomo porta in sé stesso fin dalla nascita, determinate idee, principi conoscitivi o attitudini comportamentali, prima di qualsiasi esperienza.

Platone, inoltre, come la maggior parte degli studiosi di quell’epoca, si occupò anche di politica e, perciò scrisse il dialogo “La Repubblica.” In tale opera, egli descrive come deve essere uno Stato ideale, cioè presenta un modello di Stato secondo un ottica verticistica e gerarchica paragonandolo all’essere umano:

  • come il corpo, anche lo Stato ha una testa, un torace, un addome, infatti, ha reggitori, guardiani, (o soldati), artigiani/mercanti/contadini.

Come un uomo sano che mostra equilibrio e moderazione, così uno Stato è giusto quando ogni suo membro è consapevole di svolgere il proprio ruolo. Fattore determinante per un risultato armonico è che uno Stato venga governato con la Ragione.

Come la testa dirige il corpo, così devono essere i filosofi a governare la società.

E’ importante, inoltre, notare la modernità del pensiero platonico rispetto ai posteri, relativamente al concetto secondo il quale le donne potevano governare lo Stato in qualità di reggitori, esattamente come gli uomini, ed in virtù di ciò, era corretto che ricevessero lo stesso tipo di educazione, dovendo essere sollevate, quindi, dall’obbligo di accudire i figli e la casa.

Soleva ripetere: “Uno Stato che non educa le donne è simile ad un essere umano, che usa soltanto il braccio destro,” (antesignano, quindi, di idee sicuramente rivoluzionarie per come, poi si sviluppò la società nei tempi a venire).

L’educazione dei figli era, però, troppo importante, (per il filosofo), per essere affidata al singolo individuo. Spettava allo Stato assumersi la responsabilità di educare i bambini.

Platone fu il primo filosofo che parlò di scuole pubbliche. Anche in ciò, pose le basi per una concezione di Stato moderno, collegata ad una società evoluta e sviluppata.

Per oltre 2000 anni, si è discussa e criticata la singolare dottrina delle idee di Platone, il primo a fare ciò, fu proprio un suo allievo, il suo nome era Aristotele, il terzo grande filosofo di Atene.

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