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Meglio vivere la sensazione dell’abbastanza.


 

Pensieri degli anni difficili


Un inno alla vitalità, a prendere tutto quello che rende le giornate ricche e non vuote. A stimolare ogni parte del corpo ad armonizzare con l’anima, da poter andare insieme e in sintonia.

Una pentola a pressione. Per deformazione mia professionale, la considero in realtà uno strumento adoperato per sterilizzare, purificare e decontaminare attraverso l’uso dell’alta temperatura a pressione costante per un tempo definito. Molto spesso riesco ad entrare in empatia…con gli oggetti che vi si trovano dentro… Il tutto si alleggerisce quando la valvola permette di normalizzare la pressione abbassando la temperatura. Ma spesso, ahimè, le cose, dopo, assumono una forma, anzi un fenotipo, per usare un linguaggio tecnico, completamente diverso se qualcosa non è andato come doveva. Ad esempio se si è dimenticato di mettere l’acqua. Delusi, si prova l’amarezza che tutto questo stress pressorio non sia servito a niente.

Tutto quello che ho dentro l’animo, quello che ho nella mente, quello che mi passa davanti e quello che mi sfugge e non riesco ad afferrare.

Un istante di distacco dalla realtà circostante mi aiuta a vedere meglio le cose. Sembra un tornare indietro nel tempo. Di sfuggita vedo il mio riflesso nello specchio della vita e compare una espressione che riconosco come mia, ma appartiene ad un tempo ormai passato. Era tanto che non si dipingeva sul mio viso, avevo quasi dimenticato.

Una reazione di allarme.

Provo a trovare le giuste connessioni, avallate da forti basi fondate sulla riflessione guidata dalla ragione. E immagino il propagarsi di un pensiero come un’onda di piacere che scorre lungo il corpo, si arricchisce di contenuto e di fantasia e arriva, quasi ad esplodere, all’esterno per essere concesso.

Non si può vivere nella corsa del dovere arrivare; lungo il tragitto è bene ogni tanto ricordarsi che la nostra vita è legata anche ad un giorno che volge al termine. Che l’eternità del momento esiste se solo evitiamo lo spreco e proiettiamo le nostre energie sulla naturalezza e la spontaneità. Che i sogni vanno desiderati e coltivati e voluti con tutta l’anima, invece che crogiolarsi nell’inseguirli senza riuscire ad afferrarli.

Il buio della notte ancora una volta suggerisce di spostarmi un po’: illumina, indica la strada da seguire. Mi vedo in mezzo a tanti e profondamente in solitudine. Apparentemente solida e forte, ma, chiaramente, con le mie paure più intense che sovrastano la mia persona. E aspetto con timore di vedere.

Ogni tanto torno indietro, quasi a sistemare una pausa e prendere un respiro di sollievo. Come se toccassi la realtà che mi lega alle cose della vita e mi rassicura un po’.

“E intanto la vita passa!”

Le scelte che fanno la differenza. La realizzazione ossessiva degli obiettivi.

Il pensiero. Non riesco a trattenerlo, vola in una serata di insolito calore. Una valle immersa nell’argento della notte. Sempre in tanti intorno a me, ma sola. Mi perdo nella volta del cielo costellato e, a dispetto delle luci che si accendono senza interruzione, intravedo la veloce discesa di una stella cadente. Mi piace pensare che sia solo mia. La accendo di desiderio. La rendo viva, fino a che raggiunge il punto in cui si spegne.

Riapro gli occhi e nel gelo del primo mattino intravedo striature di rosso intenso sistemate in alto, in lontananza. Lentamente si spengono; la loro accesa tonalità si proietta nel colore del giorno imminente, che prende vita, ansioso di essere respirato. Fino in fondo.

Vivere la sensazione dell’abbastanza! Siamo inevitabilmente legati al tempo che inesorabilmente passa e ne passiamo gran parte a cercare di non esserne schiavi.

Cammino su di un lungo viale immerso nel verde e denso di profumo di alberi. Un ricamo di luce dietro ogni angolo invita a svoltare, a vivere a pieno, a respirare l’intenso.

Si, è proprio una strada! Anzi è sempre la strada che spiega ogni cosa, che offre la mano. La puoi percorrere, ti consente di andare aprendo le braccia.

 

Fernanda – 13 febbraio 2010

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