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E’ voce ricorrente che i vecchi non guardino di buon occhio i giovani. Si dice anche, che i giovani auspichino l’ecatombe dei vecchi. Io , che sono vecchio, conservo ancora qualche freccia da usare col mio arco, per mettere in discussione il periodo della verde età con quello della senilità che, davvero, non è cattiva consigliera quando le due fasi della vita dell’uomo vengono messe a confronto per ricavarne i comportamenti, dei tempi passati e quelli dell’era moderna.

Voglio per un attimo raffrontare il mio caso, quale uomo di poca istruzione, didattica, ma sempre dedito alla ricerca di apprendimenti per poter restare in linea con la modernità, aprendo libri e impegnandomi a scrivere, a volte con scarse cognizioni di causa, ma sempre con la ferma volontà di impinguare il mio modesto bagaglio culturale, con quello dei giovani d’oggi che non scrivono più. Le nuove generazioni non usano più la penna, e si servono di mezzi sofisticati spedendo le lettere via Internet ; usando i telefoni portatili per ricevere o proporre mini dialoghi già confezionati come i vestiti che indossano.

Addirittura, basta premere un bottoncino per mandare un messaggio alla bella e dire che la si ama; oppure per scherzare con un amico e dirgli che è un donnaiolo.

E’ vero !

Ai tempi della mia fanciullezza si vendevano i libri contenenti solo lettere d’amore da copiare e dopo aver trovato quella giusta, inviarla all’amata , per poi sentirsi dire di averla ricevuta e che la risposta si trova a pagina ventitré !

So di non potermi opporre allo sviluppo della nuova civiltà, ma fra me e me penso che, ad esempio, l’espansione amorosa tramite etere non può offrire quei sani sentimenti che si esprimevano ai miei tempi con dialoghi diversi da quelli che oggi vengono sintetizzati in brevissimi messaggi composti da monosillabi. Molto preoccupato commento, forse malignamente, che tutto ciò potrebbe comportare anche il fenomeno della brevità nel matrimonio che oggi verifichiamo con stupore; così come constato che la piaga dell’analfabetismo “fra laureati” va espandendosi a macchia d’olio.

Purtroppo, affermando queste cose, so di lavare la testa all’asino, brancolando in scetticismi provenienti da coloro che amano la difesa dello spazio vitale, moderno ma vuoto, creato per frenare l’erudire dell’uomo, che oggi non ride più come ieri appunto perché il suo cervello viene offuscato dalle sofisticazioni senza poter più ricorrere alle antiche saggezze, preoccupati dalle derisioni che possono giungere da quel tasto premuto dall’interlocutore.

24 novembre 2002

di Giuseppe Verduci

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