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Rileggendo (nell’antica rivista della FNOMCEO “La Professione”) un interessantissimo articolo del Dr. Gerardo Ciannella, esimio collega dell’Ospedale “Monaldi” di Napoli, pubblicato nel lontano marzo del 2000, ho colto l’occasione per riflettere sul fatto che “ognuno di noi costituisce un universo vivo e radiante che può dare e ricevere energia in un processo continuo di comunicazione perenne: questo sta alla base del valore curativo della comunicazione terapeutica tra medico e paziente”Considerazioni già proposte in altri momenti ma, comunque, di un valore senza tempo.

In un’epoca di forti contrasti, in cui si pretende di riacquisire, in tempi brevi, la salute compromessa in anni di squilibri legati a disvalori che determinano confusione nel vivere, il ruolo sociale, individuale e personale della figura del medico, soprattutto di quello di Medicina Generale, assume un’importanza di alto profilo preventivo, curativo ed evolutivo, nel rapporto con una classe “paziente” sempre più esigente.

Lo psicoterapeuta, in Italia, può essere un medico oppure uno psicologo, che abbia seguito un corso di Formazione – Specializzazione, della durata di quattro anni, presso scuole di specializzazione postuniversitaria riconosciute dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e che si collochi adeguatamente nell’ambito di quel dialogo psiconeuroimmunoendocrinologico (ed epigenetico) che è l’essere umano. Pur trovando indiscutibile la validità dello psicoterapeuta, la figura del medico riveste, inequivocabilmente, un ruolo chiave nel dialogo con il paziente, che cerca nel proprio “curante”, un riferimento autorevole e, al tempo stesso, familiare, in grado di reinterpretare, in chiave contemporanea, i principi ispiratori di Ippocrate.

Oggi, più che mai, diventa necessario “osservare” il ruolo del medico di Medicina Generale conoscitore dei processi mentali, come una forma di interazione sociale in grado di esplicare una funzione terapeutica pianificata, mirante ad ottimizzare la comunicazione in abito personale e familiare. Sul versante del trattamento psicologico inoltre, il paziente, ormai, chiede che la figura del terapeuta assuma chiaramente e prevalentemente, il ruolo di consulente della personalità, con una posizione oggettiva, distaccata, autorevole, priva di pregiudizi.

D’altronde è assodato che la semplice dispensazione di farmaci, per quanto utile, di fatto non sia risolutiva per ciò che accompagna, sempre più spesso, l’essere umano contemporaneo: la malattia dell’anima!

Come personale sanitario siamo “perseguitati” sempre più da proposte terapeutiche ed aggiornamenti tanto pressanti quanto imposti (uno per tutti, gli ECM) ma poi, in ambulatorio, dal lunedì mattina, come ci si relaziona con ansia, fobie, disturbi da attacchi di panico, insonnia, depressione… e chi più ne ha più ne metta?

Non è un caso che già nel 1987, il compianto Mario Boni (all’epoca Presidente FIMMG, Vicepresidente dell’Ordine dei Medici di Roma e Segretario FNOMCEO) scriveva in una sua relazione: “un gran numero di persone che entrano nello studio di un medico, non presenta malattie organiche ma è portatore di disturbi psicosomatici. Possiamo avere, quindi, un’idea di quanto l’evoluzione della Società di questi ultimi quarant’anni abbia inciso sull’equilibrio dell’uomo di oggi. L’uomo di ieri basava i suoi sistemi di vita su valori che davano luce nei momenti difficili e bui delle scelte individuali. Oggi, quei valori tradizionali e tradizionalistici, sono stati messi in discussione senza essere sostituiti da valori su cui poter poggiare in maniera altrettanto ferma: senza direttrici certe si è verificato quello sbandamento che è alla base della crisi dell’uomo moderno. Ogni contributo che porta a noi medici un bagaglio di idee con cui raffrontarsi ed operare al meglio, deve essere accettato con favore ed attenzione”.

Ogni essere umano porta dentro di sé una unicità irripetibile rappresentando ancora oggi, per molti aspetti, un grande mistero. Ciò che ci si aspetta dalla Medicina non è più solo il rimedio ai mali ma, soprattutto, una strategia per il mantenimento e la valorizzazione del benessere.

Da molti anni, esperti internazionali e soprattutto (il ché non accade sovente, purtroppo) italiani, hanno approfondito il rapporto di comunicazione fra i vari settori vitali del nostro organismo cercando di capire cosa anima la vita intracellulare. Ne è scaturita una branca di approfondimento che ha preso il nome di Psiconeuroimmunoendocrinologia, che ha potuto osservare l’instaurarsi di suggestive realtà, in cui inquadrare la “grande connessione” fra organi ed apparati, i neuropeptidi (veicoli di comunicazione più “evoluti” rispetto ai semplici neurotrasmettitori), la psicooncologia e tante altre “belle cose”…

Questa nuova forma di medicina ha, in realtà, un sapore di antico, rimettendo l’unicità dell’essere umano davanti alla segmentazione didattica che resta sui libri accademici e fallisce nella sperimentazione clinica di moltissime patologie “rompicapo”. I professionisti di questa nuova Tavola Rotonda (endocrinologi, neurologi, psicoterapeuti, psichiatri, immunologi, etc.) devono venire coordinati dal medico di Medicina Generale (Messer Lancillotto) che rappresenta un valido filtro / barriera in grado di svolgere, contemporaneamente, un ruolo di primo impatto col problema, un fulcro su cui ruotano i vari specialisti e, comunque, il vero punto di riferimento (come “amico di famiglia”) per chi soffre.

È giocoforza valutare con attenzione il grado di preparazione e gestione dei rapporti con la personalità del proprio assistito, orientandosi sempre più verso una dinamica attiva interagente. Nell’era della superspecializzazioni d’eccellenza, non bisogna dimenticare l’affermazione di George Groddeck: “il medico cura la Natura guarisce”.

D’altronde, tutti gli esseri umani devono essere medici, tutti i medici esseri umani. Anzitutto.

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