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(in)giusti privilegi di casta?


“Tanto tuonò, che piovve”.

È, questa, una frase ricorrente nei testi di grammatica italiana, per spiegare la proposizione consecutiva, in forma esplicita; nessun timore! non è intendimento dell’articolista annoiare il lettore con una lezione di sintassi; gli è, invece, voler continuare a trattare la tematica del precedente articolo, per constatare se, insistendo nella critica al sistema, sia possibile cominciare a svegliare dall’apatia politica qualche concittadino, nella remota speranza che “parva favilla gran fiamma seconda”.


Abbiamo già lamentato il carrierismo politico di buona parte di senatori, deputati, onorevoli regionali, presidenti di provincia, sindaci e, giù giù, fino agli ultimi anonimi “valvassicchi” disseminati nelle numerosissime contrade italiche.

Infatti, c’è chi si dedica alla carriera forense; chi, a quella medico-sanitaria; chi, a quella giudiziaria; chi, a quella notarile; la maggior parte, poi, ripiega, disperatamente, ( quando gli va bene ) nell’esercito degli statali, fra i quali, i “parìa” sono rappresentati dai docenti.



Invece il politico, costituisce l’èlite inamovibile di una casta vera e propria che gode di privilegi economici rilevanti, di immunità di vario genere, di un codazzo di assistenti (dai segretari personali, alle guardie del corpo), di auto blu, di viaggi gratuiti su tutti i mezzi di trasporto, di aumenti di indennità decisi “ad libitum” senza bisogno di tutele sindacali e scioperi di categoria.

Tutto questo apparato costa miliardi e miliardi di euro, salassati, fino all’ultimo cent dalle tasche dei contribuenti a reddito fisso; molto meno, dai commercianti, industriali e liberi professionisti; e poi dicono che l’eguaglianza tra i cittadini regna sovrana.

A volte, giornali e televisione annunciano che la Guardia di Finanza ha scovato vari evasori totali e parziali, tutti non appartenenti, però, al ceto impiegatizio: a noi sorge il dubbio che il gusto dell’evasione fiscale sia una forma di rivolta contro questo Leviatano statale che divora i versamenti fiscali, frutto, in buona parte, di lavoro ed attività imprenditoriali.

Con questa lamentazione, passando dal faceto al serio, ci proponiamo di sollecitare quanti hanno a cuore il concetto e la pratica della vera democrazia, affinché ci si organizzi nella proposizione di un grande REFERENDUM che valga a ridimensionare il numero esorbitante dei politici, a tutti i livelli istituzionali; che riduca, proporzionalmente, le retribuzioni dei politici nazionali e locali; che le assenze alle varie sessioni di lavori parlamentari e consiliari in genere, subiscano le relative trattenute, per come si opera tra tutte le categorie di lavoratori; che, anche i deputati, siano tenuti a presentare regolare certificato medico, in caso di assenze per malattie; che per partecipare alle varie competizioni elettorali, i vari candidati, non dico che si debbano mostrare in pubblico vestiti di “candida veste” – come si usava nell’antica Roma- per chi avesse voluto intraprendere il “cursus honorum”- ma che dimostrino appropriata cultura economica, giuridica, storica e filosofica, sottoponendosi ad un esame di cultura, in seduta pubblica, di fronte ad un consesso di luminari delle varie materie.


Si è, volutamente, trattato questo seguito giornalistico in chiave ironica, perché le utopie hanno sempre anticipato tempi molto futuri; ma sarebbe interessante ascoltare un dibattito politico su queste tematiche, tenuto dai diretti interessati: come dire, che assisteremmo agli stessi salti di gioia che farebbero i capponi all’approssimarsi del Natale .


Giuseppe Chiaia (preside) – 6 giugno 2010 (che. poi, è come dire 29 Novembre 2014…)

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