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Probabilmente, sarebbe più indicato continuare a domandarsi il motivo per cui, almeno nella nostra Società esiste quella strana contrapposizione che vede, da una parte, chi pospone il bene collettivo per la ricerca di biechi tornaconti (medici che “trascurano” la salute altrui, politici che perseguono obiettivi infantili, industriali che “avvelenano” con i loro prodotti, etc.) e, dall’altra, chi, invece, continua a morire per la difesa di valori e istituzioni.

Si, effettivamente, in merito, ancora ci sarebbe da discutere moltissimo. Eppure, da cattivo studente quale sono stato, ho lasciato cadere la mia attenzione su una notizia curiosa e “dolorosamente” realistica: il mal di scuola. Settimane, forse mesi a correre sulla spiaggia, a giocare con gli amici, a fare maratone di videogiochi.

Sempre pimpanti e iperattivi. E poi arriva la scuola ed ecco che è un florilegio di mal di testa, mal di pancia, indisposizioni. Così è difficile poter credere ai bambini. E invece, ci avvertono dall’America, potrebbe non essere una scusa.

Lo affermano gli specialisti del centro cefalee del Children’s hospital medical center di Cincinnati, e rilanciati dal New York Times: questi disturbi da paura della scuola sono, spesso, autentici. (e, altrettanto spesso, sottovalutati da medici e genitori). “Chi è stato morso dal serpente anche solo una volta avrà sempre paura di camminare nell’erba alta” (Proverbio cinese)

Per molto tempo ho sognato (sotto forma di incubi) di essere interrogato e di non ricordare il programma, o di dover tornare all’università perché (a laurea conseguita) si era scoperto che avevo dimenticato di sostenere alcuni esami.

Tutto questo (e molto altro ancora), risulta come conseguenza del rapporto conflittuale con quell’istituzione che, per molti, è l’acronimo di Società Che Uccide Ogni Libero Alunno (SCUOLA, appunto).

Rimorso, rimpianto, senso di colpa, questo è lo stato d’animo prevalente che pervade i miei ricordi attinenti all’esperienza studentesca.

Ma perché?

Forse per un’erronea valutazione motivazionale, forse per scorretti obiettivi che mi hanno portato a ricercare l’acclamazione attraverso i successi scolastici (con conseguente iperstress corrosivo). Resta il fatto che, solo attraverso lo studio e l’acquisizione di una cultura adeguata, ci si rende liberi dalla paura degli insuccessi, si è in grado di programmare il futuro dando un senso al presente e si arriva a concludere che, nel mondo, c’è chi cerca e chi offre: basta mettersi nella posizione più corretta.

Cari insegnanti, anche se l’Italia spende il 4,5% del pil (prodotto interno lordo) nelle istituzioni scolastiche, contro una media Ocse del 5,7% e, nel suo insieme, la spesa pubblica nella scuola (inclusi sussidi alle famiglie e prestiti agli studenti) è pari al 9% di quella pubblica totale (il livello più basso tra i paesi industrializzati), non dimenticate di avere nelle mani (e nel cervello) opportunità e responsabilità pari, se non superiori, a quelle di chi opera nel mondo della sanità.

Prevenire, infatti, è meglio che curare. Cari docenti che, nonostante tutto, lottate sulle barricate per condividere con i vostri allievi speranze e delusioni, provate ad immaginare cosa sarebbe stato, della mia vita, se non avessi incontrato “maestri” in grado di trasformarmi da venditore di fumo, in artigiano della mente proteso verso un’ottica di evoluzione e condivisione! Quanti si salvano dall’oblio, potendo contare sulle certezza delle proprie qualità? Cari professori, conoscerete molto bene la massima di Sofocle, in base alla quale “Chi ha paura di chiedere ha paura di imparare, chi ha paura del buio non fa che sentir rumori, chi ha paura di sognare è destinato a morire”. E allora, tutti insieme (compreso me che sono coinvolto in attività didattiche che mi portano ad intervenire quando, ormai, “troppo” è stato già fatto) proviamo modificare l’acronimo, in Struttura Che Umanizza (rendendolo maturo) Ogni Lungimirante Allievo.

SCUOLA appunto.

G.M. – Direttore La Strad@

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