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I Sofisti ed il nuovo concetto di “educazione”.

Sofista significa “Sapiente” cioè esperto del sapere. L’accezione del termine, di per sé positiva, è divenuta negativa, nel corso dei secoli, soprattutto per l’opinione che dei sofisti ebbero i tre grandi filosofi: Socrate, Platone ed Aristotele. Essi sostenevano che il sapere dei Sofisti era “apparente” e non effettivo e che era professato non ai fini di una disinteressata ricerca della verità, bensì a scopo di lucro.

In effetti, i sofisti esigevano compensi per i loro insegnamenti, ed oltre alla ricerca del sapere come tale, miravano a scopi pratici, per essi, infatti, era essenziale la ricerca degli allievi.

Con i Sofisti il problema educativo e l’impegno Pedagogico emergono in primo piano e assumono un nuovo significato. Essi si fanno banditori dell’idea secondo la quale la virtù, (l’aretè), non dipende dalla nobiltà del sangue e dalla nascita, ma si fonda sul sapere. L’idea occidentale di “Educazione”, basata sulla “diffusione del sapere”, deve molto ad essi.

Sofisti manifestavano una notevole “libertà di spirito” nei confronti della tradizione, delle norme e dei comportamenti codificati e mostravano una illimitata fiducia nelle possibilità della ragione. Per questo motivo furono chiamati gli Illuministi Greci.

Il loro grande limite era rappresentato dal fatto che si ponevano nei confronti dell’uditore con un atteggiamento superbo di chi sa.

Il metodo educativo di Socrate.

Diversamente dai sofisti, Socrate, invece, si poneva nei confronti dell’interlocutore con l’atteggiamento di chi non sa e di chi ha tutto da imparare.

Socrate era un educatore, ma non nel senso dell’insegnamento tradizionale, infatti, egli insegnava agli esseri umani la cura della propria anima o psychè. Secondo Socrate, l’uomo deve vivere il proprio corpo come uno strumento.

Il “Conosci te stesso,” è conoscere la propria psychè.

Il metodo educativo di Socrate si esplicava attraverso:

  • la Confutazione,
  • l’Ironia,
  • il Non Sapere,
  • la Maieutica.

Con l’utilizzo di tali tecniche, il filosofo portava l’interlocutore a riconoscere la propria ignoranza. Nei confronti dei saccenti e dei mediocri la discussione provocava irritazioni e reazioni, ma nei migliori la confutazione delle false certezze, determinava un effetto di purificazione dall’ignoranza.

  • Confutare significa controbattere un’argomentazione, dimostrandone l’erroneità o l’infondatezza.
  • l’Ironia in genere significa “simulazione”, nel caso specifico indica il gioco scherzoso, molteplice e vario degli stratagemmi messi in atto da Socrate per costringere l’interlocutore a dar conto di sé.Diceva il pensatoregreco: “Lo scherzo in funzione di uno scopo serio è Metodo.”
  • Il principio del non sapere poi, provocava un potente effetto benefico nei rapporti con l’uditorio, poiché in tal modo il filosofo non si ergeva a maestro.

Se si osserva il metodo socratico, lo stesso risulta irritante, ma chi è riuscito ad andare oltre, ne ha potuto apprezzare la validità. Socrate, infatti,stimolavail pensiero logico nei suoi interlocutori.

Finalità di tale metodo era quello di tirar fuori cioè “educere”. “Come la donna che è gravida nel corpo ed ha bisogno dell’ostetrica per partorire, così il discepolo che ha l’anima gravida della verità, ha bisogno di una sorta di spirituale arte ostetricia, che aiuti questa verità a venire alla luce”. E questa è appunto ” la Maieutica” socratica.

  • La Maieutica cioè l’arte di far partorire, ma partorire cosa ? Non tanto le idee che se non si apprendono non si hanno, ma il concetto di logica, che se guidato bene nel percorso, fa arrivare alla verità universale.

Socrate fu un formidabile ingegno logico, eglimise in moto quel processo che portò alla scoperta della logica. Inoltre, attraverso l’induzione, cioè con il portare l’interlocutore, dal caso particolare alla nozione generale, avvalendosi soprattutto di esempi ed analogie, stimolava il ragionamento, cioè il risultato del pensiero corretto.

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