Posted on

In un caldo autunno, tra sogno e realtà…




Era un mese di ottobre, inaspettatamente caldo, come inaspettato era tutto quello che gli era accaduto quell’anno. D’un tratto, in quell’autunno, ogni cosa gli appariva precipitare di fronte ad avvenimenti che non erano più grandi di lui ma che non si aspettava di dover affrontare. Se ne nascondeva o faceva il “giro più lungo”, ma sapeva che prima o poi avrebbe dovuto affrontarli.

Da circa 5 anni e mezzo aveva iniziato un nuovo percorso di vita incentrando tutto sul miglioramento della personalità per ottenere successo nella sua vita dal punto di vista lavorativo, una vita, fino ad allora, tutta “inscatolata”.


Quello che credeva essere il successo non riguardava però solo il suo lavoro e se ne era accorto dallo sguardo che aveva rivolto verso il fondo del barile…”sono già sul fondo…” è stata l’amara considerazione. Si poggiava sul fondo e non voleva accorgersene.

Tutto in lui era come se fosse stato fermato col tasto pause: c’era qualcosa fino al momento prima della sospensione, ci sarà qualcosa dopo che riazionerà il tasto play, in mezzo c’era lui, in quel preciso momento.

Erano accadute situazioni che lo spingevano a fermarsi a riflettere per non seguire una scia, che sentiva lo avrebbe condotto solo in mare aperto, senza meta.

Perché non voleva crescere sul piano dei sentimenti?

Cos’è che lo spingeva a tenere comportamenti che allontanavano la sua ormai ex-partner?

Comportamenti che lo allontanavano da una donna che poteva essere quella della sua vita?

Queste domande lo tormentavano per ogni frazione del suo tempo vitale. Domande sempre rinnovate..

Non riusciva a darsi spiegazioni: era come se fosse intrappolato in un labirinto di cui aveva volutamente dimenticato come uscire…

Cos’è che lo faceva propendere per questa stasi? Nel suo passato la risposta. Era nato e cresciuto in un ambiente pieno di gente, 1° di 3 fratelli con genitori in vita. Per 20 anni aveva vissuto in un appartamento di circa 110 mq, con tutti loro. Con le feste comandate insieme a tutti i numerosi parenti. Tutti si accettavano tra loro, a tratti con forti dissapori, ma con un grande affetto, per lo più di tipo conflittuale. Insomma, una classica famiglia del profondo Sud.

E tranne la parentesi universitaria, aveva sempre trascorso con loro tanto tempo.

Le donne che aveva frequentato venivano portate a casa dei suoi Per la “prova simpatia”, così lui chiamava la clausola di gradimento familiare…

Un quadro chiaro…la sua difficoltà sta nella crescita dal punto di vista dei sentimenti” gli aveva detto l’analista cui si era rivolto, un pò per gioco, un pò per sfida, un pò perchè era sempre stato affascinato dalla psiche, ed in fondo ne sentiva il bisogno, l’analista lo aveva, però, tranquillizzato: doveva solo iniziare a “lavorare” sul problema, poichè ne era assai condizionato. Ne sarebbe uscito alla grande: negli anni aveva creato, infatti, attraverso il lavoro analitico, solide strutture di acciaio tungsteno nella sua personalità, aveva usato queste parole il professionista.

Con difficoltà aveva intrapreso quel viaggio, scegliendo dei modelli che, secondo lui e secondo il suo analista, lo avrebbero aiutato nella crescita, portandolo ad avere quel necessario e corretto distacco affettivo dalla sua famiglia d’origine.

Il tempo trascorreva tra alti e bassi in quel suo percorso, e qualcosa non lo aiutava, non lo convinceva. Ad un tratto capì che i modelli che aveva scelto erano portatori di forti difficoltà nei confronti dei loro stessi genitori. Lui, al loro contrario, non sapeva quanto avesse contato la sottile comunicazione alla base di ogni ricatto morale, era sempre stato ben accolto dai suoi familiari, e qualunque cosa dicesse, o facesse, sempre osannato e rispettato. Tutt’al più subìto: dopo qualche battibecco, anche acceso, a vincere era sempre lui. “Tutto ciò evidenzia un atteggiamento aggressivo ed egocentrico…” gli affermava l’analista, “sì, ne conveniva lui, ma ciò evidenzia che sono io a stabilire il rapporto, e quindi seppur su basi aggressive non devo sforzarmi più di tanto nei rapporti con loro, e poi…ho dato tanto ai miei fratelli e parenti compresi molto più di quanto avessi il dovere di dare, non parlo per i miei genitori… mentre con la mia partner c’è da stare sempre attento su ogni cosa è un pò rompiballe. D’accordo ciò non consente un distacco corretto e la disponibilità a formare una propria famiglia, ma ognuno come lei mi ha spiegato ha i suoi tempi…”.


Il futuro certo non erano i suoi nè la casa dei suoi…

Ad un tratto dopo aver scelto di stare per conto suo, cominciando a sentire il bisogno di una coppia stabile e di una famiglia, spinto dalla donna che frequentava che era costantemente lì a rimproverarlo sulla mancata crescita affettiva ed a maledire i suoi genitori, in particolare la madre perché con il suo atteggiamento gli impediva di crescere, ecco che tornava sui suoi passi facendo ritorno momentaneo, quasi due mesi, a casa dai suoi: voleva vedere e provare a se stesso che era lui a volere la coppia e non l’affetto e la stima che provava per la sua partner; e poi, i messaggi che raccoglieva non lo convincevano fino in fondo, infatti le persone che osservava e che credeva avessero raggiunto un’apprezzabile autonomia nei confronti della propria famiglia d’origine e la propensione a crearne una nuova, erano in seria difficoltà psico-fisica. Chi per un motivo chi per un altro.

“…Sto solo cercando di proteggermi restando immaturo in questo settore, immaginandomi una serie di false difficoltà per darmi una giustificazione…” L’analista, a quell’affermazione decideva di mandarlo a quel paese: aveva creduto si trattasse di una scelta strategica, ma il fatto che l’analista non aveva completato l’imprecazione, gli ruotava in testa…non era il tipo che non pesava le parole.

Cosa stava succedendo?

Non ebbe risposta, l’analista doveva partire per un lungo, necessario, viaggio…ci sentiamo per telefono…

Eccolo ancora sul fondo del barile. Solo. Con le sue difficoltà e con tanta voglia di luce e di aria pura.

Mentre guidava, in quei giorni caldi d’ottobre, sentiva spesso uno slogan alla radio della sua bella auto, il suo inconsapevole lo aveva registrato, e dopo qualche giorno – si sà gli slogan sono fatti per essere ripetuti e ripetitivi – lo stava riascoltando:

“…i confini sono un’invenzione fastidiosa…ed allora non ti resta che superarli”

gli si illuminò qualcosa in quel momento, potenza degli slogan: doveva essere sincero e non poteva più prendersi in giro; da dovunque si girasse vedeva confini. Sentiva che era giunto il momento di superarli…Voleva iniziare la risalita dal barile verso il cielo… e “quello str…. di un’analista” non c’era, pensava contestualmente. “Sarà un bene o sarà un male?” Sapeva solo che quell’uomo, che lui credeva con confini inarrivabili, aveva dimostrato il contrario andandosene via in quel modo…

…io le starò accanto, come ho sempre fatto finora” voleva sentire quella vicinanza che aveva sempre sentito quando c’era l’analista negli anni passati e nei momenti di crescita, “…chissà se tornerà a fare l’analista, se lo farà, dovrà convincermi che fare analisi è ancora una risorsa“, andava ripetendosi tra sè e sè. Ogni minuto.

Decise di aspettare il ritorno dell’analista…ma, nel frattempo, di andare avanti

Lo aveva visto in fondo al barile.

fc – 24.10.204

Print Friendly, PDF & Email