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Quanto lontano è il cuore?


 

Pensieri degli anni difficili

Pietre di dolore sistemate nel profondo dell’anima. Quanto lontano è il cuore?

La porto con me, senza sapere fino a che punto può aiutare nella risoluzione dei problemi.

A volte vorrei non vedere con i sensi, potermi fidare solo di quello che si presenta, senza velature e profumi che lasciano intendere.

Lacrime mancate, insieme fanno un macigno che si sistema sopra il petto. Via il respiro, solo ansie. Penso di riposare, in realtà mi affatico di parole non dette e di lettere scritte e ne esco sfibrata come se avessi lavorato lungamente ad un progetto irrealizzabile. E averlo consapevolizzato.

L’aria calda ritorna dopo una insolita pausa a sistemare i colori accesi che vogliono rivivere, nonostante.

E il pensiero insiste e non vuole lasciare il passo alla tranquillità. Non sarà un modo per mettere a dura prova la flessibilità, che consentirà poi, dopo un adeguato periodo di rodaggio, di vivere di rendita e senza più porsi troppi problemi?

Una nota nel silenzio.

Come spesso accade mi ritrovo proiettata in un momento passato di grande difficoltà. Quando non ti riesci a fermare, all’interno di un vicolo buio e poco trafficato e hai bisogno di qualcuno che ti indichi la luce. Anche solo dove posare lo sguardo. E non è poco!

Fra una lacrima mancata ed una certezza giungo ormai alla resa, stremata dalla fatica della mente. Arrivo, come sempre, dopo un percorso un po’ tortuoso, ma immediata nell’ardore della decisione e irremovibile. Con gli occhi un po’ appannati di dolore e confusione “sento” di fronte a me una presenza dolce ma sofferente. Tutto intorno un alone di tranquillità, frammisto alla solitudine però. Mette a tuo agio, ti consente di cominciare un percorso, non necessariamente esplorativo, ma liberatorio.

Potrebbe essere facile inseguire l’onda della parola e lasciarsi andare, il tutto prenderebbe una piega diversa, una strada più semplice e rapida. Ma, tirare le somme di una vita abbastanza vissuta ed essere pronti a metterla in discussione, senza dover rinunciare un pò al proprio modo di essere, non è cosa semplice. Ti ritrovi a dover combattere anche coi fantasmi del passato che, prepotentemente, abitano la tua persona e, ancor più difficile, a dover pizzicare le corde dei tuoi sentimenti in un ordine diverso. Non per dimenticare quello che è stato, ma per poter ascoltare una nuova musica. E questo fa un po’ male: è come salutare una grossa parte di te stessa e dare spazio ad un’altra fase della vita.

Fra la sofferenza delle parole che a fatica raggiungono la superficie, il mio sguardo si posa sulla domanda e lì incontra, in melodia, la tristezza. La disponibilità nella risposta è disarmante. Forse non serve solo a me, potrebbe essere per cominciare a costruire una solida impalcatura fatta di fiducia, su cui poter ergere le mura che racchiuderanno una casa più fresca. Per meglio accogliere tutte le emozioni che si devono liberare e non bloccare nel momento del salto.

Immagino l’emozione come lo sbocco di un’onda un po’ più alta, carica di energia che si frantuma sulla riva, non con violenza ma con la fierezza di essere vissuta. Bisogna lasciarsi andare trattenendo un po’ il respiro e farsi trasportare.

Penetro con la stanchezza del mio sguardo all’interno degli occhi leggermente spenti. Sembrano carichi di voglia di continuare, ma combattono con la delusione rivestita di amarezza.

L’aria è ancora calda fuori, anche se buio tardo. Sono leggera, qualche lacrima è sfuggita al “controllo”, barcollo di confusione e, seguendo il consiglio di chi mi ama, cerco di non avere più paura, senza però metterla da parte.

Sono le fasi della vita queste, vanno affrontate perché non si possono e non si devono sfuggire. Ognuno le vive a modo suo, secondo il proprio carattere, la propria scala di valori, la capacità di soffermarsi a riflettere per voler capire.

Scorrono le immagini degli ultimi istanti. Lente come l’alternarsi delle stagioni quando perdono il tempo; veloci, come l’avanzare inesauribile degli anni quando accompagnati dal tempo.

Oscillo, senza toccare la follia e sfioro l’equilibrio. Che all’improvviso si spezzò…

“è tutto un equilibrio sopra la follia”

Vasco Rossi, Sally

Fernanda

Cosenza, ottobre 2009

 

 

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