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Avete mai provato la sensazione di morire?

Non mi riferisco allo stato d’animo che precede il cosiddetto attacco di panico quanto, piuttosto, a quella condizione di svuotamento (quasi) totale dopo che, per tanto tempo i neuroni sono stati messi alla frusta…

Ecco in quei momenti, ad un certo momento, uno strano sapore metallico pervade le papille gustative, la vista si sfoca, l’udito confonde i suoni articolati, le parole escono con difficoltà e, pur senza grandi sconvolgimenti emotivi, percepisci di essere prossimo alla fine: come se stesse scoppiando, nella tua testa, una specie di Ictus…

Perché questa premessa?

Eravamo così poveri che, a Natale, il mio vecchio usciva di casa, sparava un colpo di pistola in aria, poi rientrava in casa e diceva: “Spiacente ma Babbo Natale si è suicidato!” (Jack La Motta)

Cosa si può scrivere, per un Natale (con il conseguente consuntivo di fine anno) che ci ricorda che siamo la generazione più triste degli ultimi 30 anni? E, in effetti, le congiunture createsi, sono tali da costringere a rispondere colpo su colpo, alla pressione fiscale e alle altre difficoltà contingenti. Personalmente, sono giunto alla conclusione che, oggi, per consentirsi la creazione di una famiglia, si debba lavorare tanto da non riuscire a godersela. Per provare a trarne gioia, infatti, si finirebbe per non potersela permettere.

Ma non esiste solo la povertà economica…

Ce n’è una ancora più grave: quella morale. Il delitto più grave che la cosiddetta globalizzazione ha determinato, consiste nell’aver mutuato mentalità speculative per cui, il danaro è diventato una meta assoluta, fine solo a se stessa, per raggiungere la quale ogni mezzo è lecito. Posti di lavoro cancellati, risorse svendute, sogni infranti. Solo la mortificazione del sentirsi abbrutiti…

Che l’inizio del nuovo anno sia, per voi, un momento dove, l’essenza dei valori, porti serenità nei vostri cuori! (Paolo Chiaia)

Che cosa strana. La Storia (quella che ci impongono di studiare) non mi ha mai raccontato che, la sera del 24 dicembre 1914 all’inizio di quella carneficina che prese il nome di Prima Guerra Mondiale, soldati di trincea (la carne da macello, insomma) tedeschi (e austroungarici), francesi e britannici, sospendono le ostilità e si stringono la mano, di fronte alla magia di “Astro del Ciel” seduti, sulla neve del Belgio, ad ascoltare la Santa Messa della Notte di Natale. Gli uni accanto agli altri. Stretti stretti, per ripararsi dal freddo.

Soprattutto morale.

Verranno puniti, per ciò, dai Comandi superiori. Un vescovo “Cristiano” incita le truppe ad uccidere il nemico, visto come “IL” Male. Il Blocco tedesco, viene “piombato” in vagoni speciali e spedito a soffrire chissà dove… ma, mentre va incontro al suo destino, si ode promanare da quel treno di morte, un inno natalizio scozzese. Una speranza, contro il buio delle coscienze. Resta traccia di ciò, in un bel film del 2005: Joyeux Noël – Una verità dimenticata dalla Storia.Quando un Governo non fa quello che chiede il suo Popolo, va cacciato. Anche con mazze e pietre! (Cit.)

Non so voi ma, io, sono arrivato alla conclusione che la considerazione che si ha del cittadino è quella in base a cui, o siamo produttivi, per poter essere spremuti (all’occorrenza), o siamo un peso… ed è meglio che moriamo per non essere un costo (viste le varie spending review!).

Un po’ di tempo fa, una giovane trentenne, mi ha espresso la sua frustrazione circa la consapevolizzazione che, la propria generazione, non abbia più alcuna speranza di realizzarsi in un lavoro e non possa, di conseguenza, garantire alcunché ai propri figli (per chi avesse il coraggio di averne, ovviamente, a queste condizioni).

Questo ragionamento, purtroppo, è crudo e corretto. Mi sento di rispondere, tuttavia, che tutto dipende dalle scelte operate in ambito di programmazione. In una Società matura, molti dei piani occupazionali e didattici offerti, diventano un’occasione per contribuire all’evoluzione collettiva. Nel mare in cui ci ritroviamo a nuotare, a pochi interessa migliorarsi (e molti di meno si applicheranno per provarci) e qualcuno è incuriosito dalla “manutenzione programmata” o “preventiva”. E il resto? Ricorre alle riparazioni, quando il danno si è appalesato. Ed è per questo che gli studi medici, sono sempre affollati.

Il mondo che abbiamo creato è il prodotto del nostro pensiero. E dunque non può cambiare, se prima non modifichiamo il nostro modo di pensare.( A. Einstein)

La rinascita, potrebbe passare per il Natale che, per definizione, è una nuova venuta al Mondo! Si, però, è inutile illudersi che, altri, risolveranno i nostri problemi… Da giovane, mi è piaciuto molto un lbro scritto da George Orwell: la fattoria degli animali. Questo arguto romanzo satirico (terminato nel 1943), intende essere un’allegoria del totalitarismo sovietico del periodo staliniano ma può estendersi ad ogni periodo di qualsiasi aggregazione cosiddetta “democratica”. Dopo aver cacciato il padrone, gli animali decidono di dividere il risultato del loro lavoro seguendo il principio marxista “Da ognuno, secondo le proprie capacità… ad ognuno, secondo i propri bisogni”. Il loro sogno utopico verrà disperso in una triste illusione perché, alcuni di loro (i maiali), pur essendo stati gli ideatori della “rivoluzione”, prendono il controllo della fattoria, diventando sempre più simili all’uomo, finché persino il loro aspetto diventerà “antropomorfo”.

Cari lettori, l’esperienza ci ha insegnato che, chiunque si cimenti in quella gestione della cosa pubblica, che si chiama Politica, finirà, inevitabilmente come chi, nella “Fattoria” ha iniziato come rivoluzionario e, alla fine, è diventato peggio dei vecchi padroni. Che bello sarebbe, se gli uomini saggi gestissero, anche, il potere. Già… ma quale saggio, accetterebbe di essere un uomo di potere?

Allo stesso tempo, chi sarà gestito, “per delega” (e non conta se per voto o per nomina dall’alto) non potrà, nel tempo, non restare deluso, demotivandosi all’interno di uno svilimento della dignità, che lo porterà a protestare in maniera tanto eclatante (chiari esempi, i tanti suicidi di questi tempi) quanto purtroppo, inutile.

“Taci? Fai bene. Perché a voi, la parola, l’ha tolta la storia!” (Cesare Botero).

La particolarità del tutto, consiste nel fatto che, non conta rivestire il ruolo di Caino o di Abele: si sarà sempre (armati o disarmati) l’uno contro l’altro!

D’altronde, i tanti scandali che, di tanto in tanto, si affacciano ala ribalta delle cronache e le “perle” cinematografiche come, ad esempio, il Portaborse (film del 1991 con Nanni Moretti e Silvio Orlando) ci avrebbero dovuto, da tempo, abituare all’idea che “Solo chi ha fede in se stesso, può essere fedele agli altri” (Erich Fromm).

Ma perché accade, tutto ciò che si pone sotto i nostri occhi?

Cari lettori, i saggi sostengono che, ciascuno, nasce per portare avanti un progetto. Per quanto si possa speculare su ciò, non si può fare a meno di concludere che, al di là di evolvere le nostre capacità (nel bene o nel male) migliorando la gestione del nostro potenziale genetico e restituendo il tutto (con gli interessi) a “fine corsa” come si fa con i prestiti bancari, non si può andare.

La Natura (o chi per lei), magnanima, ha creato un escamotage per indurci a darci da fare: godere. D’altronde, se per avere dei figli, non si provasse l’intensità dell’orgasmo, con ogni probabilità ci si sarebbe estinti, da Adamo ed Eva in poi. E allora, tutto quello che facciamo è provare piacere da ogni esperienza, anche quella negativa (fatte salve le situazioni in cui, l’imprevisto, ci pone di fronte al dolore).

Addirittura, anche nella sofferenza, vale lo stesso discorso.

Quante volte agiamo, schiavi dei nostri apprendimenti? Quando proviamo ad andare oltre lo steccato del recinto in cui le abitudini ci confinano, soffriamo al punto da rifugiarci dentro ciò che conosciamo meglio, anche quando, questo, ci porta fuori strada.

Tutto questo, i più, lo chiamano, “egoismo”.

La verità è che siamo profondamente immaturi. E non c’è da meravigliarsi più di tanto. Rispetto al passato, siamo più evoluti ma molto meno disinibiti e lontano dal freno dei valori morali. Siccome non siamo, ancora, all’altezza della situazione, finiamo col combinare, per lo più, pasticci.

“…le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e, ancora, dal maiale all’uomo… ma già era loro impossibile, distinguere fra i due”. Con questo sarcasmo, Orwell sottolinea l’utopia della democrazia. Per lui, infatti, nessun uomo riuscirà mai a debellare il desiderio di potere.

Deve essere, per forza questo, il nostro destino?La mattina è quella che mi piace di più, sembra che tutto ricominci da capo. (Haruki Murakami)

E se questa mattina ci desse la possibilità di vivere il nostro nuovo, personale “Natale”Nonostante il peso della vita, a quasi 54 anni (il 30 gennaio 2018) io mi considero, ancora come Fiocco Rosso, un cardellino capitato su un’isola bellissima su cui c’era cibo in abbondanza e la vita scorreva tranquilla. Nessuno, però, riusciva a volar via, perché i “guardiani del Popolo” avevano creato una gabbia invalicabile costituita da una rete di parole che dissuadevano chiunque dall’andarsene. Fiocco Rosso, allora, volando di mattino presto, con il sole ancora basso, all’orizzonte, riuscì a trovare l’unico punto in cui non era stato possibile intrecciare le maglie della rete. Fra le parole “Fantasia” e “Libertà”. E, di nuovo, fu padrone del proprio destino.

Un amico, tempo fa, mi ha inviato un’interessante foto in cui si osserva come ci siamo trasformati negli anni, prendendo come spunto, proprio il momento degli “auguri”: sostanzialmente degli autistici proiettati alla ricerca di qualcuno in grado di ascoltarci!

Non so se sia possibile un’alternativa.

Vorrei, soltanto, dire alle mie due figlie (che sono il mio futuro): “Ogni anno che passa, ci lascia dentro quel qualcosa che vorremmo poter trasmettere ma che, alla fine, ci resta in gola, come un sospiro inespresso. L’importante, comunque, è che sappiate che vi voglio bene. Tanto tanto”.Buona Vita.

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