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La fuga dei cervelli. È la formula usata per evocare la migrazione di tanti giovani italiani, ad alto profilo professionale e scientifico, verso altri Paesi. Non solo europei. Dove trovano occupazione e riconoscimento. Resta, comunque, un’espressione infelice. Un cervello, infatti, con la sua capacità di pensare, costruisce qualsiasi scenario immaginabile e, di conseguenza, un “soggetto” libero. Da cosa, dunque, dovrebbe fuggire? L’unica gabbia che possa imprigionarlo, è un corpo costretto in mortificazioni relative all’assenza di prospettive. Perchè, nel nostro Paese la mentalità è quella gattopardesca in base a cui, per fare in modo che tutto cambi, nulla deve, in effetti, cambiare. L’Italia è un Paese vecchio (dati Istat, 2012). Il più vecchio d’Europa. Dopo la Germania, che, però, può permettersi di invecchiare perché attira i giovani migliori dagli altri Paesi. Compreso il nostro. Il problema è che noi non ci accorgiamo di invecchiare. Perché siamo sempre più vecchi. Secondo gli italiani per considerarsi “over”, occorre aver superato 84 anni (indagini Demos). Considerata la durata media della vita, dunque, in Italia si definisce “età avanzata”, quella dopo la morte! Così ci immaginiamo giovani, sempre più a lungo… PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.




Fino ad un’età indefinibile. E non accettiamo il tempo che passa e che ci trasforma nei ruoli e nelle aspirazioni. Oltre che (si spera) nelle competenze.

In questo modo, investiamo le nostre risorse nell’Assistenza e nella Sanità, com’è giusto. Molto meno nella Scuola, nella (corretta) Formazione e nell’Università.

Cioè, si tutela (all’incirca) il Passato, si vive il Presente secondo il motto del “come viene, viene” e non si pensa, in alcun modo, al futuro. Evitare di spingere la crescita delle nostre capacità cognitive, determina “svarioni” di ogni genere. E senza confini geografici di sorta.

Il cervello: se lo coltivi funziona. Se lo lasci andare e lo metti in pensione si indebolisce. La sua plasticità è formidabile. Per questo bisogna continuare a pensare. Rita Levi-Montalcini

L’umanità ricorda tanti personaggi che hanno consentito all’arte, alla filosofia, alla cultura di dominare, che hanno costruito grandi città e realizzato grandi opere.


Alessandro Magno, ad esempio, fece dei Greci il popolo egemone e, del Greco, la lingua universale. Eppure, quando morì, si festeggiò perchè era sparito il tiranno. Questi episodi si sono ripetuti, spesso, nella Storia. Galileo, l’inventore della scienza moderna, è stato arrestato e processato da accademici ignoranti e retrivi. Winston Churchill ha portato la Gran Bretagna alla vittoria, ma i mediocri hanno esultato alla sua scomparsa.

Insomma, ogniqualvolta un grande uomo è all’opera, l’esperienza ci insegna che profittatori, predoni, ipocriti e invidiosi, aspettano solo il momento di “saccheggiare” ciò che ha costruito. Questo avviene anche nelle imprese familiari dove i figli, sovente, “dissolvono” ciò che ha creato il padre.

Le persone egocentriche non capiscono i “portatori sani” di ideali fuori dal comune. Esse pensano solo a se stesse, al proprio guadagno ed al proprio interesse. Oggi non usano le armi ma si servono di “manovre” politiche e speculazioni economiche.

Quale rimedio è ipotizzabile?

Non è retorica ma contestualizzata realtà: il miglioramento della Scuola, per “formare” identità mature, capaci di capire che, in un “ambiente” ottimale, si vive “positivo”!

Mi hanno regalato altri anni ancora per parlare non solo, come un tempo, degli scomparsi, che avremmo dimenticato ma, anche, di quelli in mezzo ai quali vivo; di quanti incrocio senza conoscere bene, di quanti rischiano di essere dimenticati anche da vivi. TITOS PATRIKIOS

 



Giorgio Marchese (Medico Psicoterapeuta, Counselor) – Direttore “La Strad@”

 

Si ringrazia Emanuela Governi, per gli aforismi suggeriti.

 

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