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Quanto è difficile modificare il nostro carattere? Come “agisce” l’analisi personale?


 

Neuroscienze – Epigenetica – P.N.E.I.

Benvenuti nel percorso guidato che vi condurrà a capire come, mettendosi in discussione, si possa “svettare” ed essere, “originalmente”, sempre diversi ma “coerenti” e “fedeli” a se stessi. Un saggio che spiega cosa succede nella scatola nera delle zone “nobili” della “materia grigia” (sia del professionista che dell’analizzato), durante un percorso di psicoterapia. È stato possibile riuscire a portare a termine un simile lavoro (pubblicato, per la prima volta, il 23 giugno 2007 e riproposto, ora, arricchito da tavole illustrate) che molto difficilmente si potrà reperire altrove, grazie agli appunti buttati giù da Giovanni Russo (Medico Psicoterapeuta e ricercatore psiconeuroscientifico) in tanti anni di studi e riflessioni meditate.

 

BUONA LETTURA

 

La cosa più bella che possiamo sperimentare è il mistero; è la fonte di ogni vera arte e di ogni vera scienza. (Albert Einstein)

Non c’è niente di più misterioso e, al tempo stesso, intrigante di quello che accade all’interno della nostra mente, nella costruzione delle idee e nell’estrinsecazione dei pensieri.

“…Se potessi mangiare un’idea, avrei fatto la mia rivoluzione!”(G. Gaber)

Ma cos’è un’idea?

Il termine deriva dal Greco, e significa “vedere, conoscere”. In sostanza, costituisce la strutturazione mentale completa di qualcosa o qualcuno, in base a cui produciamo giudizi, valutazioni… ed emozioni corrispondenti.

In pratica, le cose stanno in questi termini: dal mondo esterno, sotto forma di messaggi di vario tipo, giungono stimolazioni che arricchiranno di esperienze i depositi della nostra memoria contribuendo a strutturare, in tal modo, la personalità. Gli apprendimenti acquisiti, costituiranno la base per formare le idee relative ai diversi elaborati. Nel momento che comunichiamo verbalmente quello che pensiamo (in base alle idee prodotte), si manifesta il carattere nelle sue diverse sfaccettature. È giocoforza concludere che, per modificare quello che non va, del nostro modo di essere e di comportarci, bisogna agire a livello dei contenuti depositati in memoria e, quindi sulle idee di base. Questo comporta delle difficoltà: in effetti, spessissimo capita di difendere le proprie idee dal possibile cambiamento.

 

Come mai?

Difendendo una nostra convinzione, tentiamo di proteggere l’intera personalità (evitando, in tal modo, di mettere in discussione l’autostima). Inoltre, molti degli apprendimenti che ci fanno soffrire ci sono stati forniti, prevalentemente, attraverso il canale affettivo; a queste condizioni, cambiare idea, equivale a tradire il sentimento nei confronti di chi ci ha tramandato quell’esperienza. Chiaramente, questa posizione, per quanto fisiologica, incide sulla rigidità caratteriale in maniera inversamente proporzionale alla maturità ed all’equilibrio raggiunto. Una cosa è certa, fintanto che si difende un’idea “a spada tratta”, non si potrà cambiare e, quindi, migliorare.

“Dubitare di te stesso è il primo segno dell’intelligenza” (Ugo Ojetti).

 

Infatti, come è stato riportato in altri articoli precedentemente pubblicati, ogniqualvolta riceviamo degli Input, veniamo investiti da una miriade di microparticelle che veicolano l’onda di pressione (acustica, ottica, tattile, etc.) dentro cui viaggia il messaggio. Queste particelle di energia, si scontrano con i dati contenuti nella nostra memoria, relativi a messaggi simili (come contenuto). La Fisica moderna ci dice che, da tale scontro, si producono delle nuove particelle le quali, per trovare una corretta collocazione, devono aspettare che altre particelle “escano” dal sistema.

 

“Se ti fornisco un messaggio e tu difendi le tue idee, le “nuove particelle” formatesi nel campo di elaborazione della tua mente, non troveranno spazio” (Giovanni Russo).

 

Bisogna fare spazio, liberarsi delle vecchie idee: a queste condizioni potranno avvenire i cambiamenti. I messaggi del mondo esterno, entrano nel campo di elaborazione del Pensiero (che, in base alle ipotesi del ricercatore Giovanni Russo, dovrebbe essere all’interno del nucleo dell’atomo e fra il nucleo stesso e le orbite elettroniche di alcune cellule particolari) trasportati dagli elettroni del campo elettromagnetico, giungendo ad interagire con l’interazione forte e debole del nucleo dell’atomo.

 

Per cambiare un’idea, quindi, è necessaria un’attivazione del mondo interno, in quanto solo l’interazione forte del nucleo dell’atomo, potrà modificare il “dialogo” fra protoni e neutroni. Qualunque messaggio o “consiglio” del mondo esterno, penetrando tramite l’interazione elettromagnetica, infatti, non potrà mai scalzare un dato pertinente all’interazione forte: è la fisica che ce lo spiega!

 


Al massimo, le raccomandazioni di chi ci sta vicino, potranno servire ad attivare la neutrergia, cioè la nostra parte più razionale, al fine di indurci a modificare i “dialoghi” all’interno del nucleo atomico.

“È più facile rompere un atomo che un pregiudizio” (A. Einstein)

Partendo, quindi, dalla dimostrazione che rimettere in gioco le proprie convinzioni e, in definitiva, il proprio carattere, è quasi impossibile, cosa si può fare per riuscire a modificare quegli aspetti di sé così difficili da eradicare?

Qualcuno dice che solo l’amore verso ciò che abbiamo di più caro può indurci ad affrontare tutti gli scombussolamenti relativi a quelle strade nuove che decidiamo di percorrere, abbandonando i sentieri battuti per tanto tempo e le sensazioni che hanno scavato solchi troppo profondi da ricolmare…

Però..

Un compagno, un figlio (quante notti insonni!)… ma è sicuro che, in realtà, non abbiamo “violentato” il nostro modo di essere, diventando inconsapevoli comprimari di un copione che, ormai, non ci appartiene più?

E allora?

Una cosa è scientificamente provata… e cioè che attraverso un buon percorso di psicoterapia, si possono creare le condizioni per favorire una profonda revisione, con viraggio positivo, delle proprie idee e del proprio carattere.

“Un uomo non dovrebbe mai vergognarsi di confessare di avere torto; che poi è come dire, in altre parole, che oggi è più saggio di quanto non fosse ieri” (Jonathan Swift).

Vogliamo entrare, allora, nelle “stanze” del lavoro analitico?

Quando lo psicoterapeuta si rende conto che un’idea dell’analizzato è sbagliata, estrapola questa idea da un discorso o da un comportamento e fa in modo che l’analizzato riesca ad accorgersene. Non è bene che glielo faccia notare, perché deve diventare una conquista da parte dell’analizzato, così da costituire un mezzo di autostima, che fungerà da propellente per il prosieguo del lavoro.

Facciamo un esempio pratico: all’affermazione “Quando squilla il telefono, bisogna correre a rispondere perché qualcuno potrebbe avere bisogno” si mette a confronto questa convinzione con il principio logico e si conclude che “Sia che arrivi una buona che una cattiva notizia, non è conveniente correre, abbandonando tutto, per rispondere al telefono, rinunciando a ciò che si sta facendo e mettendo a repentaglio, a volte, la propria incolumità”.

A qualcuno, questo procedimento potrà sembrare ovvio e semplicistico. Proviamo, però, a riflettere su quanto abbiamo osservato prima: quante volte ci accorgiamo di qualcosa che non va in noi o in chi ci sta vicino? Ma quante volte riusciamo a cambiare, veramente, qualche aspetto del nostro carattere? Come è possibile, invece, che un colloquio con uno psicoterapeuta sia in grado di consentire una trasformazione duratura, in senso migliorativo?

Approfondiamoci, quindi, all’interno di ciò che accade durante una seduta di analisi personale, per osservare bene quali e quanti flussi e pacchetti di informazioni vengano scambiati e che tipo di trasformazioni sono in grado di produrre.

Due persone di fronte, una (apparentemente) normale chiacchierata: all’inizio uno ascolta e l’altro “libera la mente dai suoi pensieri, attraverso un fiume di parole…poi, man mano che continuano le sedute, il dialogo diventa sempre più intenso “tecnico” e ricco di domande.


“Potete giudicare quanto intelligente è un uomo dalle sue risposte. Potete giudicare quanto è saggio dalle sue domande” (Nagib Mahfuz).

Cosa succede nella mente dell’analista

Quando una parola raggiunge le sue vie uditive, l’onda acustica di pressione stimola l’orecchio interno e, con esso l’intero meccanismo di trasduzione del segnale, da acustico in neuropsicologico (attraverso l’Organo del Corti, via via lungo le fibre nervose, fino all’area uditive della corteccia cerebrale, a livello temporale). In sostanza, il pacchetto di informazioni trasmesso mediante la fonazione, arriva nei centri di elaborazione del pensiero, dove viene riconosciuto per ciò che vuole esattamente significare. In parole povere, si cerca, nei depositi della memoria, qualcosa che possa aiutare a capire il contenuto del messaggio.

È fin troppo ovvio notare che, un’analista, non può affrontare correttamente un colloquio, se la sua mente è frastornata da problemi non risolti, oppure da difficoltà legate a situazioni contingenti nei confronti delle quali, preliminarmente, sarà necessario operare una “abreazione” distensiva, ridimensionando gli eventi e creando armonia (condizione di benessere con assenza di esaltazione o di abbattimento).

Quando le Emozioni sono a prevalenza positive si raggiunge la Solidità la quale promuove una condizione di stabilità idonea al lavoro programmato.

  • Ascoltando i discorsi del proprio analizzato, nella mente dell’analista si attua il meccanismo dell’esplorazione delle idee e la loro scomposizione, mediante un’attività del Pensiero, chiamata Riflessione.
  • Avvenuta questa scomposizione negli elementi parcellari costitutivi (i dati parcellari), si richiamano dati parcellari analoghi depositati precedentemente nella memoria, per poter effettuare una comparazione che porterà ad una serie di valutazioni.

Durante questa fase possono emergere (dall’inconsapevole) dei ricordi della vita dell’analista, che, se per caso, sono portatori di conflitti non ancora risolti, turbare il lavoro analitico (e la tranquillità personale del professionista!).

In questo momento, l’analista procede ad una analisi dei problemi dell’analizzato e anche dei suoi perché, mentre avviene il confronto (fra i dati parcellari giunti dal fuori e quelli preesistenti in memoria): in questo modo, si può affermare che, la professione di psicoterapeuta sia fra le poche professioni che costringe chi la esercita, a maturare continuamente, durante l’espletamento delle proprie mansioni.

  • Durante l’ascolto, si elaborano le possibili risposte da proporre per acquietare i turbamenti dell’interlocutore. Per essere sicuro di non sbagliare, l’analista poggia le proprie affermazioni su alcune basi fondamentali (costruite durante gli anni della formazione specialistica) In grado di produrre quell’equilibrio interiore, in grado di determinare STABILITA’, COERENZA, SERENITA’, CALMA, SAGGEZZA, SOLIDITA’. Questi elementi generano la SICUREZZA, la quale realizza una condizione RESISTENZA (che serve per sostenere il proprio equilibrio raggiunto e preservarlo dagli attacchi delle nevrosi degli analizzati), e “determina”, in conclusione, una condizione di FORZA e INTENSITA’.

Cosa succede nella mente dell’analizzato


Premettiamo che la comunicazione fra analista ed analizzato, avviene in maniera prevalentemente inconsapevole (da parte di quest’ultimo) ed è “condita” piccolissimi movimenti ed ammiccamenti del volto che, osservati correttamente, possono evidenziare, la trasformazione dell’analizzato attraverso delle tappe ben precise, che possono essere così riassunte: CONFRONTO, RICONOSCIMENTO, AGGIUNTA, ACCORPAMENTO, RIGETTO, RINFORZO, NUOVA TRACCIA MNESTICA, NUOVA COMUNICAZIONE.


Il dialogo tra analista e analizzato segue dei percorsi e delle dinamiche (fatti di parole, di segni, di mimica facciale e di movimenti temperamentali) che, pur non essendo dichiarate dai due colloquianti, hanno delle precise condizioni che entrambi osservano e su cui si trovano d’accordo perché l‘analista, utilizzando la Logica, promuove l’attivazione della Logica dell’analizzato.

IL CONFRONTO


L’idea conservata in memoria verrà raffrontata con l’idea giunta dal mondo esterno e, se verrà identificata come simile, si avrà il riscontro, confermato da un segno temperamentale dell’analista (uno sguardo particolare, un ammiccamento, un sorriso, etc.), che diverrà familiare nel tempo e potrà essere accettata per il Riconoscimento.

IL RICONOSCIMENTO


A questo punto, se l’Idea precedentemente depositata nella memoria era corretta, è possibile che si determini il rinforzo della medesima, sia nella mente dell’analista che in quella dell’analizzato. Chiaramente, in caso di idee non valide, l’analista fornirà spiegazioni adeguate. Se questo meccanismo sarà ripetuto, l’idea sarà fissata in modo indelebile nella memoria, determinando un concetto STABILE.

Sarà questa la prima idea STABILE che l’analista avrà trasmesso alla nuova costruzione di solidità che l’analizzato dovrà costruire dentro la sua mente.

Da ora in avanti, si produrrà l’AGGIUNTA


Questo vuole dire che si aggiungono nuovi dati parcellari (elementi costitutivi fondamentali) a quelli preesistenti, producendo l’arricchimento della memoria in funzione della Idea pervenuta.

Durante queste dinamiche del riconoscere e dell’aggiungere, l’analista può avere la funzione di modello ideale su cui l’analizzato trova rassicurazioni per gli elaborati delle sue idee. L’analizzato, a sua volta, è stato indotto dal suo analista a promuovere una verifica di Logica: il risultato di tale lavoro mentale rinforzerà le proprie convinzioni corrette, aumentando la sua sicurezza.

ACCORPAMENTO


Durante questa fase, si aggiunge (a livello di struttura energetica subprotonica intranucleare), l’idea pervenuta dal mondo esterno all’idea preesistente nel mondo interno. l’Accorpamento, quando le capacità di scelta dell’analizzato sono “deboli” oppure non sono tali da sapersi, in un particolare momento, opporre, avviene perché quest’ultimo subisce. In questo caso è necessario che l’analista spieghi che ciò è sbagliato e che il sistema migliore consiste in un modulo di integrazione, che prevede una scelta “libera” e non condizionata, anche se più “sofferta”.

RIGETTO o RIFIUTO…

dell’idea proveniente dal mondo esterno, potrà avvenire quando, secondo l’analizzato, le proprie idee sono chiare e non armonizzano con i messaggi dell’analista. Questo è uno dei momenti più interessanti ed impegnativi, per quest’ultimo, perché ha l’obbligo di non infastidirsi e di continuare nelle spiegazioni, anche in maniera incisiva, se è il caso.

Come si fa a “tenere a bada” prima di eliminarla del tutto, la parte di noi “negativa” che può lavorare “contro” ed essere causa di comportamenti lesivi per sé e per gli altri?

Si può evitare che questa componente conflittuale agisca, a condizione di mantenersi attivi dal punto di vista neutrergico razionale, attraverso lo studio continuato anche se a basse dosi. In questo modo, i flussi energetici di microparticelle che costituiscono la nuova informazione, costruttiva e positiva (che sono, in realtà, Onde elettromagnetiche che trasmettono flussi di particelle con caratteristiche fisiche come spin, frequenza e lunghezza d’onda, in grado di condizionare le tracce mnestiche costituite da altre particelle aventi caratteristiche fisiche differenti), influenzeranno, dal punto di vista delle caratteristiche fisiche, le particelle che servono a costruire le vecchie idee, impedendo loro, di “resistere” a lungo. Nel tempo, cambieranno anche le matrici delle idee, perché noi in memoria abbiamo le particelle e le matrici delle idee: le particelle le differenziamo con l’arrivo di nuove particelle energetiche che cambiano le caratteristiche di frequenza, le matrici, invece, ci vuole più tempo per modificarsi.

Cosa sono le matrici


Rappresentano lo scheletro su cui si innestano le particelle per formare un’idea. Proponendo un esempio culinario, volendo realizzare un dolce, potremo agire su due grandezze differenti: lo stampino e gli ingredienti. Gli ingredienti sono rappresentati dalle particelle del nucleo atomico, lo stampino, è costituito da una struttura rigida su cui si “montano” le particelle, per dare vita ad un’idea stabile e ripetibile (entro certi limiti). È, quindi, una questione di tempo. Le particelle cambiano più velocemente, infatti basta attivare la neutrergia ed è quello che avviene all’interno di un colloquio da parte dell’analista: il risultato è che l’analizzato esce dallo studio del professionista tutto contento e trasformato (in termini di umore e voglia di vivere propositiva)… e non è una finzione, ma uno stato reale della persona. Però, bisogna lavorare per trasformare lo scheletrato e, nel contempo, mantenere attiva la propria mente, studiando, perché, altrimenti, le “vecchie” particelle prendono il sopravvento sul cantiere di lavoro e riprodurranno delle idee secondo il vecchio sistema. Quando il lavoro analitico non è completo, la sensazione di benessere e “innovazione” può, frequentemente, dar luogo all’illusione di essere cambiati definitivamente… senza grandi risultati e disillusioni dolorose.

Creazione di una nuova TRACCIA MNESTICA


Nel caso in cui l’Idea del mondo esterno risulti essere nuova (cioè non esistente nella memoria), la mente dell’analizzato, a livello inconsapevole, procederà alla fissazione della nuova idea in una traccia mnestica appositamente generata. Anche in questa evenienza l’intervento dell’Analista risulta utile: infatti, quest’ultimo, dovrà prima verificare la nuova idea e poi facilitare la sua assunzione mediante un meccanismo di rafforzamento.

La pazienza nella ripetitività rappresenta l’elemento fondamentale dell’opera dell’analista. Tutte queste dinamiche costituiscono il lavoro fattivo dell’analista durante il procedimento di analisi.


LA NUOVA COMUNICAZIONE

Dr. Giorgio Marchese -Docente di Fisiologia Psicologia c/o la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico – SFPID (Bari – Rimini -Roma) 2015

 

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