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“Autostrada deserta…ai confini del mare…”, mentre riecheggiano nella mia mente le parole di questa vecchia canzone di Antonello Venditti, rifletto sul fatto che la mia vita non è stata proprio lineare come un’autostrada. Dossi, cunette, salite, interruzioni, lavori in corso…eppure…”eppur si muove” qualcuno ha detto, ed io sono qui a gridarlo…

Ma cosa serve ad una vita per essere viva? Per caso solo gioie? Per caso una famiglia felice come quella del “Mulino Bianco”, con bimbi che, vicino a mamme e papà, mangiano biscotti e frollini contenti? Per caso un amore che ti invade il cuore e ti toglie il respiro? No, la vita non ti pulsa dentro solo per questo..la vita è la vita, bella, brutta, a colori, in bianco e nero, di notte, di giorno, con il sole e con la pioggia…sempre e comunque..

Ma chi sono io per dirlo? Un essere umano come tanti altri, con la sua storia diversa ma allo stesso tempo uguale a tante altre, perché? Perché a parte un’infanzia cosiddetta difficile, un’adolescenza complicata, un padre innamorato, esageratamente geloso e possessivo, che ancora oggi soffre in silenzio se mi allontano, una madre ‘importante’ e apparentemente distante, che muta, quasi in punta di piedi, ha costruito il mio sicuro avvenire, non c’è nulla di diverso nella mia vita, che non sia stato già vissuto, se non fosse che sono qui a raccontarla..

Ho pianto, ho sofferto, ho temuto di essere dimenticata, presto, troppo presto, inghiottita da un dolore sordo, giovane ma antico, quasi bambino, come quando di notte cercavo la mano di mio padre per farmi compagnia e poi…cosa è accaduto? Ho guardato negli occhi il mio dolore, l’ho cercato, non sono scappata, l’ho attraversato senza voltarmi indietro, mi ha piegato ed ancora oggi, alcune volte come ora, mi trovo raggomitolata, avvinghiato a lui, come in una morsa senza scampo….

Ma io sono qui e ci resto, le ombre del mio passato mi cercano ed io mi faccio trovare, gli vado incontro, non corro via, tanto mi seguirebbero ovunque, ma non ho paura, sono parte di me, chiedono conto, vogliono sapere se mi libererò di loro, devo decidere, è venuto il momento, una volta per tutte dovrò farlo, ma che fatica!

Sono indecisa, sono sola, come quando anni addietro, in un giorno d’inverno entrai in una stanza fredda, bianca, con grosse luci al soffitto, che mi guardavano mentre io mi addormentavo senza voglia di farlo, con un buco nel cuore, con una voglia di gridare, no, vi prego, no, salvatelo, salvatemi e poi..dopo..il buio e dentro ci sono io, viva, ma senza me… dove sono stata questi anni, lontano, a tentare di dimenticare, ma…non credo si possa, voglio ricordare, voglio fare qualcosa per me, per lui….voglio trasformare il dolore in vita, voglio essere vicina quando tornerà…questa volta forse ci sarò…e sarà tutto diverso, la mia mente come una lavagna, dove scrivere di nuovo, daccapo la storia della mia vita.

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